«Niente aprile, si vota a gennaio». Il Tar boccia il decreto e accelera per le elezioni provinciali a Lecce
Con provvedimento d’urgenza in meno di 24 ore, il Tribunale amministrativo di Lecce ha accolto il ricorso di sindaci e consiglieri di centrodestra. Bloccato il rinvio delle elezioni al 29 aprile previsto da Tarantino: urne entro il 1° febbraio

Il Tar spegne l’ipotesi di voto ad aprile e riapre le urne già a gennaio. Con un decreto d’urgenza adottato in meno di 24 ore, il Tribunale amministrativo di Lecce ha rimesso sui binari della legge il calendario elettorale della Provincia, bloccando il rinvio delle elezioni per il rinnovo della presidenza di Palazzo dei Celestini – inizialmente fissate al 29 aprile con decreto del presidente facente funzioni Fabio Tarantino – e imponendo il rispetto rigoroso dei termini previsti dalla legge Delrio. In caso di mancata ottemperanza, il provvedimento prevede il commissariamento dell’ente da parte della Prefettura.
A firmare il decreto è il presidente del Tar, Antonio Pasca, che ha accolto integralmente il ricorso promosso lo scorso martedì dagli avvocati Pietro e Luigi Quinto, su mandato di un gruppo di sindaci e consiglieri comunali salentini di centrodestra. Per Fratelli d’Italia hanno sottoscritto il ricorso Francesco Bruni, i sindaci di Otranto, Michele Sperti di Miggiano e William Marco Santoro, di Cursi, insieme ai consiglieri comunali di Lecce Monica Faggiano e Andrea Pasquino. Per la Lega hanno aderito Pippi Mellone, sindaco di Nardò, Mario Pede, primo cittadino di Squinzano, e i consiglieri comunali leccesi Bronek Pankiewicz e Claudio Dell’Anna. Hanno firmato inoltre Mariolina Pizzuto, sindaca di Monteroni di Lecce per Io Sud (e non Lega, come erroneamente riportato nelle scorse ore), e il consigliere comunale Alessio Poso. Per Forza Italia ha sottoscritto il consigliere comunale Paolo Cairo, mentre per la lista Lecce Futura il consigliere Luigi Quarta Colosso. Ricorso e decisione nel giro di un solo giorno. Il Tar chiarisce che il voto dovrà svolgersi entro 90 giorni dalla data di efficacia delle dimissioni di Stefano Minerva, avvenute il 22 ottobre 2025, e dunque entro e non oltre il 1° febbraio. Nessuna proroga e nessuna lettura alternativa, quindi. Lo slittamento al 29 aprile disposto da Tarantino viene giudicato incompatibile con il dato normativo e con i principi che regolano le leggi elettorali.
Il decreto mette fine a settimane di tira e molla istituzionale, durante le quali per tre volte il prefetto di Lecce, Natalino Domenico Manno, aveva scritto alla Provincia sollecitando il rispetto dei termini di legge. I giudici amministrativi riaffermano un principio chiave: le norme elettorali, rientrando nella competenza esclusiva dello Stato, hanno carattere tassativo e inderogabile, e non possono essere piegate a valutazioni di opportunità politica o amministrativa. Nel provvedimento viene respinta anche la tesi dell’accorpamento delle elezioni del Presidente con quelle del Consiglio provinciale, motivata dal presidente facente funzioni con richiami all’economicità, alla razionalità amministrativa, alla contiguità dei mandati e persino all’estensione territoriale della provincia, evocata per giustificare un ampliamento dell’orario di voto. Il Tar richiama invece la diversa durata e funzione dei due organi – quattro anni il Presidente, due anni il Consiglio – e l’assenza di qualsiasi rapporto fiduciario tra di essi. I giudici hanno inoltre escluso che la disciplina elettorale prevista dalla legge Delrio possa ritenersi superata o decaduta per la sua natura transitoria. Una simile interpretazione condurrebbe, secondo il Tar, a un vuoto normativo definito “inaccettabile”, consentendo di fatto al Presidente facente funzioni di restare in carica senza limiti temporali. Determinante è stata anche la valutazione dell’urgenza. Senza un intervento immediato, il decorso del tempo avrebbe reso impossibile rispettare il termine dei 90 giorni, svuotando di contenuto la stessa tutela giurisdizionale. Da qui la decisione di intervenire con rapidità, sciogliendo il nodo e imponendo una scansione temporale stringente: entro pochi giorni il decreto di indizione dei comizi, poi il voto dopo il decorso dei 40 giorni previsti tra indizione e operazioni elettorali.
Piena soddisfazione è stata espressa dagli avvocati Pietro e Luigi Quinto, che hanno sottolineato come l’accoglimento del ricorso abbia tutelato non solo l’interesse degli amministratori ricorrenti e di tutti i sindaci e consiglieri comunali della provincia di Lecce, ma anche «l’interesse pubblico alla legalità dell’azione amministrativa». Una violazione dei termini elettorali – hanno evidenziato – avrebbe potuto incidere sulla legittimità degli atti e compromettere il regolare funzionamento degli enti locali.
A stretto giro è arrivata la reazione del presidente facente funzioni Fabio Tarantino: «È una decisione che rispettiamo e che non ci sorprende, considerato il clima di pressing istituzionale vissuto in questi giorni. La politica, se usata, può e deve fare meglio dell’esercizio della meccanica burocratica. Questa compressione dei tempi per iniziativa giudiziaria rischia però di affogare un dibattito che, nel clima di collaborazione vissuto in questi anni in Provincia, si preannunciava favorevole alla gestione di questa fase». A integrare la posizione dell’ente è intervenuto l’avvocato Gianluigi Pellegrino, che ha precisato come la Provincia di Lecce «prenda atto della decisione del Tar», ricordando però che il provvedimento richiama un precedente dello stesso Tribunale relativo alla Provincia di Brindisi, maturato in un contesto che, secondo la difesa, non sarebbe sovrapponibile a quello leccese. Pellegrino ha ribadito che la norma della legge Delrio oggetto di contestazione è «espressamente transitoria» e riferita alla prima applicazione della riforma. In assenza di una disciplina esplicita sui rinnovi a regime, avrebbero dovuto prevalere – a suo avviso – criteri di razionalità e buon andamento. L’avvocato ha infine definito «particolarmente rigido» il calendario imposto dal Tar, osservando che i potenziali candidati avrebbero a disposizione appena 19 giorni per raccogliere le firme necessarie.
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