Ido Sgrazzutti, muore a 78 anni il marcatore che annullò Gigi Riva dopo la promessa dell’allenatore: «Se fermi ‘rombo di tuono’ ti regalo una vacca»
Ex Udinese e Palermo, era di Flumignano di Talmassons. Marcatore alla vecchia maniera, fu lontano dal calcio patinato
lunedì 15 dicembre 2025di Stefano Pontoni

UDINE – Il calcio friulano saluta Ido Sgrazzutti, scomparso ieri.
Un nome che appartiene a un’epoca diversa, a un pallone fatto di marcature a uomo, di rispetto, di sacrificio e di storie che oggi sembrano quasi leggenda.
IL PERSONAGGIO
Nato nel 1947 a Flumignano di Talmassons, Sgrazzutti è stato prima di tutto un grandissimo marcatore, di quelli “alla vecchia maniera”: attaccato all’uomo per novanta minuti, senza sconti e senza distrazioni. Terzino affidabile, ruvido il giusto, capace però anche di spingere quando serviva. Un difensore vero, figlio di un calcio essenziale e concreto.
Dopo gli inizi nelle squadre friulane su tutte la Sangiorgina, autentica palestra di talenti si afferma all’Udinese tra il 1966 e il 1968, in Serie C. Le sue prestazioni attirano l’attenzione del Palermo, che lo acquista nel 1968. Ed è proprio in Sicilia che nasce uno degli episodi più raccontati della sua carriera. Alla sua partita d’esordio alla Favorita, Sgrazzutti si trova di fronte Gigi Riva, il più grande attaccante italiano dell’epoca.
La leggenda ma leggenda fino a un certo punto racconta che l’allenatore rosanero Di Bella, alla vigilia, gli disse scherzando: «Se domani fermi Gigi Riva, ti regalo una vacca». Quel giorno Riva non vide letteralmente palla. E la promessa andò mantenuta: una vacca a Sgrazzutti gliela dovettero davvero comprare. Un episodio che racconta meglio di mille analisi che tipo di difensore fosse Ido: concentrato, feroce agonisticamente, ma sempre corretto. Con il Palermo gioca cinque stagioni, lasciando un segno profondo: 47 presenze in Serie A, 57 in Serie B e una promozione nella massima serie nel 1971-72. Anche in Sicilia Sgrazzutti viene ricordato con affetto: per la serietà, l’attaccamento alla maglia e la capacità non scontata all’epoca di adattarsi a una realtà lontana da casa. Fu uno dei tanti giocatori del Nord che scesero al Sud e seppero diventare beniamini della tifoseria, conquistando rispetto prima ancora che applausi.
A UDINE
Nel 1973 il ritorno in Friuli, di nuovo all’Udinese, sempre in Serie C. Rimane in bianconero fino al 1976, chiudendo il suo doppio capitolo friulano con 173 presenze complessive e 2 gol. Numeri che raccontano affidabilità e continuità, non certo il protagonismo, che non gli è mai appartenuto. Ma la grandezza di Ido Sgrazzutti sta anche forse soprattutto in ciò che è venuto dopo.
Nonostante oltre 100 partite tra Serie A e B, quasi 300 gare in carriera e alcune presenze nelle nazionali giovanili, la sua vita non è stata quella del calcio ricco e patinato. Per tantissimi anni ha lavorato come postino del Comune di Basiliano, diventando una figura stimata e conosciuta da tutti. Altri tempi, altri stipendi, un calcio a misura d’uomo, in cui si smetteva di giocare e si tornava semplicemente a vivere. Con dignità. Oggi resta il ricordo di un difensore esemplare e di un uomo perbene.
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