Truffa dell’appartamento affitto: «Annuncio online con le foto rubate della mia casa, non pagate»

Truffa dell’appartamento affitto: «Annuncio online con le foto rubate della mia casa, non pagate»

La segnalazione della proprietaria di un alloggio destinato a soggiorni brevi a Pordenone, che ha trovato sui motori di ricerca delle offerte fittizie

sabato 13 dicembre 2025di Maria Beatrice Rizzo

Truffa dell'appartamento affitto: «Annuncio online con le foto rubate della mia casa, non pagate»

PORDENONE – Un annuncio immobiliare come tanti: un appartamento da 600 euro al mese, un listing su Immobiliare.it e una trattativa avviata su WhatsApp in modo diretto. Ma dietro l’annuncio si potrebbe celare una truffa. Lo ha spiegato la proprietaria di un alloggio di via Bassini a Pordenone, che sui social ha allertato gli utenti dopo essersi accorta che le immagini del suo appartamento erano state clonate e ripubblicate sulla nota piattaforma di annunci immobiliari e su Tik Tok. L’immobile non è in affitto a lungo termine, è destinato ai soggiorni brevi e ha prenotazioni già confermate per i prossimi mesi.

L’allerta

«Se qualcuno ha pagato qualcosa a questa persona si rivolga alla polizia postale», ha scritto la proprietaria, precisando di non avere alcun legame con il contatto usato per la trattativa online.

Gli screenshot degli scambi con il presunto locatore mostrano lo schema: sosteneva di avere altre richieste e chiedeva un acconto immediato, proponendo una lettera firmata come garanzia. Una pressione per ottenere il bonifico prima ancora della visita, con la promessa di bloccare l’alloggio. Alla risposta dell’interessato – che chiedeva di visionare l’appartamento – la replica è stata netta: «Allora concludo con questi ragazzi».

Non si tratta del primo episodio segnalato a Pordenone. Vicende simili sono state al centro di diverse segnalazioni raccolte negli ultimi mesi dall’Adoc che ha rilevato un aumento di situazioni complesse legate agli accordi presi in modo informale. In un caso raccontato all’associazione, una coppia è stata avvicinata da un presunto professionista che ha proposto una valutazione della casa. La firma arrivata subito dopo, presentata come una formalità, si è rivelata un contratto in esclusiva da oltre settemila euro, vincolante anche in caso di mancata vendita. La coppia ha ritirato la disponibilità, esercitato il diritto di recesso e chiesto chiarimenti all’agenzia, ma la risposta è stata un richiamo alla penale prevista dal contratto. Solo l’intervento dell’Adoc ha permesso di chiudere il contenzioso.

Casi simili

Alle segnalazioni si aggiunge l’esperienza di un’altra giovane coppia, che aveva pubblicato un annuncio di ricerca su Facebook. Una donna aveva risposto fornendo dettagli credibili: posizione dell’alloggio, caratteristiche, disponibilità, persino un tagliando per il parcheggio. Dopo una serie di messaggi, sono stati chiesti due bonifici: uno per bloccare la casa e uno come prima mensilità. Alla data fissata per la visita, la presunta proprietaria è sparita. Il numero è stato disattivato, i profili cancellati. All’indirizzo indicato, la coppia ha trovato solo uno studio medico. Nessuna traccia dell’appartamento.

Dopo la segnalazione pubblica, altre persone hanno riconosciuto dinamiche simili, raccontando offerte plausibili, ricevute apparentemente firmate digitalmente e scambi che replicavano in tutto e per tutto una trattativa reale. Anche la Fimaa di Pordenone – la federazione italiana mediatori agenti d’affari – è intervenuta nei mesi scorsi richiamando l’attenzione sugli annunci diffusi al di fuori dei canali professionali. La federazione ha evidenziato come la diffusione incontrollata di offerte prive di garanzie, soprattutto sui social, esponga gli utenti a rischi concreti: appartamenti inesistenti, documenti falsi, contratti irregolari o richieste di pagamento anticipate. «Affidarsi ad agenti qualificati – hanno spiegato – significa lavorare con immobili verificati, contratti conformi alla legge e interlocutori assicurati», ricordando che l’elenco dei mediatori abilitati è consultabile sul sito di Confcommercio Pordenone. Gli episodi raccolti hanno un tratto comune: trattative rapide, contatti informali, richieste di bonifici prima della visita e un uso di conversazioni, documenti e annunci costruiti per apparire credibili.


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