Aumentano le baby mamme: Puglia quarta con 167 minorenni che hanno messo al mondo una nuova vita
Hanno tra i 14 e i 17 anni, nel 2023 furono 89: numeri raddoppiati

20 dicembre, 17:43
Poco più che adolescenti ma già madri. La Puglia è tra le prime quattro regioni in Italia per numero di babymamme, nel 2024 ben 167 ragazzine tra i 14 e i 18 anni che hanno messo al mondo una nuova vita. Soltanto in Sicilia (480), Campania (318) e Lombardia (209) se ne registrano di più. In totale sono 1.829 i nati da minorenni, quindi quasi il 10% in Puglia. I dati emergono dal dossier “Indifesa 2025” realizzato da Terre des Hommes e sono stati elaborati sulla scorta dei dati Istat.
I numeri sono in crescita, visto che un anno prima le gravidanze portate a termine da under18 furono 89.
Nel 78% dei casi le mamme sono italiane, nel restante 22% straniere. “Il numero assoluto delle nascite – si legge nel dossier -, tuttavia, può essere poco indicativo rispetto al fenomeno e alla sua reale incidenza sul totale della popolazione di riferimento. Rapportando questi dati con la popolazione adolescente femminile emerge come l’Italia abbia un tasso di fecondità adolescenziale di 1,63 nati vivi ogni 1.000. La Sicilia resta la regione più interessata, con un tasso di fecondità di 4,91 nati vivi ogni mille ragazze. Seguono Molise (2,67), Campania (2,60), Puglia (2,18) e Calabria (1,83)”.
«Le notizie contenute nel dossier – commenta il garante regionale dei diritti del minore per la Regione Puglia – confermano quanto sia alto il tasso di fecondità adolescenziale in Italia e in Puglia. La Puglia registra, 2,18 nati vivi ogni 1.000 ragazze adolescenti, un valore superiore alla media nazionale (1,63) e che la colloca tra le regioni con la più alta incidenza di gravidanze precoci. Si conferma un dato allarmante, legato alla mancanza di una moderna educazione sessuale per i minori. Basti vedere oltre le gravidanze a termine, per queste fasce di età, anche il numero delle interruzioni volontarie di gravidanza, comprese quelle clandestine che interessano l’universo minorile». Secondo il garante, «i dati pugliesi, che ci collocano tra le regioni di punta come gravidanze precoci nella vita dei nostri minori, determinano un grido di allarme serio verso le istituzioni, a partire dal governo nazionale. Non si può più pensare di affrontare questo tema con spot legislativi privi di contenuti. Avremmo bisogno – sostiene – di una legge quadro nazionale sull’educazione alla salute che comprenda norme per una sessualità consapevole e una formazione per la contraccezione sicura, stabilendo come prioritario l’intervento nel mondo della scuola a partire da quella primaria. Su queste tematiche si dovrebbe intervenire attraverso una equipe multidisciplinare sociosanitaria formata da medici, psicologi, assistenti sociali, pedagogisti ed educatori preparati ad informare i nostri ragazzi in qualunque fascia di età. Servirebbe una legge adeguata, con finanziamenti specifici senza blocchi legati a falsa morale o a presunte valutazioni di carattere religioso. Uno Stato laico non può più fingere di non vedere e non sapere», aggiunge.
Il report evidenzia un altro dato: l’alto numero di interruzione di gravidanza tra le minorenni. “Si conferma – si legge – l’aumento del ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza da parte delle minorenni: l’ultima relazione al Parlamento registra, per il 2022, un tasso di abortività (ovvero il numero di Ivg ogni 1.000 donne) del 2,2 rispetto all’1,9 del 2020. È utile, però, ricordare che a partire dal 2000 si era registrata una progressiva riduzione del ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza tra le minorenni: ancora nel 2010, il tasso di abortività in questa fascia d’età era più che doppio (4,5 ogni 1.000) rispetto a quello del 2016”.
«Se i giovani saranno più informati su questi temi, meno rincorreranno in gravidanze precoci. Di conseguenza potremmo assistere a una riduzione, per questa fascia di età, di aborti, compresi quelli che ancora si effettuano in modo clandestino e alla riduzione dei fenomeni legati alla violenza sessuale anche tra minori», conclude Abbaticchio.
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