Treni, Puglia bocciata: pochi investimenti. E i passeggeri scappano
Il rapporto di Legambiente lancia l’allarme: negli ultimi sei anni
persi oltre 70mila viaggiatori su rotaia. E la Regione è tra quelle
che spendono meno per l’offerta: solo lo 0,03% del bilancio

Poche risorse per il servizio ferroviario regionale in Puglia, aumenta il gap con il Nord e i passeggeri, invece, non crescono per numero. Le criticità sono quelle di sempre, con qualche lieve miglioramento, che però non impatta sulla platea di chi viaggia su rotaia. È quanto emerge dall’ultimo rapporto di Pendolaria presentato ieri. “Purtroppo, in Italia si continua ad insistere nella realizzazione di infrastrutture dannose – denuncia Legambiente, parlando di promesse mai mantenute per i pendolari -. Una fra tutte, la più nota, il Ponte sullo Stretto di Messina, che insieme alle autostrade e strade in realizzazione e a quelle in progetto, porta a una spesa prevista per le casse pubbliche di oltre 30 miliardi, mentre rimangono ancora chiuse linee come la Caltagirone-Gela dal 2011 e la Palermo-Trapani via Milo dal 2013. Opere fini a sé stesse, che hanno devastato intere aree maturali, impattato il paesaggio e per di più sono vuote. Come, ad esempio, la Bre.Be.Mi. in Lombardia, a dieci anni dall’inaugurazione rimane pressoché deserta a causa delle tariffe elevate e del tracciato, doppione della A4, o la Superstrada Pedemontana Veneta per la quale La Regione deve pagare il canone al concessionario per 39 anni, fino a un totale di 12 miliardi di euro”.
E la vita dei pendolari è durissima. La Puglia si salva e non rientra tra le linee peggiori d’Italia, dove “svetta” l’ex Circumvesuviana, con 12 milioni di passeggeri persi in 10 anni. Ma la situazione nel tacco d’Italia non è poi tanto migliore. Gli stanziamenti per il servizio ferroviario, da parte della Regione, sono fermi: zero nel 2024. Quattro, invece, i milioni spesi per l’acquisto di materiale rotabile. Appena lo 0,003% del bilancio regionale. Tanto per fare un paragone: la Lombardia ha investito 370 milioni di euro, l’1,34% del bilancio. Il Friuli supera i 123 milioni e la Valle d’Aosta ha destinato al trasporto ferroviario quasi il 2% del proprio bilancio. A livello nazionale, però, gli investimenti calano. “Considerando le risorse in termini reali, la differenza tra il Fondo TPL 2025 e le risorse previste nel 2009 per il trasporto regionale su ferro e gomma è di circa il 35% in meno (considerando un’inflazione del 2%, inferiore a quella reale sperimentata in questi anni) e per il 2026, senza interventi, sarà di -38%. In sostanza, per tornare ai livelli reali di spesa del 2009, il Fondo Nazionale Trasporti dovrebbe raggiungere la quota di 8 miliardi, quasi 3 miliardi in più di quanto oggi previsto”. La regionalizzazione dei trasporti, secondo quanto denuncia Legambiente, “ha portato a enormi differenze, in termini di quantità e qualità del servizio, non solo tra le diverse aree del Paese, ma anche all’interno delle stesse, con linee dove si trovano servizi affidabili e con nuovi treni e altre peggiorate al punto da aver spinto sempre più persone a utilizzare mezzi di trasporto privati (quasi sempre inquinanti)”.
E il tutto si riflette sul numero di viaggiatori: in Puglia, dove si resta all’incirca sugli 80mila al giorno, l’incremento rispetto al 2023 è minimo, ma rispetto al pre-covid c’è un taglio piuttosto importante.
Prima della pandemia, nel 2019, ogni giorno viaggiavano sui regionali pugliesi 150mila persone, la metà oggi ha scelto strade – è il caso di dire – diverse. In alcune regioni, invece, il confronto con sei anni fa è in positivo: Liguria, Friuli, Veneto, Marche. L’offerta dei treni regionali, per numero di chilometri percorsi, è cresciuta negli stessi anni di pochissimo. Tanto da restare, di fatto, immutata. Bene, invece, il confronto con il 2009.
I trasporti regionali pugliesi, invece, sono promossi per la composizione delle flotte: i treni sono piuttosto spesso nuovi. L’età media dei convogli che viaggiano dal Gargano al Salento è di 8,4 anni, al di sotto della media nazionale di 14 anni e meglio di Lombardia (13), Friuli (17), Emilia Romagna (14), Veneto (11). Appena il 16% dei mezzi risulta in uso da più di 15 anni: ed è un primato, al pari della Liguria. Il numero di treni in servizio è di 148, leggermente al di sotto rispetto a regioni con la stessa popolazione al Centro-Nord. Uno spiraglio di luce si vede anche per gli ultimi lavori di Ferrovie del Sud Est. “Lo scorso 15 settembre è finalmente ripartito, seppur parzialmente, il servizio di Ferrovie del Sud Est sulla tratta Bari-Martina Franca (via Conversano), rimasto sospeso per 6 anni a causa di lavori, in ritardo, per il raddoppio della tratta Mungivacca-Noicattaro, l’interramento di circa 4 km di tracciato nei centri urbani di Triggiano e Capurso, l’elettrificazione della linea e l’eliminazione di 9 passaggi a livello. Si sono conclusi i lavori di elettrificazione sulla Francavilla Fontana-Lecce, mentre proseguono quelli per la linea Zollino-Gagliano del Capo. Si riducono, quindi, i disagi per i pendolari che erano costretti a prendere corse sostitutive in autobus”.
Al di là del report di Legambiente restano alcuni nodi per il trasporto ferroviario pugliese: il collegamento tra Lecce e alcuni centri turistici del Salento come Gallipoli o Otranto è problematico, tra Lecce e Taranto non esiste un regionale che non preveda un cambio a Brindisi. Solo per citarne alcuni, oltre i numeri.
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