Social vietati ai minori, il prof Maggi: «Arma a doppio taglio»

Social vietati ai minori, il prof Maggi: «Arma a doppio taglio»

«Da qualche giorno mi interrogo sul provvedimento approvato in Australia che vieta i social ai minori di sedici anni. È un esempio da seguire o no?», si chiede Andrea Maggi

domenica 14 dicembre 2025di Andrea Maggi

Social vietati ai minori, il prof Maggi: «Arma a doppio taglio»

di Andrea Maggi

Da qualche giorno mi interrogo sul provvedimento approvato in Australia che vieta i social ai minori di sedici anni. È un esempio da seguire o no? Molti Paesi, persino la UE, si stanno orientando in quella direzione. Di certo si tratta di una scelta coraggiosa e radicale. Non che alcune scelte coraggiose e radicali in passato non abbiano ottenuto effetti positivi, come il divieto di fumo negli ambienti pubblici o quello del bando dei Cfc, se è vero che lo scorso 1 dicembre si è chiuso il buco dell’ozono.
E, dunque, analizziamone i possibili vantaggi.

Per esempio, i minori australiani non saranno più esposti al condensato di propaganda e di rabbia diffusi quotidianamente attraverso i social, che finiscono per condizionare l’umore, le opinioni e i rapporti interpersonali. Saranno così tutelati dalla piaga della dipendenza e dissuasi dall’utilizzo scriteriato dello smartphone, che nell’età dello sviluppo sappiamo essere veicolo di ritardi più o meno gravi dello sviluppo cognitivo, linguistico, motorio nonché dell’attenzione.

PIÙ LIBERI

Verosimilmente i giovani australiani rischiano di crescere più svegli, più critici e più liberi, anche perché molto meno influenzabili dal processo di omologazione dei costumi e del pensiero. E chissà, forse potranno addirittura ricominciare a leggere, e ad apprezzare, qualche libro impegnativo. Inoltre, tecnicamente, non potranno più essere né autori né vittime di cyberbullismo, il che non è poco. Sarà dunque la fine di un incubo? Di una parte, di sicuro. Perché poi bisognerà vedere come i genitori dei bambini, e degli adolescenti, utilizzeranno i loro, di device. Smetteranno di usarli come sedativi o come strumenti ricreativi per i loro figli? Perché c’è un vulnus che questo divieto non cura, ossia il cattivo uso dei social da parte dei genitori. Purtroppo il più delle volte l’origine di problemi legati all’uso dei device dei giovani risale all’uso inappropriato che ne fanno i genitori. Di mamme e papà al ristorante che usano lo smartphone mentre i loro figli li fissano, in attesa che questi concedano loro un briciolo di attenzione purtroppo è pieno il mondo. Come è pieno il mondo di genitori al ristorante che, per far stare buoni i figli danno loro in mano i loro (dei genitori) smartphone, perché ci giochino all’infinito. Potremmo sempre vietare l’uso dei social al ristorante.

FASCINO DEL PROIBITO

Battute semiserie a parte, torno alla domanda: sarà davvero efficace la censura dei social per i minori? O i minori troveranno i modi per eludere la sorveglianza, visto che la responsabilità ricade unicamente sulle società hi-tech e, dunque, un dodicenne australiano che si connetterà a TikTok non incorrerà in alcuna sanzione, come nemmeno i suoi genitori? Ma, per esempio, come la mettiamo con quei minori che usufruiranno dei social tramite i profili dei genitori, di fratelli maggiori o di amici più grandi? Parlando di divieti e di dipendenze: il divieto di fumo ha permesso forse di debellare la piaga del fumo tra i minorenni? No, anzi. Secondo i dati della Fondazione Veronesi dello scorso giugno, tra i ragazzi è addirittura raddoppiata l’abitudine al policonsumo, ossia al consumo di sigarette, e-cig e tabacco riscaldato. In questo caso, stante il divieto, il consumo è aumentato. Forse il divieto dei social è giusto e opportuno, come lo sono quello delle sigarette e dell’alcol. Ma non sarà che, malauguratamente, vietando i social, non si farà che renderli più attraenti agli occhi dei ragazzi?
 


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