Il coraggio di Ibrahim: «Io, migrante oggi proprietario di casa. Qui il mio riscatto»

PORDENONE – È la storia di un viaggio, di fatica e riscatto quella che Ibrahim ha raccontato ad Alessandro Mangraviti seduto nel suo appartamento di Pordenone, lo stesso che è riuscito a comprare nel 2023 dopo anni di lavoro in una grande catena di ristoranti. Una storia che comincia molto lontano, a Sylhet, in Bangladesh, e attraversa paesi, campi di accoglienza e turni massacranti prima di trovare una direzione stabile. La prima tappa è la Libia, Ibrahim ci ha passato un mese chiuso tra quattro mura: «Era primavera, lavorare era impossibile, c’era la guerra». Prima di tentare il viaggio verso l’Italia Ibrahim ha passato tre giorni in una stanza con 140 persone, senza cibo né acqua. «Non ho mangiato nulla e non ho bevuto nulla per giorni, poi siamo partiti».
LO SBARCO
La traversata in mare è durata due giorni: a Ibrahim, ancora minorenne, sono stati chiesti più di 5mila euro per il viaggio, soldi che aveva portato da casa perché il padre, morto quando lui aveva 14 anni, non poteva più sostenerlo; la madre, vedova, non lavorava e lui già allora manteneva la famiglia. «Era il 2017 quando sono arrivato in Italia, in Sicilia». Lì resterà un solo giorno, giusto il tempo di essere trasferito a Roma, dove la richiesta di protezione viene accolta. A Potenza segue delle lezioni di italiano: «Mi volevo dare da fare, mi hanno proposto dei corsi di italiano e così ho imparato a scrivere e a leggere».
IL LAVORO
Dopo tre mesi viene spostato a Trieste in un centro di accoglienza, ancora minorenne. Qui frequenta corsi di avviamento al lavoro. Passa anche per Latisana, poi compie 18 anni e deve lasciare il centro. Ibrahim prova a restare a Trieste, ma la sua prima esperienza lavorativa è un crollo. Un ristorante cinese gli offre un posto, i turni sono massacranti e possono durare anche più di quindici ore. Il terzo giorno forse la sveglia non suona, e Ibrahim arriva tardi: gli costa il licenziamento. «Ho detto tante volte scusa, ho pregato i miei responsabili in ginocchio, mi sono disperato, ma mi hanno mandato via». Non ha soldi, non ha casa.
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