Segnale telefonico sul Campanile della Val Montanaia: il progetto punta a garantire soccorsi tempestivi anche nei luoghi difficili da raggiungere
Il progetto prevede l’installazione di una rete di trasmissione basata sul protocollo LoRaWan, che permette comunicazioni a lungo raggio a basso consumo energetico, con copertura di circa 15 chilometri per ciascuna cella
lunedì 15 dicembre 2025di L.P.

CIMOLAIS (PORDENONE) – Un segnale di sollievo per tutte le comunità che popolano la montagna del Friuli Occidentale, a partire dalla Valcellina: la giunta regionale ha approvato un ambizioso progetto della Protezione civile, destinato a migliorare la sicurezza in tutte le aree impervie della regione, con particolare attenzione ai sentieri montani e alle zone ancora sprovviste di copertura telefonica.
L’iniziativa, finanziata con fondi europei per 3,9 milioni di euro e con completamento previsto entro il 2029, punta a garantire soccorsi tempestivi anche nei luoghi più difficili da raggiungere, dove fino ad oggi un incidente poteva diventare drammatico proprio a causa dell’assenza di segnale.
Tra questi, simbolo stesso del territorio, il Campanile della Val Montanaia, nel cuore delle Dolomiti Friulane e Patrimonio Unesco: un tracciato affrontato ogni anno da decine di migliaia di escursionisti, completamente privo di rete cellulare. «Siamo al lavoro per garantire le migliori condizioni di sicurezza in tutto il territorio regionale ha spiegato recentemente l’assessore alla Protezione civile, Riccardo Riccardi e siamo attenti a tutti i processi che, grazie a tecnologie innovative, possano ampliare la possibilità di collegamento con i soccorsi».
Il progetto
Il progetto prevede l’installazione di una rete di trasmissione basata sul protocollo LoRaWan (Long Range Wide Area Network), che permette comunicazioni a lungo raggio a basso consumo energetico, con copertura di circa 15 chilometri per ciascuna cella. La rete sarà supportata da sensori compatti, grandi poco più di un accendino, privi di pulsanti meccanici e resistenti al freddo e agli urti, capaci di inviare segnali di emergenza anche in assenza di segnale telefonico.
L’idea è che escursionisti, operatori e cittadini possano procurarsi il dispositivo con una modica caparra di 5-10 euro, garantendo così soccorsi gratuiti in caso di necessità. I sensori saranno distribuiti nei rifugi montani, nelle malghe, nelle sedi della Protezione civile, nelle stazioni forestali e meteorologiche, con un primo censimento che conta circa 150 siti sul territorio.
La comunità della montagna dell’intera Destra Tagliamento ha accolto con entusiasmo la notizia: per anni gli abitanti e i frequentatori dei sentieri hanno convissuto con il rischio di incidenti in zone isolate, dove una chiamata d’emergenza poteva non arrivare. La nuova tecnologia offre ora una rete di sicurezza diffusa, capace di intervenire rapidamente, proteggendo persone e animali, valorizzando il territorio e favorendo una fruizione più sicura dei tesori naturali delle Dolomiti. Oltre alla funzione di soccorso, i sensori potranno essere impiegati in numerosi altri contesti: dal monitoraggio ambientale alla prevenzione incendi, fino alla gestione dell’agricoltura e dell’industria 4.0, con dati meteo e di sicurezza sempre aggiornati. Un progetto che, unendo innovazione e tutela del territorio, rappresenta un passo decisivo per garantire la sicurezza e la vivibilità anche delle montagne del Friuli Occidentale.
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