Rapina all’uscita da scuola, il papà della vittima picchia l’aggressore minorenne: per ora non rischia nulla
L’eventuale reato sarebbe procedibile solamente a fronte di una querela da parte del minore. Decine di identificati e il rischio emulazione
lunedì 15 dicembre 2025di M.A.

PORDENONE – Il padre del ragazzo rapinato del giubbotto, che all’ora di pranzo di sabato si è “fatto giustizia da solo” colpendo il bullo minorenne che aveva aggredito suo figlio, per ora non rischia nulla.
Trattandosi infatti di lesioni lievi, come certificato dal personale sanitario del Pronto soccorso di Pordenone e successivamente dalla Polizia di Stato del capoluogo, l’eventuale reato sarebbe procedibile solamente a fronte di una querela da parte del minorenne che è stato colpito nella zona tra lo scalo ferroviario e l’autostazione. E al momento la Questura non ha ricevuto informazioni tali da lasciar presupporre l’intenzione da parte del giovane di procedere con una denuncia.
LE INDAGINI
Attenzione, però, perché un ruolo potrebbero giocarlo le immagini girate dalle telecamere di sorveglianza di cui è munita la zona della stazione ferroviaria e dell’hub delle corriere. Se dai filmati si evincesse una dinamica più grave, allora anche la situazione del padre del ragazzo rapinato potrebbe cambiare dal punto di vista legale. Ma allo stato attuale non è così. Resta invece, come specificato ieri, la denuncia per rapina ai danni del sedicenne di Cordenons.
L’OPERAZIONE
Quattro, i soggetti identificati nell’immediatezza dei fatti da parte del personale della Polizia di Stato. Due sono minorenni. Ma non sono numeri complessivi, perché il servizio anti-degrado è andato avanti per tutto il pomeriggio di sabato ed è proseguito anche ieri. Decine, secondo i primi riscontri, le persone identificate dalle varie forze dell’ordine in campo per il monitoraggio del territorio. Un dispositivo, questo, rafforzato per il periodo delle festività natalizie.
I FATTI
Due le fasi dell’episodio che ha destato tensioni e preoccupazioni tra i presenti. Secondo quanto ricostruito dalla Polizia di Stato della squadra Volanti intervenuta sul posto, il ragazzo si è avvicinato a un coetaneo che andava a prendere il bus e, con minacce e violenza, gli avrebbe strappato il giubbotto di dosso portandoselo via. La giovane vittima, impaurita, ha immediatamente contattato il genitore, che è accorso all’autostazione. Il papà è arrivato ed è avvenuto il secondo atto della vicenda, proprio di fronte alla pattuglia che era arrivata sul posto. Il padre della vittima ha aggredito il minorenne rapinatore. La zuffa ha subito richiamato anche i giornalisti, una troupe televisiva, contro cui sono arrivate le minacce: «Non riprendete o….». Ma gli agenti alla fine sono riusciti a placare gli animi, portando nella volante il baby-rapinatore: avvertiti i genitori hanno poi proceduto con la denuncia.
IL CLIMA
Le forze dell’ordine che giornalmente pattugliano le zone calde del capoluogo hanno ultimamente notato un fenomeno che inizia a preoccupare: a mostrare propensione alla violenza non sono più solamente i giovani della cosiddetta seconda generazione, quindi nati sul territorio ma di origini straniere, ma anche diversi gruppi di ragazzini pordenonesi doc. E il fenomeno ha dei contorni che via via diventano sempre più precisi: si tratta infatti di uno spirito di emulazione nei confronti delle micro gang della seconda generazione. Una “moda” pericolosa che ora anche i giovanissimi nati da famiglie “storiche” del capoluogo stanno iniziando a seguire. Con conseguenze che non si possono sottovalutare in partenza. Né minimizzare a priori.
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