Giuseppe Solìmene, il questore va in pensione: «La sfida più difficile? La visita della premier Meloni in Fiera. La violenza giovanile mi preoccupa»
«Un poliziotto deve conoscere i luoghi. Ho usato il dialogo, amo Pordenone», afferma il questore
lunedì 15 dicembre 2025di Marco Agrusti

La sfida più difficile? La visita della premier Giorgia Meloni in una Fiera strapiena di gente. «Ma quella volta ho imparato quale fosse l’altissimo grado di stile dei pordenonesi».
Il faro? Pier Paolo Pasolini, stella polare degli anni degli studi e totem della sua passione per il cinema. La strada maestra? Il dialogo, come quella sera in piazza Duca d’Aosta quando di persona – «perché un questore dev’essere sul campo» – evitò il peggio tra Forza Nuova e gli antagonisti. E una promessa: «Tornerò per la capitale della cultura, ma anche prima. Perché qui lascio il cuore».
Giuseppe Solìmene, questore di Pordenone fino al 31 dicembre, non mette mai da parte la divisa. Ma si racconta a una città e a un territorio che ha imparato ad amare come uomo, prima che come capo della polizia. Sono i suoi ultimi giorni in città. Ma niente lacrime, le eviterà fino all’ultimo (forse), facendo quello che gli riesce meglio: lavorare con i “suoi” poliziotti in Questura.
Questore, lancette indietro e torniamo al 1 febbraio del 2024. Prende servizio a Pordenone. Cosa si aspetta?
«Avevo sempre avuto un’ottima impressione del laborioso Nordest, avendo lavorato dal 2007 al 2011 tra Cortina d’Ampezzo e Belluno. Sono arrivato da meridionale e ho trovato una realtà che ho apprezzato da subito. Sono stato tredici anni a Firenze, dove ho ottenuto due promozioni. Volevo il Nordest e quando mi è stata prospettata la possibilità di venire in Friuli Venezia Giulia ho scelto subito Pordenone. Una realtà che non conoscevo. Non solo ho confermato le mie aspettative, ma siamo andati oltre ogni più rosea previsione».
Dal 1 gennaio sarà in pensione, tutto questo affetto che prova per il territorio le mancherà…
«Lascio amici, lascio il cuore. Oltre a un rapporto sempre cordiale con le istituzioni. Anche con la stampa (sorride, ndr). Per avere successo nella vita bisogna essere umili, gentili e autorevoli. L’incisività non si manifesta con l’autoritarismo, ma con il garbo».
Mi dà l’occasione per ricordare un esempio pratico di quello che dice. Fine agosto 2024, le ronde di Forza Nuova si trovano faccia a faccia con gli antagonisti tra via Cavallotti e piazza Duca d’Aosta. Lei scende da un’auto e interviene in prima persona.
«Mi stavano mandando i video di quello che stava accadendo. Per prima cosa ho calmato i mieri, ma anche gli altri uomini delle forze dell’ordine che stavano operando. Quando sono arrivato, ho intavolato un dialogo con le due parti. In quindici minuti abbiamo risolto tutto, senza alzare la voce e senza violenza. Un questore dev’essere presente».
Una lezione?
«L’ho sempre fatto. Si deve sentire l’odore della polizia anche quando si esce per fare la spesa. Spesso ho camminato a piedi, di sera, in giro per la città. Un buon poliziotto deve conoscere il tessuto nel quale lavora per garantire la sicurezza. E le situazioni difficili non devono cogliere il poliziotto di sorpresa, bensì stimolarlo. È lì che si dimostrano le qualità professionali e lo spirito di squadra».
Allora andiamo dritti a quello che è stato il suo, di momento difficile a Pordenone…
«Otto marzo 2024, ero questore da poco più di un mese. In città arriva la premier Giorgia Meloni».
Con due visite, una al Teatro e l’altra tra i padiglioni della Fiera. Un rischio?
«Non conoscevo ancora il territorio, per me era un banco di prova delicatissimo. Un evento del genere, in due location, per giunta con la Fiera aperta anche al pubblico. Un battesimo che poi mi ha fatto vivere di rendita. Mi ha fatto capire che sì, potevamo fare grandi cose. Non ci sono state sbavature. E quella volta ho toccato con mano il grado di stile di Pordenone, soprattutto nei momenti in cui le persone erano a stretto contatto con la premier. Un grande successo, per il quale dev o ringraziare funzionari, poliziotti e tutti gli altri uomini in divisa».
Qualche mese più tardi, ma nello stesso anno, le prime risse tra giovani. Anche a Pordenone sbarca un fenomeno noto nei grandi centri del Nord ma ancora sconosciuto in città. Come lo inquadra?
«Mi rivolgo alle famiglie, prima che ai ragazzi. Non pretendete che tutto il lavoro lo faccia la scuola. La struttura morale di un ragazzino la plasma prima la famiglia. Ed è un modello che oggi evidentemente in molti casi non funziona. Il risultato è che questi soggetti si rivolgono ai social per strutturarsi. Viviamo nel mondo dell’effimero, che purtroppo si traduce nella violenza fisica. Devo essere sincero: è un fenomeno che mi preoccupa molto».
Come ci si difende?
«A Pordenone ci siamo, la polizia si vede. Ho lavorato con due prefetti (Natalino Domenico Manno e Michele Lastella, ndr). In special modo con il dottor Lastella ho creato un rapporto di fiducia e collaborazione che si estende sulle 24 ore del giorno. Ha capito il territorio e mi ha dato fiducia».
Curiosità: rimarrà a Pordenone o no?
«Credo di no. Avrò altri impegni al Centro-Sud. Ma rimango sempre a disposizione. Ho un bagaglio tecnico e operativo che ormai conta su 37 anni».
Le mancherà la polizia?
«Tantissimo. Io ho sposato la polizia, l’ho amata. Rimarremo in ottimi rapporti».
Ora che sarà “libero”, pensa per caso alla politica?
«Mi affascina, è fatta di studio della società e può essere utile per portare a termine progetti per il sociale e la collettività».
Qualcosa che però lei ha già iniziato a promuovere a Pordenone…
«Sì, con un occhio particolare ai disabili, ai fragili, agli anziani. Ma anche all’universo femminile».
La violenza contro le donne, non ne aveva parlato proprio al suo insediamento?
«Certo, abbiamo lavorato tantissimo sul fronte della prevenzione. L’avevo detto che il tema sarebbe stato tra le mie priorità come questore».
Non solo due prefetti, ma addirittura tre sindaci in meno di due anni. Non si è fatto mancare nulla…
«Già. Alessandro Ciriani, poi Alberto Parigi (reggente, ndr) e infine Alessandro Basso. Devo dire però che con Basso ho più confidenza».
Pordenone non è solo una città, ma un territorio fatto di paesi che diventano scrigno di cultura. Sappiamo che c’è una visita che vorrebbe ricordare…
«A Casarsa della Delizia, al Centro Studi di Pier Paolo Pasolini. Ho avuto la fortuna di lavorare in un territorio in cui ha vissuto il mio punto di riferimento da studente. Ho sempre apprezzato Pasolini e sono sempre stato appassionato di cinema, oltre che di poesia. Quando ho visitato la casa casarsese di Pier Paolo Pasolini mi sono sinceramente emozionato. Devo ringraziare Piero Colussi che ha reso possibile quella mia visita».
Non solo sicurezza, quindi, ma anche cultura. Verrebbe da dire che è capitato nel posto giusto…
«Prima di tutto voglio dire che un questore deve interessarsi dello stato sociale di un territorio. E sotto questo profilo Pordenone mi ha dato tanto. Pordenonelegge, ad esempio, rappresenta un anno intero di cultura, di lavoro, con nomi incredibili. Senza dimenticare le Giornate del Cinema muto e la stagione teatrale del “Verdi”.
A proposito di cultura, tornerà a farci visita nel 2027, quando la città sarà la capitale italiana per dodici mesi?
«Tornerò assolutamente, non ci sono dubbi. Ma lo farò anche prima, non vi preoccupate. Ci sarò anche nel 2026. Tornando al titolo di capitale italiana della cultura, trovo sia del tutto meritato. Un territorio che ha avuto Pasolini ha creato da solo i presupporti per farcela».
Natale, periodo duro per la sicurezza e per il lavoro della Questura. Ma lei i giorni di festa dove li trascorrerà?
«A Firenze, con mia madre e i miei tre figli. Lo passerò in famiglia».
E poi?
«E poi farò quello che ho fatto fino ad oggi: lavorare».
Fino all’ultimo istante?
«Fino alla mezzanotte del 31 dicembre. Anche il 30, il giorno prima, sarò al mio posto in Questura. Voglio lavorare fino all’ultimo minuto disponibile».
Lei però non mi sembra un tipo da addii commoventi o da grandi “parate”…
«Ha ragione, non voglio queste cose. Me ne andrò in punta di piedi, senza clamore. Anche perché in caso contrario mi emozionerei forse troppo».
Pordenone dovrà necessariamente voltare pagina. Finirà il suo mandato e inizierà – a gennaio – quello di Graziella Colasanto, la prima donna questore nella storia del Friuli Occidentale. Cosa si sente di dire a chi verrà dopo di lei?
«Un grande in bocca al lupo e un sincero augurio di buon lavoro. Sono però sicuro che Colasanto non avrà bisogno dei miei consigli. D’altronde ha vissuto tutta la sua carriera professionale in Friuli Venezia Giulia. Conosce benissimo il territorio».
La pensione, letta in un altro modo, significa anche tempo. Libertà. Uno sfizio che si toglierà?
«Sicuramente riuscirò a seguire di più l’Inter. E non solamente in televisione, come faccio adesso. Ad esempio posso dirle che il 17 gennaio sarò al Bluenergy Stadium di Udine. Ho il biglietto per Udinese-Inter».
Ultimo aggiornamento: 11:10
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