L’ultima cuccia, primo cimitero salentino dedicato a cani e gatti

20 dicembre, 11:39
Un luogo in cui il dolore si tramuta in sorriso, nel ricordo insopprimibile di un’amicizia speciale, autentica e disinteressata, come solo quella con un animale d’affezione può essere. Perché gli animali, sì, ti danno il cuore senza riserve, senza ombre, senza retropensieri: creature pure, innocenti e sempre grate per l’amore di cui diventano destinatari.
Così, piaccia o non piaccia a tutti, aumentano i servizi a misura di appassionati. E dunque ha aperto i battenti a Leverano, sulla provinciale Lecce-Porto Cesareo, “L’ultima cuccia”, il primo cimitero destinato ad accogliere appunto spoglie animali della provincia di Lecce: primo del Salento, copre quindi anche Brindisi e Taranto ed è il terzo in Puglia (strutture analoghe esistono solo a Barletta e a Foggia).
Milleduecento tra loculi e ossari, 2400 buche a terra: il primo camposanto salentino dove chiunque potrà decidere di dare riposo sereno e dignitoso al suo amico scomparso – sia esso cane o gatto, cavallo o coniglio – consente infatti la scelta del luogo in cui collocare l’animale defunto. Anche in un’urna da riportare a casa dopo averlo sottoposto a processo di cremazione, perché il luogo è provvisto di apposito forno.
I servizi
Il primo pet cemetery del Salento, visitabile sul portale www.l’ultimacuccia.it, prevede infatti diversi servizi, tra cui il ritiro delle spoglie dell’animale, «ma anche tutta l’assistenza tecnica di cui possa avere bisogno di chi viene colpito da questo lutto particolare», spiega Salvatore Quarta, titolare con la moglie Daniela D’Agostino della struttura.
Perché, come bene sa chi già abbia affrontato questo tipo di separazione, «affrontare la perdita di un animale amato è profondamente difficile – aggiunge l’imprenditore -. Offrire dunque a chi vive questo momento di difficoltà la possibilità di utilizzare servizi funebri rispettosi e personalizzati, per celebrare la vita e l’amore condiviso con un compagno di vita sincero e fedele – come a volte solo l’animale sa essere – è la nostra missione».
Una struttura che batte sul filo del rasoio quella già deliberata ad esempio a maggio scorso dal Consiglio comunale di Nardò, dove vicino al cimitero “umano” sorgerà appunto un camposanto per cani e gatti da quasi 7mila metri quadri. Il progetto, proposto dalla Fiorentino Funeral Center, prevede circa 400 fosse per inumazioni, un fabbricato di servizio, un magazzino attrezzi, percorsi accessibili e un parcheggio.
Un altro progetto che potrebbe dare vita al pet cemetery più grande d’Italia dovrebbe trovare attuazione a Sannicola, in zona Santa Teresa, grazie all’idea e alla volontà dell’imprenditore del vino (e del turismo) Giuseppe Coppola: un’area di 56mila metri quadrati per 9mila sepolture.
I pet cemetery sono già diffusissimi in tutta Italia, e sono certamente un segno di civiltà, come teorizzato pure dal Mahatma Gandhi (“La civiltà di un popolo si misura dal modo in cui tratta gli animali”) e dal filosofo Immanuel Kant (“Puoi conoscere il cuore di un essere umano già dal modo in cui tratta gli animali”).
Presenti oggi in tutto il mondo – quello più famoso d’America, l’Hartsdale Pet Cemetery, data addirittura 1896 – i cimiteri per gli animali esistevano anche nell’antichità.
Uno dei più conosciuti quello di Berenice, città egiziana sul Mar Rosso: scoperto nel 2011, ha duemila anni circa e ospita i resti di 536 gatti (che gli Egizi consideravano animali sacri), 32 cani e alcune scimmie, tutti sepolti con cura e con gli oggetti che erano loro cari in vita. Perché l’amore, sì, non conosce genere né specie né razza: e chi pensa il contrario mente sapendo di mentire. E non sa cosa si perde.
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