Mose, congelati 40 milioni di euro di lavori non pagati
Attesa per i fondi del ministero delle Infrastrutture, che invece sono stati al momento bloccati da quello delle Finanze
venerdì 12 dicembre 2025di Roberta Brunetti

VENEZIA – Quaranta milioni di lavori in ambito Mose non ancora pagati.
L’attesa era per i fondi del ministero delle Infrastrutture, che invece sono stati al momento bloccati da quello delle Finanze. L’ennesimo intoppo per chi lavora al sistema di salvaguardia, che garantisce la protezione dalle acque alte, ma ancora naviga tra mille incertezze.
Preoccupazione crescente per le imprese che attendono i pagamenti, così come per i tecnici del Mose. La questione è stata al centro, l’altro giorno, del tavolo di coordinamento tra Autorità per la laguna, Provveditorato alle Opere pubbliche e Consorzio Venezia Nuova. Toni preoccupati e nuove tensioni tra le parti. È stato il commissario liquidatore del Cvn, Massimo Miani, a far presente che senza liquidità non si possono pagare gli stipendi, né i sollevamenti del Mose. Una battuta-provocazione, la sua, non una prospettiva concreta nell’immediato. Ma che è stata comunque rilanciata, nel passa parola anche al di fuori dell’incontro, riaccendendo le preoccupazioni di chi lavora nella galassia Mose. Da parte loro, sia il presidente dell’Autorità per la laguna, Roberto Rossetto, che il provveditore Gennaro Di Maio – che non si sono incrociati al tavolo, uno è andato via prima, l’altro è arrivato dopo – hanno assicurato il loro impegno per uscire dall’impasse.
Fondi congelati
Il blocco della cassa da parte del Mef è una questione nazionale e interessa tutti i ministeri. Misura provvisoria, legata alla manovra. Il Mit, nel suo complesso, si è visto bloccare 600 milioni che erano già stati assegnati. Qualche decina quelli destinati al Provveditorato veneziano, ma che pesano sul Mose. Soldi che servono a pagare attività programmate, eseguite e già liquidate. Ci sono lavori chiusi da molti mesi, che ancora attendono il pagamento degli stati di avanzamento. Senza contare i sollevamenti del Mose, particolarmente numerosi in queste ultime settimane. Ognuno costa attorno ai 200mila euro. Il meccanismo dei pagamenti prevede che il Provveditorato versi i fondi al Cvn che, a sua volta, liquida le imprese, dopo essersi trattenuto la percentuale del 25%. In questi mesi in conto dei lavori non pagati è salito a 4 milioni. Ora il blocco della cassa è temporanea, ma fa arrabbiare.
I fronti aperti
A questo si aggiunge l’attesa per la piena operatività dell’Autorità per la laguna. Il decreto è atteso a giorni, ma il tormentone attorno a questo nuovo ente si trascina da anni. C’è poi il fronte dei finanziamenti per la salvaguardia che si spera arrivino dalla Finanziaria, attraverso un emendamento di maggioranza. Una decina di giorni fa, alla presentazione del nuovo presidente del Porto, Matteo Gasparato, Rossetto aveva fatto un po’ di conti. Oggi l’Autorità, con il passaggio dei fondi dal Provveditorato, conta su 59 milioni l’anno. Fondi, a questo punto, in parte congelati, che in ogni caso non bastano. Ed ecco l’emendamento, presentato da Raffaele Speranzon (FdI), che aggiorna i fabbisogni, sulla base dei calcoli dello stesso Rossetto: dai 10 milioni in più di quest’anno, a salire fino ai 60 l’anno dal 2028 in poi, per un totale a regime di 120 milioni l’anno. A giorni si saprà se arriveranno.
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