Ruba la barca e si schianta a Rialto, i testimoni: «Mai vista un urto così violento. Abbiamo gridato di spegnere il motore, ma la donna…

Ruba la barca e si schianta a Rialto, i testimoni: «Mai vista un urto così violento. Abbiamo gridato di spegnere il motore, ma la donna è scappata»

Damiano Tonolotto ed Emiliano Simon sono stati i primi ad accorrere dopo lo schianto avvenuto l’11 dicembre a causa del gesto sconsiderato di una ventenne

venerdì 12 dicembre 2025di Tomaso Borzomì

Ruba la barca e si schianta a Rialto, i testimoni: «Mai vista un urto così violento. Abbiamo gridato di spegnere il motore, ma la donna è scappata»

VENEZIA – Damiano Tonolotto ed Emiliano Simon sono stati i primi ad accorrere sul posto dell’incidente a Rialto.

Momenti di preoccupazione e tensione, che hanno portato i due a definire il momento come «spaventoso», a causa di un «impatto devastante, con una botta che non avevo mai visto così forte in vita». E del resto, i “risultati” dell’incidente parlano da sé.

Donna ruba la barca corriere piena di pacchi ma si schianta poco dopo sulla riva del Canal Grande poi tenta la fuga VIDEO

Le testimonianze

Simon racconta quanto accaduto, a partire da quando la donna è salita a bordo nella zona del mercato di Rialto: «Era poco prima delle 11, a remi stavamo attraversando il ponte di Rialto, prima di svoltare in rio del Fontego dei tedeschi. Abbiamo sentito un boato molto forte, capendo che si trattava di una barca con un motore molto importante». Il “topo” stava arrivando dall’altezza del mercato di Rialto: «Era spinto a velocità sostenuta, con la manetta giù. Quando si fa così, la barca si “ingavona”, cioè la prua si alza per la forza del motore, creando un’onda importante». I due non sono riusciti a capire cosa succedesse, se si fosse trattato di un malore del conducente o di una perdita di controllo, anche perché «al posto guida c’era una figura incappucciata». Fattore che non ha consentito di far intendere ai due che l’imbarcazione fosse stata temporaneamente rubata.

Quello che però sono riusciti a comprendere, è che «non stava governando, le mani non erano sul timone, stava agendo solo sulla manetta di accelerazione». A quel punto, i due hanno capito che c’era qualcosa che non quadrava. E allo stesso tempo, la preoccupazione stava crescendo perché la velocità era sostenuta, soprattutto in uno dei punti più pericolosi della città. Simon prosegue: «Con il tempo la barca ha assunto un’inerzia tale per cui la prua ha iniziato a sbattere disintegrando i marmi. Abbiamo visto anche la pietra d’Istria “esplodere” volando via, con chi si trovava alla guida che ha subito un colpo molto forte, in un impatto devastante». Anche perché, sebbene il tutto sia accaduto nel giro di un paio di minuti, secondo la versione dei due testimoni pare che l’imbarcazione abbia toccato il ponte, rimbalzando all’indietro, sfondando i marmi, che sono volati in acqua. «La botta è stata una cosa che in vita non ho mai visto prima. Ho assistito a tanti incidenti, ma mai come questo. Ci siamo preoccupati non poco per la persona che era alla guida, quindi abbiamo fatto inversione con la barca per cercare di assicurarci che stesse bene», continua l’uomo.

L’avvicinamento

Quindi, i due hanno manovrato invertendo la rotta, avvicinandosi al “topo”: «Inizialmente abbiamo pensato a un guasto meccanico, abbiamo gridato di spegnere subito il motore». In quelle occasioni, le cause sarebbero potute esser molteplici: «Se c’è una rottura ad esempio della guaina, o la barca non governa più, si spegne tutto e si smette di dare potenza al motore». Così, hanno accostato: «Ci siamo avvicinati, eravamo a una trentina di metri, ma quando siamo arrivati, la persona è saltata fuori ed è scappata, dandosi alla fuga. Non siamo riusciti a vederla». Il natante aveva però ancora il motore acceso: «Mano a mano che abbiamo raggiunto il punto dell’impatto, abbiamo capito la gravità del danno. Emiliano è salito a bordo, avendo lui la patente, per spegnere tutto ed evitare che si potesse far peggio, perché la barca stava continuando a sbattere». E mentre uno si è occupato di mettere tutto in sicurezza, l’altro ha recuperato la merce: «Io sono andato all’indietro per recuperare i pacchi che erano caduti in acqua. Poi, sono arrivati i titolari e le forze dell’ordine».

 


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