Liste d’attesa in Puglia, aperture no stop. Ok dei medici: «Ma serve personale»

Liste d’attesa in Puglia, aperture no stop. Ok dei medici: «Ma serve personale»

Dal palco di Atreju Decaro ha illustrato un pacchetto di proposte con l’obiettivo di ridurre i tempi di visite mediche ed esami in Puglia, a partire dalle strutture attive fino alle 23 e anche nei weekend

Liste d’attesa in Puglia, aperture no stop. Ok dei medici: «Ma serve personale»
di Giuseppe MARTELLA
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lunedì 15 dicembre 2025, 05:00 – Ultimo aggiornamento:
17 dicembre, 14:05

Ricette per abbattere le liste d’attesa nella sanità. Sono quelle presentate. Sono quelle presentate dal neo governatore della Regione Puglia, Antonio Decaro, dal palco di Atreju, la kermesse di Fratelli d’Italia. Un appuntamento importante quello scelto dal nuovo presidente pugliese per lanciare qualche possibile soluzione a un problema ormai cronicizzato e incancrenito, quello delle attese lunghissime per effettuare esami clinici e strumentali, così come visite specialistiche nel servizio sanitario pubblico. Una vera emergenza quella che colpisce i cittadini pugliesi e rispetto alla quale Decaro ha evidenziato alcune possibili soluzioni da mettere in pratica dal momento del suo insediamento in Regione. Pure auspicando un maggiore coordinamento a livello nazionale, infatti, nella festa romana del partito della Meloni, ha parlato della volontà di istituire un Cup regionale, una piattaforma per le prenotazioni valida per tutta la Puglia, e di tenere aperte le strutture sanitarie pubbliche e convenzionate sino alle 23, sabato e festivi compresi in modo da effettuare quante più visite ed esami possibili.

La sanità

Altra opportunità, secondo Decaro, verrà dalla entrata in funzione di ospedali e case di comunità finanziate in ambito Pnrr per dare ulteriore forza all’assistenza territoriale. «Quella delle liste d’attesa è una emergenza vera – sottolinea Antonio De Maria, segretario regionale di Fimmg, la Federazione dei Medici di Medicina generale – rispetto alla quale non si può più rimanere fermi.

Per questo motivo le idee lanciate dal presidente Decaro sono un buon punto di partenza attorno al quale discutere. È necessario infatti lavorare perché tutte le iniziative messe in campo sia efficaci e diano i migliori risultati possibili». De Maria va oltre nella riflessione e parte da una premessa chiara: «Occorre, è irrinunciabile nella situazione difficile che viviamo in termini di liste d’attesa, una maggiore appropriatezza nella prescrizioni di esami, approfondimenti strumentali e visite, da parte di tutti i medici, così come sarebbe opportuno che proprio gli specialisti che prendono in carico dei pazienti possano avere degli slot propri a disposizione – dice ancora – in maniera da potere prenotare in base a quella che si ritiene l’urgenza del caso. Aprire le strutture e mettere al servizio le apparecchiature è il passo successivo, anche se non mancano le criticità». Il segretario della Fimmg Puglia rimarca: «La prima è senza dubbio la penuria di personale medico e sanitario disponibile, collegato alle difficoltà di reperirne altro. E allora allargare l’arco temporale disponibile nel corso della giornata potrebbe essere complicato. Occorre poi immettere nel circuito – sottolinea – tutte quelle apparecchiature che sono a esclusivo utilizzo dei reparti ai quali sono stati assegnati. Un maggior numero di strumentazioni utilizzabili di certo permetterebbe di rivolgersi ad ancora più pazienti. Buona a sentire De Maria è l’idea lanciata da Decaro di un utilizzo pieno di ospedali e case di comunità in modo da decongestionare le strutture più grande e creare nuove strade per i pazienti. «Siamo di fronte a proposte importanti – conclude – occorre lavorarle insieme, superare i nodi e renderle applicabili al più presto».

Sulla stessa lunghezza d’onda del collega è anche Fernando Monteforte, Segretario generale di Cisl Medici Lecce. «Le proposte lanciate dal neo presidente Antonio Decaro nel corso degli incontri di Atreju sono condivisibili. Strutture aperte sino a tarda sera e nei giorni prefestivi e di festa, Cup su base regionale che pure andrebbe migliorato per ridurre al minimo i disagi dei pazienti costretti a spostarsi in altre province per accorciare i tempi di attesa, sviluppo di case e ospedali di comunità come aree intermedie tra il territorio e gli ospedali principali sono progetti percorribili – aggiunge – occorre lavorarci in maniera condivisa e convinta». Rispetto alla effettiva messa a terra delle idee del neo governatore, Monteforte considera però essenziale una premessa. «Perché tutte queste possibilità si traducano in servizi per i cittadini, è prioritario avviare una corposa campagna di assunzione di medici e personale sanitario nella sanità pubblica, che deve tornare a essere attrattiva rispetto a quella privata concorrente, che offri maggiori ritorni anche in termini economici. Il rischio concreto è – la preoccupazione – che si abbiano le strutture aperte e le strumentazioni disponibili e manchi, di contro, chi le utilizza. Questo sarebbe un peccato vista la situazione attuale complicata in materia di liste d’attesa». Monteforte è convinto che un aiuto per affrontare l’emergenza in maniera concreta possa arrivare dall’entrata in funzione degli ospedali di comunità. «Strutture che dovrebbero aprire nel 2026, chiamati a decongestionare il lavoro di quelli principali e a divenire centri fisici per l’effettuazione di esami strumentali anche importanti. Negli ospedali di comunità – conclude – possono essere messe in funzione tante apparecchiature che al momento non lavorano tanto nei grandi nosocomi e invece hanno la capacità di servire tanti pazienti ogni giorno».

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