Morti dopo le trasfusioni: è scontro sui risarcimenti

Morti dopo le trasfusioni: è scontro sui risarcimenti

Il contenzioso riguarda i risarcimenti dei danni pre 1980 quando non c’erano ancora le Ulss ma gli Ospedali Civili. Ca’ Farsetti avvierà un’azione legale per 2 milioni e mezzo versati a causa di pazienti deceduti e li vuole dalla Regione

sabato 13 dicembre 2025di Davide Tamiello

Morti dopo le trasfusioni: è scontro sui risarcimenti

VENEZIA Chi deve pagare i danni della malasanità pre 1980? Per la Regione le colpe devono ricadere sui Comuni, ma Ca’ Farsetti non ci sta: la giunta veneziana ha infatti deliberato di promuovere un’azione civile contro l’Ulss 3 Serenissima, la Regione Veneto, il Ministero della Salute e il Ministero dell’Economia e delle Finanze, chiedendo il rimborso di 2 milioni e mezzo di euro versati negli ultimi dieci anni per risarcimenti legati a vecchie emotrasfusioni risalenti agli anni Settanta. Sul tavolo, una vicenda che affonda le radici nella complessa transizione dagli antichi Ospedali Civili Riuniti alle moderne Ulss. Tutto nasce da due distinti procedimenti legati al contagio da epatite C dopo emotrasfusioni effettuate nel 1972 proprio in quelli che allora si chiamavano appunto Ospedali Civili Riuniti.
Per la prima paziente, deceduta nel 2009, i familiari avevano fatto causa al Comune nel 2011.

Ne è seguito un percorso tortuoso fra tribunale, Corte d’Appello e Cassazione, che ha portato a un risarcimento complessivo di 1,5 milioni. Il secondo filone nasce invece dalla malattia e dal successivo decesso del marito della stessa donna, colpito dalla medesima patologia. Anche qui, una causa civile sfociata nel 2023 in una condanna del Comune, confermata e ritoccata nel 2025 dalla Corte d’Appello. E qui si parla di 941.514 euro di risarcimento. In totale, poco più di 2,5 milioni. 

Una cifra che l’amministrazione comunale ritiene di non dover sostenere. Il nodo giuridico è, appunto, questo: chi deve pagare per le vecchie colpe della sanità?

AZIONE CIVILE

Il contenzioso non riguarda la responsabilità, già accertata dai giudici, bensì chi debba effettivamente mettere mano al portafoglio. Secondo il Comune, la normativa che ha istituito il Servizio sanitario nazionale e le disposizioni successive prevedono che i debiti derivanti dalla gestione sanitaria pre-1980, incluse le passività degli ex enti ospedalieri, siano da imputare alla sanità regionale, non ai municipi.

Nonostante ripetute diffide inviate dal Comune all’Ulss 3, alla Regione e ai Ministeri (l’ultima nel settembre 2025), nessuno dei destinatari avrebbe attivato le procedure necessarie al rimborso. Da qui la decisione di spostare la discussione in un’aula di tribunale: la giunta ha quindi autorizzato il sindaco Luigi Brugnaro a presentare un’azione civile per ottenere il riconoscimento del diritto al rimborso totale di quanto versato.

Qualora il giudice non dovesse ritenere applicabile la successione ex lege nei rapporti obbligatori, l’amministrazione è pronta a invocare l’istituto dell’ingiustificato arricchimento: se il Comune ha pagato al posto della sanità, qualcuno – sostengono da Ca’ Farsetti – si sarebbe avvantaggiato indebitamente.


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