Fagiolo, annate difficili tra cambiamento climatico e parassiti
I risultati emersi dalla riunione annuale del Consorzio di tutela del Fagiolo di Lamon Igp
sabato 13 dicembre 2025di Alessia Dall’O’

LAMON (BELLUNO) – Si è svolta giovedì 11 dicembre, presso la sala veranda della Birreria Pedavena, la riunione annuale del Consorzio di tutela del Fagiolo di Lamon Igp.
Un appuntamento utile, come ha sottolineato la presidente Tiziana Penco, «per formare i nostri soci e fare il punto sulla situazione». Il Consorzio conta oggi 58 produttori e circa 7 ettari coltivati a quello che Penco definisce “l’oro di Lamon”. «Le ultime due annate sono state difficili» ha spiegato. Nel 2024 lo stress climatico ha messo in crisi le piante; nel 2025, invece, il problema è arrivato dagli afidi. A illustrare cause e soluzioni sono intervenuti tre esperti.
Le difficoltà
Il dottor Giuseppe Crocetta, agronomo ed ex tecnico di Veneto Agricoltura, ha mostrato i dati meteo della stazione di Lamon: temperature minime e massime superiori alla media degli ultimi dieci anni e picchi oltre i 30 gradi tra maggio e giugno, una fase cruciale per lo sviluppo del fagiolo. Le difficoltà nella difesa, ha aggiunto, sono legate anche alle caratteristiche della coltura: superficie ridotta a livello nazionale che non invita particolare attenzione da parte dei produttori delle barriere, crescita rapida con foglie tenere appetibili ai parassiti, fioritura prolungata che impedisce l’uso di insetticidi e sostegni che non sempre favoriscono la distribuzione dei trattamenti. «Bisogna intervenire ai primi sintomi e seguire il bollettino del Consorzio» ha ricordato. Tra le possibili evoluzioni, l’uso di macerati vegetali in difesa integrata.
Il professor Paolo Ermacora, fitopatologo dell’Università di Udine, ha presentato gli aggiornamenti del progetto Fa.La.Res. L’analisi di 112 campioni del territorio aveva già individuato tre virus principali: BCMV, presente nel 60% dei casi; CMV, riscontrato nel 21% e capace di creare danni significativi; PsV, rilevato nel 7%. Nel 25% dei campioni erano presenti almeno due virosi. Un dato incoraggiante riguarda però il seme prodotto in serra, risultato esente dai principali virus. Ermacora ha richiamato anche l’impatto della “tropicalizzazione” del clima: ondate di calore, piogge intense ed erosione del suolo «che renderanno il futuro sempre più complesso».
Infine, il genetista Emanuele De Paoli dell’Università degli Studi di Udine, ha ampliato il discorso alle sfide globali: pandemie, conflitti, crisi climatica e degrado del suolo hanno riportato al centro il tema della sicurezza alimentare e del miglioramento genetico come strumento di resilienza. Penco ha annunciato che la ricerca non si ferma: «l’Università di Padova, assente per impegni accademici, presenterà i risultati del progetto Favidea durante la prossima Festa del fagiolo». Interventi anche dalle altre realtà del settore. Diego De Paoli, presidente del fagiolo gialét, ha segnalato produzioni ridotte per molti soci. Gianni Pasa, del fagiolo bonel, ha evidenziato differenze di resa nella piana di Fonzaso, probabilmente influenzate dal pH del suolo. Tiziano Fantinel, del gruppo “Coltivare condividendo”, ha osservato che le varietà più precoci sono riuscite a sfuggire al clima e alla cimice, e che in Primiero le produzioni sono risultate migliori, suggerendo un ruolo dell’altitudine. Tra il pubblico era presente anche il vicesindaco di Lamon, Giampietro Da Rugna.
I premi
In chiusura sono stati premiati 17 soci che, con i loro 240 kg di prodotto sgranato, hanno permesso di garantire la Festa del fagiolo nonostante un’annata complessa. «Il merito è dei nostri produttori, che hanno fatto i salti mortali, ma un grande grazia anche al Comune che ci sostiene sempre ed è nostro alleato nella promozione di questo sapore del territorio» ha concluso Penco.
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