Il vescovo Intini: «Oggi la pace è solo uno slogan»

Pubblicato ieri, terzo domenica di avvento nel corso della quale si è celebrato il giubileo dei detenuti, il messaggio per Natale 2025 dell’arcivescovo di Brindisi-Ostuni, monsignor Giovanni Intini, che reca come titolo: “Lasciamo che il cielo torni sulla terra”. È l’augurio di «un Natale di pace, con l’auspicio che nel tempo che si aprirà davanti a noi finalmente, lo Spirito del Signore – scrive il presule – susciti una umanità che sia germoglio di pace».
Il messaggio
«Il Natale ci ripropone la colonna sonora che accompagna l’evento della nascita di Gesù e che in questo tempo della nostra storia, particolarmente buio e angosciante, diventa il messaggio che Dio propone alla nostra inquieta umanità, perché ritrovi la via della pace», esordisce monsignor Intini, ricordando la narrazione di Luca sulla nascita di Gesù, una nascita «in una periferia sconosciuta» che grazie alle parole degli angeli «diventa un evento cosmico della storia della salvezza».
L’Arcivescovo pone quindi una correlazione tra la «pace in terra» cantata dagli angeli a Betlemme e le acclamazioni della folla quando Gesù entra a Gerusalemme: «La sua nascita e l’ingresso a Gerusalemme, non lasciano indifferenti la terra e il cielo». E osserva: «La pace cantata dall’esercito celeste a Betlemme non è la Pax augusta entro il cui orizzonte l’evangelista Luca colloca il racconto della nascita di Gesù». Questo per dire che «c’è un’altra pace, che senza far rumore si sta affacciando dal cielo e che non si afferma con la forza degli eserciti ma si impone con la soavità della luce».
Scrive l’arcivescovo: «Perché la pace sia vera, duratura, sincera, c’è bisogno di riaprire la terra al cielo; estromettere il cielo dagli affari della terra ha ridotto la terra a un campo di battaglia sul quale ogni giorno si affrontano a duello gli interessi personali dei più forti, dei signori della guerra. E le conseguenze sono a carico dei poveri, indifesi, che considerati scarto possono essere sacrificati come male minore o come errore di valutazione dell’intelligenza artificiale a servizio della morte.
Estromettere il cielo significa estromettere Dio dal circuito della terra e non c’è niente di più anti-natalizio di questo».
La ricerca
Quindi monsignor Intini prosegue: «I tentativi, più o meno scenografici e pubblicitari che hanno caratterizzato la ricerca della pace in questi ultimi tempi hanno ignorato il cielo e si sono concentrati nella ricerca di equilibri umani per conservare il potere assoluto sulla terra e sui suoi abitanti, considerati non nella loro dignità ma come massa umana da sacrificare all’occorrenza, alla realizzazione di progetti strategici dettati da esigenze superiori».
Non usa mezze parole, monsignor Intini: «Non ci possono essere negoziati, trattati, piani di pace che possano prescindere dal rispetto della dignità umana, dalla costruzione della giustizia, della libertà e della verità e dal giusto e adeguato progresso integrale e sostenibile per tutti. La spartizione dei territori, anche in base alle risorse del sottosuolo, da parte dei moderni imperi e degli aspiranti tali, ha riportato indietro le lancette della storia e sta gradualmente dissolvendo il paziente e sapiente lavoro che era stato fatto all’indomani della fine del secondo conflitto mondiale; l’individualismo sta diventando modello politico, fondato sul riarmo e sul potere economico, per affermare la propria potenza e intimorire l’avversario».
E ancora sull’importanza della pace: «Noi, gente comune, credenti, consapevoli della propria fragilità, vogliamo impegnarci a fare la nostra parte negli ambienti dove la provvidenza di Dio ci ha messo a vivere. Ci impegniamo a vivere su questa terra che non rinneghiamo, senza dimenticare il cielo; vogliamo dipingere la terra di cielo e contaminare il cielo di terra (…) Ci impegniamo a vivere disarmati e a coltivare progetti disarmanti; vogliamo mettere i dazi a tutto quello che è cattiveria, maldicenza, calunnia, discredito degli altri in tutte le forme e attraverso ogni mezzo, individualismo, autoreferenzialità e tutti quegli atteggiamenti che creano conflitti e logorano i tessuti comunitari», scrive l’arcivescovo e aggiunge: «Vogliamo creare nelle nostre comunità spazi di dialogo, di incontro, di accoglienza, di integrazione per educare e dare corpo concretamente alla pace, perché siamo convinti che la pace è possibile!».
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