La Puglia policentrica? A favore nelle province anche gli ex presidenti

La Puglia policentrica? A favore nelle province anche gli ex presidenti

La Puglia policentrica? A favore nelle province anche gli ex presidenti
di Donato NUZZACI
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martedì 16 dicembre 2025, 05:00 – Ultimo aggiornamento:
17 dicembre, 14:05

Dalle macro-province all’idea sempre attuale del Grande Salento fino alla Regione Salento. Quattro ex presidenti di provincia (Bari, Brindisi, Lecce e Taranto) riflettono sul futuro del territorio pugliese e concordano sul proposito di promuovere «un coordinamento politico-amministrativo tra province al fine di avere maggiore forza negoziale e gestionale». Francesco Schittulli, ex presidente della Provincia di Bari dal 2009 al 2014, racconta di aver proposto nel corso del suo mandato, «un accorpamento interprovinciale. In pratica, all’epoca, dissi che sarebbe stato opportuno creare una provincia salentina (Brindisi Lecce e Taranto), una provincia di Bari-Bat come era in origine e una provincia di Foggia, cosiddetta “federiciana”, che poteva coinvolgere anche quegli altri comuni che erano traslocati nella Bat, questo perché, se vediamo il numero di abitanti nei vari territori, si rischia di avere una dispersione anche di risorse finanziarie. Andrebbe fatto un aggiornamento e un accorpamento pure di determinate regioni, è anacronistico nel 2025 parlare ancora di 5 regioni a statuto speciale». Per Schittulli dunque «la Regione deve svolgere un ruolo di coordinamento, occorre una regione meno accentrata. Comprendo che questo si scontri con la realtà politica e partitica però noi dobbiamo cercare di costruire un futuro migliore per i nostri figli».

Michele Errico, ex presidente della Provincia di Brindisi, ricorda di essere stato protagonista «insieme al presidente Giovanni Pellegrino, della figura di coordinamento e di tutte le possibilità che potevano avere Lecce, Brindisi e Taranto. Cominciammo una serie di incontri con la regione individuando quello che si doveva fare indipendentemente da quale area di Brindisi, di Taranto o di Lecce, puntammo su varie iniziative che comprendevano le infrastrutture viarie, portammo a completamento l’aeroporto del Salento e anche l’università prese il nome di Università del Salento, questo per dare anche una certa importanza all’idea del grande Salento. Credo che per fare questo basti poco e tanta buona volontà. Le province, i sindaci, i comuni possono fare un protocollo d’intesa cercando di unirsi in una fattispecie, oppure ne possono creare un’altra, in modo da determinare insieme quelle che sono le opere da fare, in base non a un campanilismo esasperato perché non ne vale la pena». Per Errico, «c’è troppo baricentrismo. Ricordo la mortificazione dell’aeroporto di Brindisi nei confronti dell’aeroporto di Bari e anche del porto brindisino rispetto a quello barese. Tutto questo ci dimostra che la regione non può essere baricentrica, ma occorre un’identità culturale del Salento in confronto a quella di Bari. Occorre oggi un coordinamento fattivo tra i sindaci per avere più forza nei confronti di Bari, ci deve essere un qualcosa di unitario che interessa il Salento».

A concordare con l’intervento di domenica firmato dal giornalista Adelmo Gaetani su “Quotidiano”, è l’ex presidente della Provincia di Lecce Antonio Gabellone, oggi deputato: «È un’analisi perfetta quella di Gaetani.

Il tema è la contestualizzazione dei processi e su questo c’è una difficoltà che vien fuori da un’attività della Regione che non svolge il ruolo che la legge gli affida e che invece, come dice Gaetani, la stessa Regione è diventata un centro di spesa». Gabellone ricorda come da presidente della Provincia, dopo un’interlocuzione con l’allora presidente Vendola, avviò con gli altri presidenti delle province di Taranto e Brindisi, Gianni Florido e Massimo Ferrarese, «l’elaborazione di una piattaforma progettuale che fu in parte realizzata e in parte conserva la base per nuovi interventi. Quindi è evidente, sempre per Gabellone, che occorre mettere insieme le macro-aree da un punto di vista dei trasporti, delle infrastrutture e del commercio, della portualità (Taranto col porto, Lecce col nodo ferroviario della stazione e Brindisi con l’aeroporto), con delle apposite piattaforme logistiche. C’è oggi un immobilismo in termini programmatici e di visione strategica e la Regione ha la maggiore responsabilità». Accanto a questo, Gabellone ricorda «l’esperienza positiva avuta con il neopresidente della Regione Antonio Decaro. Quando ero presidente di Upi regionale, facemmo diversi incontri sul decentramento delle funzioni e con Decaro abbiamo fatto un ottimo lavoro, soprattutto con la disponibilità a riconoscere alle province il ruolo di enti territoriali e rappresentativi di macroaree. Allo stesso modo, la regione deve avere un ruolo diverso che possa fare in modo che si esprimano le potenzialità di territori aggregati che lavorano su aree vaste. E le province potrebbero fare molto bene». Tra i fautori dell’idea del “Grande Salento” c’è anche Gianni Florido ex presidente della Provincia di Taranto: «Volli aggiungere io il termine “grande”, perché il Salento era già un luogo importante dopo essere stato lanciato dal presidente Lorenzo Ria. Con il “Grande Salento” venivano inclusi anche Brindisi e Taranto, per cercare di ridurre la dipendenza del Sud della Puglia dall’area del centro-nord della regione, sia dal punto di vista infrastrutturale (per interconnettere Taranto, Brindisi e Lecce e rendere Ionio e Adriatico più raggiungibili) che economico. Credo che questa necessità ci sia ancora, siamo indietro nei collegamenti e ci vorrebbe un’alleanza forte fra queste province per un rilancio economico e sociale. Continuo a credere – conclude Florido – che dal punto di vista istituzionale quella delle macro-province sarebbe la vera alternativa alle regioni, cioè mettere insieme territori omogenei».

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