Futuro della centrale Enel, quindici giorni allo stop e niente decreto, Stefanazzi: «Basta rinvii, il governo deve decidere»

17 dicembre, 14:05
Dopo gli appelli dei giorni scorsi da parte di sindacati, politica locale e perfino del presidente dell’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico meridionale affinché il governo ufficializzi una volta per tutte il destino della centrale Enel “Federico II”, è la volta del deputato del Partito democratico Claudio Stefanazzi, che preannuncia una interrogazione parlamentare sulla vicenda. Il prossimo 31 dicembre, infatti, scadono non solo i termini per mantenere in vita l’impianto, secondo quanto previsto dal Piano nazionale integrato per l’energia ed il clima, ma anche l’Autorizzazione integrata ambientale e perfino la concessione demaniale per la banchina sulla quale viene movimentato il carbone destinato alla centrale. Questione, quest’ultima, rispetto alla quale si è espresso il presidente dell’Authority Francesco Mastro invitando il governo a comunicare quanto prima le proprie intenzioni.
Pochi giorni alla scadenza dei termini
«Sulla vertenza della centrale Enel “Federico II” di Brindisi il governo non può più prendere tempo». Così l’onorevole Steanazzi si rivolge all’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, preannunciando come detto il deposito di un’interrogazione parlamentare ai ministri delle Imprese, dell’Ambiente e del Lavoro. «A pochissime settimane dalla scadenza del 31 dicembre 2025, migliaia di lavoratrici e lavoratori vivono in una condizione di incertezza inaccettabile.
Parliamo di centinaia di addetti diretti e dell’indotto e di una platea molto più ampia che rischia di essere travolta da un vuoto industriale e occupazionale senza precedenti per Brindisi».
I timori dei sindacati
L’interrogazione, sottolinea il parlamentare Pd, «fa da eco ai quesiti che le organizzazioni sindacali pongono al governo senza ottenere risposta: innanzitutto, se verrà garantita la continuità occupazionale avviando dal primo gennaio 2026 le attività di messa in sicurezza, smantellamento e bonifica degli impianti e attivando ammortizzatori sociali adeguati per la transizione. Ma soprattutto si chiede chiarezza: sull’Accordo di programma, sui tempi, e sull’ipotesi – tutt’altro che marginale – di una riserva a freddo degli impianti, rispetto alla quale servono decisioni nette e responsabilità precise». Le scelte riguardo al destino della centrale, infatti, hanno effetti sull’economia di un intero territorio. Come del resto hanno evidenziato proprio i sindacati di categoria nei giorni scorsi, preoccupati non solo per il destino della centrale e per l’assenza – almeno fino ad oggi – di decisioni ufficiali da parte del governo ma anche dal trasferimento del prefetto Luigi Carnevale che, dalla nuova sede di Pescara, resterà comunque commissario del Tavolo per la decarbonizzazione. Tavolo che, secondo quanto annunciato, dovrebbe portare entro pochi mesi alla stipula di un apposito Accordo di programma.
La richiesta di un monotematico sulla questione
Rispetto al quale pure diversi sindacati si sono detti preoccupati, innanzitutto a causa della mancanza di chiarezza rispetto alla dotazione economica messa a disposizione per sostenere i nuovi investimenti da parte delle aziende che, nei mesi scorsi, hanno manifestato il loro interesse in questo senso, e poi a causa della necessità di prevedere ammortizzatori sociali straordinari, capaci di andare di gran lunga oltre i 24 mesi ed arrivando anche fino a due anni. Sulla vicenda si è espresso, nei giorni scorsi, anche il segretario cittadino del Pd Francesco Cannalire, che tra le altre cose ha proposto un monotematico sull’ipotesi di nazionalizzazione – possibilità tra le più concrete allo studio del governo – della centrale. «Senza risposte rapide e senza un confronto immediato tra governo, istituzioni e parti sociali, Brindisi rischia di pagare ancora una volta il prezzo dell’immobilismo», conclude Stefanazzi.
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