Vetrina troppo luminosa al negozio K-Way, la Soprintendenza: «Regole uguali per tutti, ignorate le alternative proposte»

Vetrina troppo luminosa al negozio K-Way, la Soprintendenza: «Regole uguali per tutti, ignorate le alternative proposte»

La replica dell’ente dopo l’attacco di Ascom sulle prescrizioni imposte all’esercizio commerciale di via San Fermo per il tipo di illuminazione adottata

sabato 13 dicembre 2025di Luisa Morbiato

Vetrina troppo luminosa al negozio K-Way, la Soprintendenza: «Regole uguali per tutti, ignorate le alternative proposte»

PADOVA – La Soprintendenza intende chiarire la vicenda dell’insegna del negozio K-Way di via San Fermo, bocciata dalla stessa con una decisione che aveva suscitato la forte contrarietà del presidente di Ascom Patrizio Bertin.

La replica

«È necessario premettere che questa Soprintendenza mette in atto una linea di prescrizioni assolutamente non discrezionale, ma oggettivamente rispondente al Codice dei beni culturali, adottando atti e pareri dettati da una logica di valutazione uniformemente estesa a tutti quei soggetti che, nel centro storico, sono a contatto con beni culturali meritevoli di tutela, a beneficio dell’intera comunità – scrive in una nota -, pertanto le insegne prive di retroilluminazione sono prescritte dalla Soprintendenza a tutti i soggetti commerciali del centro storico, senza alcuna differenza.

La prescrizione è quella di utilizzare fonti di illuminazione di tipo indiretto, mai vietando l’illuminazione né imponendo di spegnere le insegne. L’illuminazione indiretta può essere realizzata mediante faretti esterni o strip led, chiedendo sempre che il fondo della scritta sia opaco».

«Alternative ignorate»

Il problema, quindi, non ha a che vedere con l’illuminazione dell’insegna, mai vietata, ma con la tipologia adottata. Alla luce di un Codice che deve essere applicato salvo esplicita autorizzazione del soprintendente, rilasciata solo se viene garantita la compatibilità con «l’aspetto, il decoro e la pubblica fruizione dei beni tutelati». «La Soprintendenza ha sempre previsto e suggerito soluzioni alternative, puntualmente ignorate dai destinatari, ai quali sono state spiegate nel dettaglio le modalità da adottare – puntualizza ancora la nota – operando come sempre con spirito collaborativo. Non può però essere una responsabilità di questo ente di tutela la scelta di non seguire le prescrizioni impartite».

Infine, viene sottolineato come nella maggior parte dei casi l’ufficio si trovi a rilasciare atti di assenso su insegne già in essere, collocate senza specifica autorizzazione, per le quali il Codice imporrebbe l’immediata rimozione, a prescindere da qualsiasi valutazione di merito. «Al fine di evitare aggravi procedurali che ricadrebbero direttamente sul cittadino – conclude la Soprintendenza – tutte le richieste trasmesse dall’Amministrazione procedente vengono trattate come nuove istanze, cercando di adottare un metro comune e, per quanto possibile, chiaro e uguale per tutti, in un’ottica di collaborazione con i soggetti privati coinvolti».
 


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