Marijuana, rubate 434 piante dalla serra sequestrata dai carabinieri

Marijuana, rubate 434 piante dalla serra sequestrata dai carabinieri

Cittadella, brutta sorpresa per i carabinieri che avevano in custodia la marijuana La Procura di Padova apre una seconda inchiesta per scoprire chi l’ha rubata

sabato 13 dicembre 2025di Luca Preziusi

Marijuana, rubate 434 piante dalla serra sequestrata dai carabinieri

PADOVA – L’esperta va al capannone per prelevare dei campioni sulla droga e non trova più nulla: sparite 434 piantine di marijuana dalla serra sequestrata dai carabinieri. È successo a Cittadella, in provincia di Padova. L’operazione risale al 4 novembre scorso, giorno in cui i militari fanno irruzione in un capannone in via dell’Industria 9 e sequestrano l’intera coltivazione illegale. Coltivazione portata avanti da tre uomini di 69, 33 e 22 anni. Si tratta di Patrizio Guarise, pensionato di San Martino di Lupari e due cittadini di origini albanese, Artenis Cobaj e Anxhelo Hitaj.

Ora di quella coltivazione non c’è più traccia: è stato rubato tutto nonostante i sigilli. 

IL BLITZ

Supportati anche dai vigili del fuoco, nei giorni precedenti i carabinieri avevano osservato per ore i vari movimenti attorno al capannone, prima di intervenire con un blitz il primo martedì di novembre e arrestare in flagrante i tre uomini. Secondo quanto emerso, Guarise, titolare di una ditta individuale che si occupa della commercializzazione di materiale edile, aveva preso in affitto lo stabile, ricavando una serra all’interno dello scantinato. 
All’interno dei locali sono stati trovati impianti di illuminazione, di aspirazione e di ventilazione con materiale elettrico e luci a led, tubi per l’irrigazione, prodotti per la fertilizzazione delle piante e perfino termometri per rilevare il grado di umidità dell’aria. Luogo e atmosfera ideale dove coltivare le oltre 400 piante di “maria” poi sequestrate. Sul posto anche una cucina e due camere da letto per garantire un po’ di riposo nelle pause dai “lavori” sulla piantagione. In progetto c’era anche un’ipotesi di ampliamento del capannone con la previsione di un secondo piano. Tra piante e strumenti parliamo di centinaia di migliaia di euro di valore. 

LA PROCURA

Dopo gli arresti voluti dal sostituto procuratore Roberto D’Angelo, con l’accusa di concorso di produzione e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti e psicotrope, il capannone con tutte le piante all’interno viene sequestrato e i tre arrestati. In attesa del giudizio sono poi stati liberati, ma il primo con l’obbligo di dimora a San Martino di Lupari, gli altri due con il divieto di risiedere nel Padovano. 

LA SORPRESA

Nel frattempo le indagini sono andate avanti e proprio il pm D’Angelo incarica l’esperta Donata Favretto, chiedendo un’analisi sulle piante sequestrate, in modo da valutarne il principio attivo. Quando, alcuni giorni fa, la professoressa arriva sul posto, accompagnata dai carabinieri di Cittadella, trova però la sorpresa: il capannone è stato svaligiato e della serra non c’è più nessuna traccia. Tra il sequestro e l’arrivo dell’esperta sono passati circa una ventina di giorni, durante i quali il capannone è rimasto sigillato, ma probabilmente senza vigilanza. A questo punto D’Angelo non ha potuto fare altro che aprire un secondo fascicolo per furto e violazione dei sigilli, mentre per le accuse di coltivazione di stupefacenti confronti dei tre ha già inviato tutto al gip per chiedere il giudizio immediato. Loro sono a piede libero, ma al momento non ci sono prove che possano ricollegarli al furto all’interno della serra. 
 

Ultimo aggiornamento: 19:47
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