Assemblea Pd, Bonaccini e Decaro entrano in maggioranza

L’assemblea nazionale del Partito democratico, riunitasi ieri a Roma, sancisce un passaggio cruciale sul fronte dei propri equilibri interni. I dem hanno infatti approvato con 225 voti a favore e 36 astenuti la relazione della segretaria Elly Schlein. Ad annunciare l’astensione è stata l’ala più estrema dei riformisti, mentre ha votato a favore quella di Stefano Bonaccini, Energia popolare, che di fatto è entrata in maggioranza. L’avvicinamento di Bonaccini a Schlein porta fuori dall’opposizione interna personalità di spicco del Pd, a cominciare proprio dal neoeletto governatore della Puglia Antonio Decaro. Che del resto già in chiusura di campagna elettorale a fine novembre aveva sposato la linea “testardamente unitaria” della segretaria dem. Insieme a Decaro entrano in maggioranza anche il segretario regionale campano Piero De Luca, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, il presidente dell’Emilia-Romagna Michele De Pascale e gli eurodeputati Matteo Ricci e Brando Benifei, capodelegazione a Bruxelles.
L’assemblea
Se per Bonaccini l’ingresso in maggioranza certifica un dato di fatto, come lui stesso ha rivendicato, per altri esponenti come De Luca o Giani si tratta di una novità. «Non mi sono mai sentito minoranza – ha spiegato il presidente del Pd dal palco – ho assicurato il mio sostegno alla segretaria fin dal giorno dopo le primarie».
Schlein, da parte sua, rivendica un «partito più unito e compatto. È finito il tempo delle divisioni e dei litigi. Continuerò ad essere la segretaria di tutti». Poi una risposta ai detrattori: «Non c’è mai stata la volontà di reprimere il confronto interno, veniamo da tre anni particolari in cui abbiamo avuto scadenze elettorali ravvicinate. Discutere è la nostra forza». Bonaccini, che alle scorse primarie fu il principale sfidante di Schlein convogliando i voti di tutti i riformisti, in assemblea rimarca: «Sui temi vorrei essere io maggioranza. L’anomalia è il correntismo esasperato. Visto che l’obiettivo da oggi è vincere le prossime elezioni – afferma – diamo una mano».
Lo sguardo al 2027
Il Pd si prepara dunque, rafforzato al suo interno, alla lunga campagna elettorale in vista delle elezioni politiche del 2027 contro Meloni. E parte tenendo ben fermi il risultato e le strategie delle ultime consultazioni regionali. A cominciare proprio dall’ottima performance di Decaro in Puglia, citato più volte da diversi esponenti dem nel corso della discussione in assemblea. Una circostanza che negli ultimi giorni è stata sottolineata in più occasioni anche dal senatore pugliese e capogruppo a Palazzo Madama Francesco Boccia, braccio destro di Schlein. «Il Partito Democratico è centrale nella fase storica che attraversa l’Italia. Senza un Pd forte al Sud non c’è alternativa credibile alla destra di Giorgia Meloni. La Puglia è e sarà uno dei pilastri di questa sfida. Quanto più sarà forte il Pd pugliese, quanto più sarà autorevole e radicato il suo gruppo dirigente, quanto più Antonio Decaro saprà sicuramente guidare la Regione come un ottimo Presidente, tanto più forte sarà il Pd del Mezzogiorno».
Grande attenzione dal Nazareno verso l’azione di governo di Decaro in Puglia, che potrebbe così assumere una posizione sempre più forte sullo scenario politico nazionale.
Un modello di leadership a cui guardare anche in relazione a quello che si preannuncia un difficile rapporto con il Movimento cinque stelle di Giuseppe Conte. Il campo largo ha raggiunto ottimi risultati in Puglia e Campania, e rappresenta un percorso che Schlein intende mantenere e rafforzare fino alle urne del 2027: «È tempo che l’Italia ricominci a sognare e a sperare». Il messaggio è diretto in particolare al leader del M5s che dalla kermesse di Fratelli d’Italia, Atreju, ha messo in discussione l’alleanza di centrosinistra affermando che dipenderà dal programma. A rispondergli, tagliente, è proprio Boccia: «Gli ricordo che prima non governava nessuna Regione e ora ne governa due, che ha contribuito a vincere in altri due territori che prima erano a destra. La coalizione c’è. Ci vuole rispetto per tutti i partiti». Al netto delle buone intenzioni, insomma le tensioni nel campo largo restano palpabili. E come ribadito sabato scorso anche dalla direzione regionale del Pd in Puglia, gli equilibri del prossimo Consiglio regionale (dove non è stata dimenticata l’uscita dei pentastellati dalla Giunta Emiliano in seguito agli scandali giudiziari e l’approvazione della legge Laricchia sulle nomine) potrebbero diventare un laboratorio in cui sperimentare modelli di “convivenza” buoni per contrastare le destre alle politiche del 2027.
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