Giorgetti: «La fiducia è un presidio per la crescita e gli investimenti. Accordo con la Bce sull’oro»
Il ministro ad Atreju rivendica di non aver creato nuovo debito pubblico. Il sottosegretario Fazzolari: «Il consenso non si fa con politiche scellerate»
sabato 13 dicembre 2025di Andrea Pira

Per spiegare cosa serve all’Italia per continuare a crescere Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia, prende in prestito la parola dell’anno scelta dalla Treccani. Fiducia è la parola chiave che il titolare di Via XX Settembre ha ripetuto ad Atreju, ospite dell’appuntamento annuale di Fratelli d’Italia. «È il presidio degli investimenti» ha sottolineato intervistato dal direttore del Messaggero, Roberto Napoletano, «Un patrimonio di tutto il Paese», ha aggiunto. Quando il ministro si è collegato in video con il palco della kermesse in corso a Castel Sant’Angelo, le agenzie avevano da poco battuto la chiusura dello spread.
Il differenziale tra i Btp italiani e i Bund tedeschi si è fermato a fine a giornata a 69 punti base, ma in mattinata era sceso fino a quota 67, su livelli che non si vedevano da prima di settembre 2008, il mese che ha visto deflagrare la grande crisi finanziaria degli anni dieci del Duemila.
I dati
L’ottimismo di Giorgetti è stato sostenuto da un dato citato durante il dibattito: nel 2024 gli investimenti diretti esteri nella penisola sono cresciuti del 5%, in controtendenza rispetto al calo generale europeo segnalato dal EY Attractiveness Survey Italy. E anche i dati sull’export, nonostante i timori per l’effetto dei dazi statunitensi, ha continuato a mostrare forza, in crescita nei primi nove mesi dell’anno del 3,6%.
«Quando si parla di mercati finanziari, si parla di debito pubblico, la fiducia si conquista ogni giorno, ogni minuto», ha detto ancora Giorgetti, rivendicando di riuscire a vendere i Btp italiani agevolmente anche senza il paracadute degli acquisti della Banca centrale europea. In passato non aveva infatti mistero di avere un peso ulteriore rispetto ai colleghi di governo, doversi svegliare la mattina sapendo di dover piazzare il debito agli investitori. Compito reso più agevole ora che lo spread cala e cala anche l’ammontare di miliardi destinati a pagare gli interessi sul debito pubblico.
Un risultato ottenuto anche con scelte impopolari per ché il consenso «non si fa con scelte scellerate». Lo ha ricordato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giovanbattista Fazzolari: «Mi vengono in mente alcune delle politiche più impopolari che abbiamo fatto appena insediati. Pronti, via: abbiamo tolto l’incentivo sui carburanti, quei 25 centesimi al litro a carico dello Stato che costavano, in un anno, 10 miliardi». In rapida successione sono arrivate poi la cancellazione del reddito di cittadinanza e la stretta sul Superbonus 110%.
Anche l’ultima Manovra di bilancio ha messo in piedi scelte che hanno fatto sollevare più di un sopracciglio ai professionisti, cui le Pubbliche amministrazioni possono bloccare le parcelle se hanno debito fiscali o contributivi. Un modo per contenere la spesa. C’è un dato infatti di cui il governo si fa vanto, l’aver riportato il Paese in avanzo primario: al netto di quanto tocca pagare per gli interessi sul debito pubblico, le entrate superano le spese. Il risultato di questa strategia è «non aver lasciato un euro di debito creato da noi alle generazioni future», ha rivendicato Giorgetti. Per Fazzolari questo è stato possibile anche per l’asse tra Mef e Palazzo Chigi: «Qualunque scelta viene rivendicata dalla politica».
Il Mediterraneo
Alla strategia, secondo il sottosegretario e più fidato consigliere della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha contribuito anche il rinnovato ruolo dell’Italia sulla scena internazionale, in particolare nell’area del Mediterraneo allargato. A lungo, ragiona Fazzolari, il Paese aveva smesso di fungere da ponte tra il Vecchio continente e l’Africa: «Questo non è stato solo un peggioramento della situazione italiana: è stato anche, in realtà, un grande limite dell’intero continente». Il Piano Mattei ha cambiato la situazione: «oggettivamente l’Europa ha avuto grande facilità a riconoscere che era una delle sue grandi dimenticanze degli ultimi periodi.
Ultimo aggiornamento: 16 dicembre, 10:10
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