Papetti: «Quegli intellettuali supponenti che disprezzano ciò che non hanno l’umiltà di provare a capire»

Papetti: «Quegli intellettuali supponenti che disprezzano ciò che non hanno l’umiltà di provare a capire»

La risposta del direttore del Gazzettino Roberto Papetti

sabato 13 dicembre 2025di Roberto Papetti

Papetti: «Quegli intellettuali supponenti che disprezzano ciò che non hanno l'umiltà di provare a capire»

Caro direttore, ascoltavo una trasmissione radio in cui un giornalista dava la sua lettura dell’astensionismo.

Questo giornalista è noto per la sua spocchiosità, usa spesso il termine “umarell” per denigrare tante persone, soprattutto anziane, che per lui sono ignoranti, prive di “strumenti culturali” per poter capire il mondo, la politica, la società. Stupidi insomma. Secondo lui, queste persone che, per questioni anagrafiche, rappresentano la maggior parte degli italiani, sono i telespettatori tipo dei talk show politici che egli definisce prodotti ruffiani e spazzatura. Costano poco e alimentano solo la contrapposizione becera e violenta, con tifo da stadio, e hanno come spettatori la “bassa lega” della società e sono tra i responsabili dell’astensionismo elettorale. Ribalto il suo teorema: non è che con i tanti talk show che ci sono in giro, tutti, anche gli umarell (tranne lui) hanno capito la scarsezza della nostra classe politica e quindi si rifiutano di votarli?

Luigi Gentilini

La risposta del direttore del GazzettinoRoberto Papetti

Caro lettore, non so chi sia questo mio collega, né voglio saperlo. Purtroppo quello che lei descrive è un atteggiamento tipico di una parte del nostro ceto intellettuale e politico: invece di sforzarsi, umilmente, di capire ciò che non capiscono, lo disprezzano o lo denigrano. Sono vittime, inconsapevoli (ed è un’aggravante, non un’attenuante) di un distacco profondo dalla realtà e di uno snobismo culturale che fa loro confondere le opinioni (le loro ovviamente) con la verità.

Una conseguenza tipica di questo approccio saccente da aspiranti maestri del pensiero è la lettura dei risultati elettorali: quando non coincidono con le loro previsioni o, più spesso, con le loro aspettative, la colpa è degli elettori che non hanno capito. Non sono loro che hanno sbagliato, che non hanno compreso i sentimenti, le paure e le preoccupazioni della gente. No, sono gli altri, le persone normali che, prive dei necessari strumenti culturali, si sono fatti fuorviare o ingannare. Cioè che hanno votato diversamente da loro. O che non hanno proprio votato.

Anche prendersela con i talk show è un vezzo diffuso in questi piccoli mondi. Soprattutto da parte di coloro che vorrebbe magari essere invitato a parteciparvi e invece non lo sono. I talk show non vanno demonizzati né sopravvalutati sul piano politico. Sono una forma di spettacolo televisivo. Spesso anche ben fatto e ben interpretato. Ma più che l’obiettivo di far capire, hanno quello di carpire: ascolti e applausi. Il loro successo dipende da questo. Ma non c’è nulla di male o di disdicevole. Né in chi li produce, né in chi vi partecipa né tantomeno in chi li guarda. Con buona pace di qualche intellettuale supponente.

 

Ultimo aggiornamento: 14 dicembre, 09:57
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