L’abbraccio di Natale: ritrovata la madre (portata via dai trafficanti in Libia). La famiglia si riunisce nel Salento

L’abbraccio di Natale: ritrovata la madre (portata via dai trafficanti in Libia). La famiglia si riunisce nel Salento

​Il progetto Sai di Patù ha permesso a Abdoullaye
e ai suoi tre figli di riabbracciare due anni dopo Sophie
La donna era stata portata via dai trafficanti in Libia

L’abbraccio di Natale: ritrovata la madre (portata via dai trafficanti in Libia). La famiglia si riunisce nel Salento
di Luana PRONTERA
3 Minuti di Lettura
lunedì 15 dicembre 2025, 18:05 – Ultimo aggiornamento: 18:07

Sarà un Natale speciale per la piccola comunità di Patù, protagonista in questi giorni di una storia d’amore potente: quella di una famiglia del Congo che, dopo molto tempo, è riuscita a riunirsi proprio alla vigilia di Natale.

La storia da Patù (Lecce)

Tutto ha avuto inizio due anni fa, quando nel progetto Sai di Arci di Patù venne accolto Abdoullaye, 33 anni, con i suoi tre figli. La più piccola, oggi, ha 3 anni e frequenta la scuola dell’infanzia di Patù. Insieme alla moglie, Sophie, 28 anni, si erano trasferiti con il primogenito dal Ciad in Libia alla ricerca di un lavoro. Qui avevano trovato una temporanea stabilità: lui lavorava nell’edilizia e dal loro amore erano nati altri due bambini. Per dare una vita migliore ai figli, avevano deciso di usare i soldi guadagnati per intraprendere un viaggio verso l’Europa a bordo di una delle tante imbarcazioni della speranza, spesso inghiottite dal Mediterraneo. Erano quasi riusciti a imbarcarsi quando Sophie venne però strappata in modo violento dalle braccia dei figli e del marito. I tre bambini hanno ora 9, 7 e 3 anni.

Abdoullaye promise di prendersi cura dei figli per entrambi e ha mantenuto quella promessa, lavorando grazie a una borsa lavoro del Comune e seguendo i bambini nei loro percorsi scolastici ed educativi. Una dedizione che non è mai passata inosservata nella comunità di Patù.

«Non avevamo molte speranze, la situazione era complessa, ma lui riusciva a mettersi in contatto con la moglie, perché fortunatamente non le avevano tolto il cellulare», racconta Anna Caputo, presidente di Arci Lecce Solidarietà, la cooperativa sociale legata ad Arci che si occupa di progetti di accoglienza e integrazione.

«Siamo riusciti a rintracciarla grazie alla collaborazione dell’Unhcr in Libia e, con il Servizio Centrale SAI, siamo riusciti a farla arrivare qui con un volo del corridoio umanitario attivato insieme alla Comunità di Sant’Egidio, Acli, Caritas e Arci».

Fondamentale è stato anche il contributo di Rino Letizia, consigliere del Comune di Patù e responsabile di progetto. La sorpresa e la gioia dei bambini sono state immense. Anche la più piccola ha riconosciuto e abbracciato la madre, tra la commozione generale. Le maestre, emozionate, hanno ricordato quanto fosse straordinario il coraggio del padre, che ha cresciuto i figli con la speranza che un giorno la madre potesse tornare sana e salva.

Nei prossimi mesi saranno attivati percorsi psicologici per supportare la madre e aiutarla a voltare pagina.

Abdoullaye potrà invece riprendere a lavorare senza doversi dividere tra il lavoro e la gestione quotidiana dei figli. Una storia che brilla sotto il grande albero di Natale, accanto al presepe. Perché, al di là delle religioni, del colore della pelle, delle abitudini e delle condizioni economiche, le emozioni sono uguali per tutti. Patù ha vissuto questa riunione familiare come un autentico regalo di Natale. Anche i piccoli compagni della scuola dell’infanzia erano in festa, perché la loro compagna di classe non dovrà aspettare Babbo Natale: il dono più bello lo ha già ricevuto.

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