Giunta, il Pd chiede l’assessorato al Lavoro. Prime tensioni con il M5S

Giunta, il Pd chiede l’assessorato al Lavoro. Prime tensioni con il M5S

Si è riunita la Direzione regionale in vista delle trattative: trapela insofferenza verso i 5Stelle per l’abbandono della giunta Emiliano e per aver votato la legge Laricchia

Giunta, il Pd chiede l'assessorato al Lavoro. Prime tensioni con il M5S
di Francesca SORRENTINO
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sabato 13 dicembre 2025, 05:00 – Ultimo aggiornamento:
17 dicembre, 14:05

La richiesta dell’assessorato al Lavoro e le prime tensioni con il M5s: ai pentastellati non viene perdonato di essere usciti dalla giunta Emiliano e di aver approvato la legge Laricchia sulle nomine. È, in sintesi, quanto emerso ieri durante la discussione in Direzione del Pd pugliese. Il Partito democratico è pronto alle trattative che dovrà avviare nelle prossime settimane con il neopresidente della Regione Antonio Decaro per decidere la composizione della squadra di governo. Per il momento la direzione regionale dem, riunitasi ieri nella sede di via Re David a Bari, si è concentrata principalmente sull’analisi del voto dello scorso 23 e 24 novembre e sul “carico” di riforme che il Pd sarà chiamato a portare in Consiglio, forte del risultato storico raggiunto alle urne.

Il 25,9% dei voti, il 9% in più rispetto alle elezioni regionali del 2020.

Un risultato che consentirà l’ingresso in Consiglio regionale di un gruppo profondamente rinnovato, con numerosi quarantenni e cinque donne e che segna anche, sotto il profilo della rappresentanza femminile, un primato storico. Il Pd è inoltre l’unico partito ad aver aumentato in termini assoluti i voti rispetto alle scorse regionali (+55mila), nonostante il drastico calo dell’affluenza. «Non solo siamo la prima forza politica in Puglia, ma abbiamo ottenuto un risultato senza eguali dal 1995 – ha riferito il segretario regionale Domenico De Santis (anche lui eletto in via Gentile nel collegio della Bat) -. Per questo vogliamo e dobbiamo portare avanti le priorità chiare per le quali i nostri elettori ci hanno votato e che offriamo a Decaro e agli alleati. Su tutte, le riforme istituzionali, a partire da una nuova legge elettorale e da un processo di semplificazione burocratica».

Modifica della legge elettorale che appare ancora più necessaria oggi dato che, come sottolineato anche da voci interne al Pd dopo il voto, ha portato all’esclusione dal Consiglio di personalità di spicco tra i dem. Una tra tutte Lucia Parchitelli nonostante le oltre 23mila preferenze raccolte dall’elettorato. Un primo obiettivo che non sembra però di così facile realizzazione, nonostante i buoni propositi del partito e di Decaro, dato che anche durante la scorsa legislatura l’intenzione era di correggere le “storture” della legge elettorale pugliese, ma i numeri nei cinque anni successivi non sono bastati. «Il passaggio sulla legge elettorale deve avvenire aprendo dapprima un confronto in maggioranza e invito ufficialmente anche le forze politiche di opposizione a discuterne tutti insieme, perché le regole si cambiano insieme», ha riferito sempre De Santis sul tema.

Sul fronte della squadra di governo, il Partito democratico è ancora in attesa dei dati ufficiali sugli eletti da parte della Corte di appello, che potrebbero arrivare anche dopo le feste natalizie, prima di proporre al governatore Decaro i nomi per la formazione della Giunta. Da quanto trapelato ieri durante la Direzione, i dem rivendicheranno per sé l’assessorato al Lavoro, posto come uno dei punti cruciali di cui bisognerà occuparsi nei prossimi anni. «Naturalmente – ha sottolineato ancora De Santis – dobbiamo continuare a rafforzare il lavoro puntando sull’occupazione, continuando a creare lavoro stabile e aumentando i salari. Approvare la legge sulla cultura che non siamo riusciti ad approvare nella scorsa legislatura. Per tutto questo ci batteremo in Consiglio regionale a partire da oggi».

Resta da capire come i dem gestiranno durante questa legislatura il rapporto con le altre forze progressiste in Consiglio regionale, primi tra tutti i pentastellati. I punti di dissenso tra il Pd e il partito di Giuseppe Conte, soprattutto dopo le ultime dichiarazioni di apprezzamento di quest’ultimo sul presidente americano Trump e sulla Russia di Putin, non sono pochi. Nonostante la volontà della segretaria Elly Schlein di tenere tutti uniti a ogni costo e al netto dei mal di pancia. Per alcuni – è emerso ieri durante gli interventi – la convivenza con i 5 stelle appare ad oggi forzata, soprattutto dopo l’uscita dei pentastellati dalla Giunta Emiliano e l’approvazione in extremis della “legge Laricchia” sulle nomine, che potrebbe tenere lontani per anni da incarchi e nomine molti dei candidati non eletti del Partito Democratico. Non manca anche una certa preoccupazione sulle rivendicazioni che una forza in forte ridimensionamento e che sta perdendo presa sull’elettorato come il Movimento potrebbe avanzare in Consiglio regionale, mettendosi di traverso al Pd sul fronte delle azioni di governo.

Che il laboratorio pugliese possa diventare un modello di “convivenza” buono per affrontare senza troppe difficoltà le elezioni politiche del 2027? Sembra possibile, soprattutto dopo i risultati delle regionali in Puglia e Campania, ma il lavoro sarà lungo e non senza scontri e mediazioni da entrambe le parti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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