Migranti, svolta dell’Europa: rivedere le regole sui diritti umani

Migranti, svolta dell’Europa: rivedere le regole sui diritti umani

La svolta parte da Strasburgo. Alla riunione del Consiglio d’Europa ventisette Stati con una dichiarazione congiunta aprono il fronte

giovedì 11 dicembre 2025di Francesco Bechis e Gabriele Rosana

Migranti, svolta dell'Europa: rivedere le regole sui diritti umani

BRUXELLES – Una virata in piena regola. L’Europa chiede un cambio di passo nella gestione dei flussi migratori.

La svolta parte da Strasburgo. Alla riunione del Consiglio d’Europa ventisette Stati con una dichiarazione congiunta aprono il fronte.

IL PRESSING UE

Un passaggio salta all’occhio. Quello in cui i Paesi firmatari chiedono di rivedere, nella convenzione Cedu, il concetto di «trattamento inumano e degradante», affinché sia «limitato alle questioni più gravi, in modo tale da non impedire agli Stati di adottare decisioni proporzionate in materia di espulsione di criminali stranieri o in casi di allontanamento o estradizione, compresi i casi che sollevano questioni relative all’assistenza sanitaria e alle condizioni carcerarie». Insomma anche ai diritti si può mettere un limite, se necessario.

Da Roma rincara la premier Giorgia Meloni. E brinda all’inversione di marcia di cui rivendica la paternità: «Oggi, 27 Nazioni, che rappresentano la maggioranza degli Stati membri del Consiglio d’Europa, hanno aderito alla dichiarazione congiunta promossa dall’Italia e dalla Danimarca sulla necessità di aggiornare l’applicazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo al complesso mondo odierno» mette a verbale la presidente del Consiglio». È una doppia svolta, a dire il vero. Perché anche a Bruxelles il vento inizia a cambiare. Prima la pubblicazione della lista dei Paesi “sicuri” da parte del Consiglio Ue: il grimaldello che permetterà al governo italiano di superare il muro dei tribunali e riattivare il protocollo in Albania.

Ieri, in mattinata, un altro segnale. A lanciarlo la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, intervenendo alla conferenza per l’Alleanza globale contro il traffico di migranti. «Devono essere gli europei a decidere chi arriva» avvisa la tedesca a capo dell’esecutivo europeo, invitando i partner a «porre fine al modello di business del traffico di migranti in tutto il mondo». Frasi sovrapponibili, o quasi, a quelle che pronuncia Meloni nello stesso consesso. «Gestire i flussi migratori verso l’Europa è possibile» esordisce la leader italiana. Rilanciando il modello dei centri in Albania – contestato dalle opposizioni all’unisono per lo “spreco” di fondi pubblici a fronte delle strutture rimaste semi-vuote – che per Meloni ha invece «aperto la strada a livello europeo». Tutto indica una virata imminente dell’Europa sui flussi. Da un lato la stretta sugli ingressi illegali. Dall’altro, chiarisce von der Leyen, il canale preferenziale per i migranti “economici”: «Dobbiamo aprire più vie sicure verso l’Europa. Dobbiamo creare più ponti tra i nostri continenti affinché le persone possano trovare un lavoro dove il loro talento è richiesto».

A Strasburgo è stato compiuto, intanto, il primo passo formale verso un inasprimento del modo in cui le regole in fatto di migrazione sono interpretate dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. La Corte è il massimo organismo giurisdizionale sui diritti del continente è un organo non dell’Ue ma del Consiglio d’Europa, istituzione ben più ampia che ricomprende 46 Paesi, inclusi tutti i 27 Stati dell’Unione. Anche il Regno Unito si è unito al coro di chi chiede un cambio di passo: «L’attuale sistema d’asilo è stato creato per un’altra epoca», ha scritto ieri sul Guardian il premier britannico Keir Starmer, in un intervento congiunto con la danese Mette Frederiksen. Due tra i pochi leader socialisti d’Europa, a dimostrazione che la stretta sui migranti mette d’accordo quasi tutti.


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