Al posto delle pattumelle i cassonetti per i rifiuti. Ma l’invasione ai Tamburi continua

Al posto delle pattumelle i cassonetti per i rifiuti. Ma l’invasione ai Tamburi continua

Al quartiere sono stati reintrodotti i contenitori più grandi nei punti più critici ma i cumuli di spazzatura occupano il rione. Il vicepresidente di Kyma Ambiente De Molfetta: «Non ci arrendiamo»

Al posto delle pattumelle i cassonetti per i rifiuti. Ma l’invasione ai Tamburi continua
di Giacomo RIZZO
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sabato 13 dicembre 2025, 05:00

I cassonetti della differenziata sono tornati al rione Tamburi, soprattutto nei punti considerati più critici, ma il quartiere continua a fare i conti con un conferimento selvaggio che smentisce ogni tentativo di normalizzazione. I contenitori appena riposizionati vengono riempiti «di tutto», proprio come accadeva con le pattumelle. A confermarlo è Mauro De Molfetta, vicepresidente di Kyma Ambiente, che racconta di una quotidianità ormai al limite: cittadini che gettano rifiuti senza alcuna regola, cumuli che spuntano agli angoli delle strade, sfiducia crescente e un servizio che tenta di restare in piedi nonostante tutto. «Il nostro obiettivo – afferma De Molfetta – è quello di continuare a fare la raccolta differenziata. In alcune zone sembra impossibile, ma noi non ci arrendiamo». Per tamponare l’emergenza, l’azienda ha scelto di reintrodurre i cassonetti stradali: una soluzione provvisoria, pensata per recuperare un minimo di decoro. Ma gli effetti sono parziali. «Dentro il cassonetto marrone dell’organico o quello giallo ci sta di tutto.

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Alcuni li intendono solo come un posto dove buttare il sacchetto quando pare a loro». Intanto i quartieri Tamburi e Paolo VI restano i più esposti alla crisi: pattumelle non usate correttamente, abbandoni continui, raccolte saltate. Nonostante una bonifica straordinaria dei giorni scorsi, le scene sono sempre le stesse: sacchi ammassati, microdiscariche, residenti che lamentano problemi strutturali – palazzi con 15 famiglie e zero spazi per i bidoncini, anziani che non riescono a scendere, mancanza di contenitori per i bisogni degli animali. In mezzo a tutto questo, la partecipazione civica vacilla. «Purtroppo in alcune zone – spiega De Molfetta – dove gli indici di disagio sono altissimi, il lavoro è molto più profondo e molto più lungo. Il lancio del sacchetto ha origini diverse: non è solo disfarsi dei rifiuti». Eppure, qualche segnale di resistenza c’è. «Per fortuna – aggiunge – c’è della gente che si ostina a fare la differenziata anche in situazioni critiche. Ma molti sono sfiduciati: tornano a buttare l’immondizia per strada, ogni giorno».

La situazione precipita soprattutto dove «il cassonetto è di nessuno»: diventa il punto di conferimento di tutti, residenti e passanti. Il risultato è un accumulo fuori controllo che nessun mezzo ordinario può affrontare. «Il camion non può fare nulla davanti a una montagna di sacchi: servono mezzi come il ragno o la pala meccanica.

E così si generano le scene di degrado». Kyma Ambiente prova a reagire con una strategia quartiere per quartiere. A Paolo VI il lavoro è già partito: il territorio è stato suddiviso per isolati e tipologie di immobili. Dove possibile si consegnano pattumelle, altrove si installano contenitori condominiali più grandi. «Se abbiamo palazzine con persone che le hanno occupate abusivamente e sono sconosciute alla Tari, è chiaro che non possiamo insistere con la differenziata spinta. Diamo però un servizio almeno per tre tipologie di rifiuti, sperando di migliorare nel tempo». Le pattuglie dei vigili urbani cercano di contenere il fenomeno, ma la repressione non basta.

«La multa serve ad educare, ma non è così che si fa la raccolta differenziata» osserva De Molfetta. Il problema più grave, però, è l’incapacità di rispettare il calendario: l’indifferenziato andrebbe conferito solo il lunedì sera, ma molti gettano i rifiuti tutti i giorni, come accadeva vent’anni fa quando i cassonetti venivano svuotati ogni sera. Alle difficoltà tecniche si sommano quelle sociali, fino a sfiorare l’ordine pubblico: «Ci sono stati casi di operatori minacciati perché il cittadino vedeva il camion allontanarsi senza intervenire. Ma quel camion non poteva raccogliere tutto». La strada è lunga, ammette De Molfetta. Le squadre non sono sufficienti per un intervento a tappeto, ma l’azienda sta lavorando per rafforzarle, anche coinvolgendo associazioni di volontariato per distribuire kit e fare informazione.

«La raccolta differenziata è un obbligo, il calendario serve a garantire decoro e a permetterci di lavorare nel miglior modo possibile» sottolinea. In mezzo al caos, l’unica vera leva sembra essere il dialogo. «Ti vengo a spiegare perché la devi fare, come la devi fare. Ti ascolto. Cerco di capire le tue esigenze. Riprendendo un dialogo, i risultati arrivano». È questa la scommessa: ricostruire un patto tra servizio e cittadini, perché nemmeno un container gigante basterebbe se gli stessi comportamenti continuassero. «Se lo mettessi – dice – starei pulito due giorni». E così, mentre l’azienda prepara nuovi interventi e nuove campagne, l’immagine dei quartieri resta quella di un fragile equilibrio tra chi abbandona e chi resiste. «Nonostante tutto – conclude De Molfetta – ci sono cittadini che si ostinano a fare la raccolta differenziata. Da lì dobbiamo ripartire».

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Source URL: http://quotidianodipuglia.it/taranto/tamburi_rifiuti_emergenza_pattumelle_cassonetti-9241909.html


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