Filobus a Lecce, stop al referendum. La commissione: «Prematuro»
Le reazioni, Poli: «Decisione da rispettare». Ma promotori pronti al ricorso

Considerano «prematuro» fare un referendum su una semplice richiesta di finanziamento, che potrebbe anche non essere concesso. E che, quindi, «implicherebbe un costo erariale privo di causa». In parole povere, un costo a carico del Comune di Lecce che non ha ragione e che sarebbe magari anche difficile da giustificare, se qualcuno dovesse ipotizzare un possibile danno erariale.
Se non è una bocciatura poco ci manca. E la mette nero su bianco la Commissione tecnica, chiamata a decidere sul referendum comunale per l’ampliamento del filobus in città, il primo nella storia di Lecce. Questo risulta dal verbale della ultima riunione che la stessa Commissione ha tenuto giovedì scorso a Palazzo Carafa. Com’è noto, dell’organismo tecnico fanno parte il docente universitario Vincenzo Tondi della Mura (presidente), l’ex senatore e presidente della Provincia Giovanni Pellegrino e il segretario generale del Comune di Lecce Giacomo Mazzeo. L’altro ieri, al terzo incontro, la terna di esperti è finalmente entrata nel merito delle valutazioni sulla legittimità e sull’ammissibilità della proposta referendaria. Ma chi pensava e sperava che la strada verso la consultazione dei residenti maggiorenni leccesi fosse spianata, dovrà ricredersi. Perché la Commissione tecnica se ne lava sostanzialmente le mani, rimettendo la «patata bollente» nelle mani del Consiglio comunale, sollecitato a esprimersi sulla questione.
L’iter
Partiamo dall’inizio. Tutto nasce dalla delibera approvata dalla Giunta del sindaco Adriana Poli Bortone lo scorso 28 maggio. Con quell’atto si richiede al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti un finanziamento (non ancora erogato) da 118 milioni di euro. Una richiesta che, in caso di esito positivo, consentirà di potenziare la rete del filobus leccese lungo altre vie della città e verso il campus universitario di Ecotekne, ma anche di ammodernare i bus, dare a Sgm una nuova sede e creare tre nuovi parcheggi di interscambio in zona Cicolella (per 948 posti) e sulla via per Monteroni (per altri 580).
A questo progetto si sono opposti un comitato referendario, animato da Carlo Salvemini e dagli altri esponenti dell’opposizione, e anche poco più di 7.200 elettori leccesi, che hanno firmato l’estate scorsa ai banchetti organizzati in città e nelle marine del capoluogo salentino. Ora, però, la parola è passata alla Commissione tecnica, che ha già espresso serie perplessità.
«Il fondato dubbio sulla legittimità del Regolamento – si legge nel verbale di giovedì scorso – induce questa Commissione a rimettere al Consiglio comunale la valutazione della vicenda, nel rilievo che, nel caso di specie, oggetto della richiesta di Referendum è una deliberazione della Giunta contenente soltanto una richiesta di finanziamento, che potrebbe anche non essere concesso, sicché lo svolgimento immediato del Referendum implicherebbe un costo erariale che potrebbe rivelarsi privo di causa.
Se, invece, il finanziamento venisse concesso, il Consiglio comunale sarebbe chiamato a recepire il correlato intervento nel Pums (Piano urbano della Mobilità sostenibile, ndr) e, quindi, con una deliberazione di carattere generale, a quel punto legittimamente e ammissibilmente oggetto di un referendum abrogativo, che allo stato attuale appare comunque prematuro. A questo punto – la conclusione – la Commissione tecnica decide di investire il Consiglio comunale del problema rilevato per i provvedimenti di competenza».
Che cosa farà ora il Consiglio comunale? Pur con qualche iniziale mal di pancia, la maggioranza ha poi fatto quadrato attorno alla delibera della Giunta Poli Bortone. E anche se il sindaco ha più volte detto «ben venga il referendum ed è giusto che i cittadini dicano la loro», sembra piuttosto difficile che ora il centrodestra possa, dal punto di vista politico, fare un “favore” all’opposizione, dando comunque il via libera alla consultazione, nonostante i rilievi mossi dalla Commissione tecnica. C’è poi un’altra questione di non poco conto. Se il finanziamento del Ministero dovesse essere effettivamente concesso, avrà senso fare un referendum che è stato incentrato sull’annullamento della delibera di Giunta dello scorso 28 maggio? O per il comitato referendario sarà necessario ricominciare tutto daccapo e quindi tornare a raccogliere le firme sul nuovo atto amministrativo del Comune, che eventualmente prenderà atto del finanziamento, a quel punto già erogato?
Le reazioni, Poli Bortone: «Decisione da rispettare». Ma promotori pronti al ricorso
Il Tar Lecce, che si era tirato fuori dalla Commissione tecnica sul referendum in previsione di possibili ricorsi o contenziosi sulla materia della stessa consultazione popolare, presto potrebbe essere chiamato a pronunciarsi proprio su questo. Perché sullo “stop” al referendum, posto l’altro ieri dalla Commissione tecnica, ora i promotori stanno valutando giusto un ricorso alla Giustizia amministrativa.
Intanto il sindaco Adriana Poli Bortone sposa in pieno la linea della Commissione. «A fronte di un “dubbio fondato”, unanimemente rilevato dalla Commissione, occorrerà convocare con la dovuta sollecitudine il Consiglio comunale affinché si determini nel merito – spiega la senatrice -. Ovviamente, sia in qualità di sindaco, sia per conto dell’Amministrazione comunale, ci atterremo scrupolosamente a quanto deciso dalla commissione tecnica. Decisione che non va commentata, ma semplicemente rispettata. Ringrazio i componenti tutti della commissione tecnica per il lavoro svolto. Come capo dell’Amministrazione, il mio impegno sarà quello di riportare in tempi brevi il Regolamento nell’alveo della legittimità attraverso i lavori del Consiglio comunale».
I promotori del comitato referendario
Non ci stanno, invece, i promotori del comitato referendario, che hanno raccolto oltre 7.200 firme per chiedere la consultazione contro il progetto di ampliamento del filobus. E ieri Marcello Favale, nelle vesti di portavoce del comitato, ha scritto ai componenti della Commissione tecnica, che aveva anche avanzato un «fondato dubbio sulla legittimità del Regolamento».
«L’articolo 21 dello Statuto, nel precisare le materie per le quali viene espressamente esclusa la possibilità di ricorrere al Referendum abrogativo, richiama “atti e provvedimenti amministrativi” senza alcuna distinzione tra atti della Giunta e del Consiglio, rientranti entrambi nella fattispecie – premette Favale -. Da qui la formulazione dell’articolo 5, comma 2 del Regolamento che, appunto, non esclude che il quesito referendario possa riguardare delibere della Giunta comunale, come in questo caso: non vi è nessun contrasto, dunque, tra Statuto comunale e “Regolamento per la disciplina delle consultazioni popolari e dei Referendum comunali”, che è, quindi, pienamente legittimo».
Ma non è finita qui. «Ai sensi dell’ultimo comma dell’articolo 19 dello Statuto e dell’articolo 9, comma 2 lettera a) del Regolamento, inoltre, il Consiglio comunale è soltanto tenuto a prendere atto, con propria delibera, dell’esito della consultazione, entro 45 giorni dalla proclamazione dei risultati – prosegue Favale -. Come dottrina e giurisprudenza chiariscono, d’altra parte, una delibera di presa d’atto del Consiglio comunale è un atto amministrativo di natura dichiarativa, che non produce effetti giuridici nuovi e autonomi. Come confermato dalla previsione finale dell’articolo 9 comma 2 lettera a) del Regolamento, secondo cui “trascorsi i 45 giorni, anche qualora la deliberazione non sia intervenuta, l’efficacia abrogativa dovuta al referendum ha corso”. Non vi è, quindi, alcuna invasione di competenza del Consiglio comunale su atti della Giunta, essendo appunto la deliberazione meramente dichiarativa e non formalmente necessaria per la conclusione del procedimento». Infine, la parte più significativa: «Non rientra tra i compiti della Commissione tecnica, così come stabiliti dallo Statuto e dal Regolamento, fare valutazioni sulla legittimità di Regolamento o demandare al Consiglio comunale eventuali valutazioni, che tra l’altro non può avere alcun potere ed esprimersi sulla legittimità di un Regolamento. La Commissione tecnica – conclude Favale – ha solo il preciso ed esclusivo compito di valutare “la legittimità del quesito referendario” e null’altro. Dal contenuto del verbale, tra l’altro, sembrerebbe che sulla questione dell’ammissibilità del quesito referendario non vi siano eccezioni di sorta da parte della Commissione tecnica. Per questi motivi, si invita la Commissione tecnica a rivedere la valutazione e di darne tempestiva comunicazione al sottoscritto, portavoce del Comitato referendario».
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