Nuova legge sulla montagna, il «no» degli Appennini ha congelato la norma

ANCONA La giunta Acquaroli difende i territori montani e chiede un approfondimento dei criteri del decreto attuativo della nuova legge sulla montagna, approvata a settembre. Il braccio di ferro nasce dal disappunto per i parametri che distinguono i Comuni «autenticamente montani» da quelli esclusi. Il nuovo elenco ridurrebbe i Comuni montani italiani da 4.201 a 2.844 e, nelle Marche, su 94 finora riconosciuti, ne resterebbero 55. Mercoledì, in commissione Affari generali e Politiche per la montagna, gli assessori Francesco Baldelli e Tiziano Consoli hanno parlato di una «forzatura», chiedendo un supplemento di riflessione sulla normativa. Richiesta poi avallata dalla Conferenza delle Regioni convocata ieri a Roma, dove per le Marche era presente l’assessore Giacomo Bugaro.

Il fronte comune

La risposta alla mobilitazione istituzionale congiunta – Regione, Province, Unioni Montane e Comuni – richiesta da Uncem Marche a fine ottobre «perché essere un Comune montano è condizione sociale e territoriale, non altimetrica». Al centro dello scontro ci sono i criteri proposti dal Ministro Calderoli: un Comune è considerato montano se almeno il 25% del territorio supera i 600 metri e il 30% ha una pendenza minima del 20%, oppure se l’altimetria media è oltre i 500 metri. Un’ulteriore clausola include i Comuni “interclusi”, cioè completamente circondati da realtà che rispettano uno dei primi due requisiti.

La spaccatura

Parametri che le Marche chiedono di rivedere. Come lo chiedono Piemonte, Abruzzo, Calabria, Liguria, regioni di centrodestra, e di centrosinistra come Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Sardegna. Per l’Emilia-Romagna la riforma rischia di favorire le Alpi a scapito dell’Appennino; per l’Abruzzo aumenta le disuguaglianze tra territori; per molte regioni, indebolisce le politiche contro lo spopolamento e complica la gestione tra monti e colline del rischio idrogeologico. Il nodo è cruciale perché dalla qualifica dipende l’accesso a contributi della nuova legge: sanità, istruzione, incentivi alle imprese e agli investimenti, sostegno al lavoro agile, ristrutturazione di immobili.

I rischi

La stessa classificazione peserà sulla ripartizione tra le Regioni del Fondo Sviluppo Montagne Italiane (Fosmit), anche se le regioni potranno poi destinare parte delle risorse a Comuni non inclusi nell’elenco. È il paradosso di una legge a lungo attesa, salutata come svolta perché non considera più la montagna un’area da assistere, ma una risorsa strategica per il Paese per il paesaggio, per le funzioni ecosistemiche (tutela della biodiversità, gestione idrica e forestale, contrasto alla crisi climatica), per il riequilibrio socio economico ma potrebbe lasciare fuori intere comunità che, nelle Marche, davvero vivono in montagna. Per questo, le Marche, insieme alle altre regioni appenniniche (oltre al Piemonte) si sono battute una soluzione più coerente e hanno ottenuto che la normativa venisse congelata, facendo saltare il voto previsto ieri in Conferenza Unificata a Roma

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