Lite tra bande per una sigaretta finisce a coltellate, i residenti: «Nella nostra realtà si vive ancora bene»
All’indomani del movimentato episodio notturno in via Fabio, a Maniago si accende la discussione sulla percezione di sicurezza da parte della popolazione
mercoledì 10 dicembre 2025di Lorenzo Padovan

MANIAGO – All’indomani del movimentato episodio notturno in via Fabio, a Maniago si accende la discussione sulla percezione di sicurezza da parte della popolazione.
E si alza un coro di voci in difesa della comunità. Per la stragrande maggioranza delle persone interpellate, ciò che è successo la sera dell’Immacolata, nei pressi della piazza, resta un caso isolato e fortuito.
«La nostra è una realtà dove si vive ancora benissimo – ricorda Riccardo Venier, storico librario cittadino, le cui vetrine si affacciano proprio su piazza Italia e che, quindi, ha una visuale privilegiata anche dei cambiamenti socio-economici che la città vive -. Siamo davvero rammaricati per quanto accaduto, ma altrettanto certi che l’episodio vada ricondotto a una situazione specifica. Quello che continua a emergere, anche dai commenti dei tanti ospiti e visitatori, è il buon vivere che contraddistingue queste zona. La qualità è alta, abbiamo la fortuna di avere delle bellezze naturalistiche incomparabili e la qualità dei servizi, seppur sempre migliorabili, resta dignitosa. Chi sostiene che Maniago sta conoscendo una deriva verso una spirale negativa, sbaglia. Restiamo un piccolo centro in cui la prossimità dei servizi è un valore, le persone sono ancora considerate tali e non numeri, dove si può passeggiare a qualsiasi ora senza paura di fare incontri spiacevoli. E anche l’amministrazione comunale contribuisce a questa situazione, provando sempre a fornire supporto alle iniziative che il meritorio mondo del volontariato, anche sociale, sa sempre proporre».
LE VOCI
Sulla stessa lunghezza d’onda anche l’assessore al Commercio, Sandra Zilli, il cui osservatorio è duplice, visto che assieme alla famiglia gestisce uno dei locali più longevi della città. «Parlare da componente dell’esecutivo municipale è riduttivo – la sua opinione – perché mi si potrebbe accusare di essere di parte, ma voglio portare la testimonianza di tanti militari della caserma Baldassarre, da sempre nostra clientela affezionata. Ebbene, dopo poco tempo che sono da noi, decidono di trasferire anche la famiglia perché apprezzano la tranquillità dei luoghi, l’iconicità dell’ambiente circostante, in generale il cosiddetto quieto vivere. Da parte mia, e dell’intera giunta, sindaco Umberto Scarabello in testa, c’è grande rammarico per quanto accaduto, soprattutto al termine di un fine settimana lungo in cui migliaia di persone, soprattutto famiglie, avevano affollato le bancarelle e le casette di Natale, allestite proprio come forma di aggregazione. Siamo lieti di aver appreso che la ragazza ha avuto solo lievi conseguenze e speriamo che vengano chiarite le posizioni e puniti i colpevoli».
Chiede che vengano svolte delle serie riflessioni anche la consigliera di minoranza, Ilia Franzin, di Forza Italia, già assessora con delega al Sociale nel corso dell’amministrazione Belgrado. «Si tratta di un episodio che scuote la nostra comunità – ha postato sui propri canali social -. Quello che è successo è la risposta ad un profondo disagio sociale giovanile. Un episodio probabilmente avvenuto per motivi futili è il segnale di un malessere profondo che sempre più si sta diffondendo anche nei nostri territori. Come professionista (lavora da anni in ambito scolastico, ndr), sento il dovere di analizzare i fatti con lucidità. Ma, come madre, non posso ignorare il dolore, la paura e quella stretta al cuore che ogni genitore prova davanti a queste situazioni. Viviamo in un mondo in cui la violenza rischia di sembrare normale. Social e televisione ci mostrano tutto amplificato, esasperato, spettacolarizzato. I giovani crescono immersi in questa realtà e, quando i limiti si sfumano e la frustrazione non trova vie sane per esprimersi, la violenza diventa purtroppo l’unica lingua possibile».
EDUCAZIONE
Per Franzin, «la scuola, da sola, non può più bastare. È diventata spazio di ascolto, cura e gestione dei conflitti, ma non può sostituire la famiglia, spesso stanca, sola, sotto pressione tra lavoro, ritmi frenetici e solitudine educativa. Il risultato? Un sistema che fatica a garantire sicurezza, fisica ed emotiva. Non possiamo accettare che questo sia il destino dei nostri figli. Come madre, voglio che crescano in luoghi sicuri, dove il rispetto reciproco sia normale, non un’eccezione. Come amministratrice, chiedo alla politica azioni immediate e concrete, perché parole vuote non bastano».
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