Detesto la muffa, toglietela dai film e sarete premiati

Il momento è arrivato, il giorno dei Premi Buffa, i più prestigiosi del cinema, per meglio dire gli unici che contino, conosco gente che ucciderebbe per un Buffa. Contenete gli insani impulsi, signori, niente spargimenti di sangue, il sangue sta bene solo sullo schermo. Senza por tempo in mezzo, Miglior Film del 2025, Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson, tratto da Vineland di Thomas Pynchon. Perché è un modello di come si adatta un testo letterario – prendi quello che ti interessa e tagli via il resto – e perché è puro piacere del cinema: una botta di pura felicità. Miglior Film Italiano, Un film fatto per Bene di Franco Maresco, che omaggia Carmelo Bene recuperandone la lezione, sprogettare ogni progetto, con geniale furia disperata. A Maresco anche il Buffa per la Scena più Divertente, la partita a scacchi tra la Morte e San Giuseppe da Copertino detto Frate Asino. Frate Asino non sa giocare e dunque non muove: la Morte lo osserva costernata (e impotente). Personaggio dell’anno: la protagonista di Scomode verità di Mike Leigh. La interpreta Marianne Jean-Baptiste, e si aggiudica il Buffa riservato agli attori. La signora depressa ti strazia l’anima e ti fa ridere fino alle lacrime. Ce l’ha con tutti, su chiunque si sfoga attingendo al suo vasto campionario di sanguinosi insulti. Il Buffa Bella Mossa, Bambino torna utile per ricordare il bellissimo film di François Ozon, Sotto le foglie. Il piccino, mentendo, dice che a lui i funghi non piacciono. Dunque non li mangia, risparmiandosi la lavanda gastrica e forse anche il prematuro camposanto.

La nonna tanto affettuosa, come micologa vale poco. Premio La Vecchiaia Può Attendere a Robert Zemeckis. Ormai ha scavallato i 70 ma in Here si conferma sperimentatore inesausto, e frantuma lo schermo come noi quando teniamo aperte dieci finestre insieme, al computer. Così facendo, Zemeckis libera lo sguardo dello spettatore, puoi scegliere cosa guardare, a ogni visione ti puoi fare da solo un film differente. Premio Piazzarsi al Crocevia del Cinema di Pasolini e di Chabrol e di Bresson ed Estrarre dal Cilindro un Capovoro del Tutto Personale: Alain Guiraudie, per L’uomo nel bosco. Premio Il Buffa Detesta la Muffa, Toglietela va a gran parte dei film italiani, fatti con lo sguardo rivolto all’indietro, compitini ordinati e inerti, non il minimo slancio creativo.

Signori, il cinema, come la vita, è cambiamento: cambiate il vostro cinema, di rifritture non se ne può più. Il premio Forse per il Cinema Italiano C’è Speranza va a Playing God, splendido corto di Matteo Burani: pupazzetti d’artista prendono vita. È entrato nella short list dell’Oscar per i cortometraggi d’animazione. Cari produttori, rischiate. Date a Burani e agli altri giovani talenti del nostro cinema i quattrini per fare un lungometraggio, e lasciateglielo fare come pare a loro. Smettetela di irreggimentarli, se non di fingere che non esistano.

Il Miglior Finale appartiene a Bugonia, Yorgos Lanthimos beffardo. Marlene canta Where Have All the Flowers Gone?, i fiori in realtà sbocciano che è una bellezza, le api stanno di nuovo bene, manca qualcosa nel quadretto paradisiaco, se non sapete cosa non vi guasto la sorpresa. La rassegna più bella – in una stagione, come le precedenti del resto, piena zeppa di riedizioni – quella dedicata a Werner Herzog. Sei capolavori restaurati, più lo splendido doc girato da Les Bank sul set di Fitzcarraldo. Herzog, uno degli autori decisivi della storia del cinema. Siccome l’appetito vien mangiando, chiedo che qualcuno riporti nelle sale il suo film più sconvolgente, Paese del silenzio e dell’oscurità, documentario su Fini Staubinger, sordocieca. Infine, il Buffa dei Buffa, il Buffa Cineasta Supremo viene assegnato a David Lynch, di cui quest’anno si sono rivisti tutti i film, perché quest’anno maledetto se l’è portato via, e lo archivierò con gusto e con rabbia, il 2025 horribilis, meno di due settimane, non vedo l’ora. Lunghi e corti sul grande schermo, mentre Twin Peaks integrale – culminante nella inarrivabile terza stagione, The Return (2017) – lo trovate su Mubi. Lo sto vedendo e rivedendo. Non posso smettere. Non riesco a uscire da Twin Peaks. Non voglio uscire da Twin Peaks.

*Opinionista e critico cinematografico

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