Festa della tradizione più di qualunque altra, il Natale è una ricorrenza trasversale, che travalica l’appartenenza religiosa. Si direbbe il primo evento “globale”, anche se è quanto di più legato a usanze, credenze, leggende e superstizioni locali. Insomma, possiamo definire il Natale, con neologismo collaudato, “glocal”. Dalla vigilia fino a Sant’Antonio Abate, che ricorre il 17 gennaio, passando per santo Stefano, Capodanno e la Befana, è il periodo più atteso, soprattutto dai bambini.

I ricordi
Alle feste natalizie è dedicato questo libro, quasi un portafortuna. Il ceppo di Natale, di Antonio De Signoribus, un prof di filosofia e pubblicista appassionato di tradizioni marchigiane, è sintesi di credenze, proverbi e liturgie, più o meno sacre, anzi perlopiù profane, che la civiltà mezzadrile, cancellata dalle nostre contrade circa mezzo secolo fa, ha tramandato di padre in figlio. Come scrive Luigi Rossi nella prefazione al volume: «Si stava proprio bene nelle case dei contadini in questa stagione, col ceppo di Natale sempre acceso, le dispense ancora piene, “le salcicce che pende dall’alto e il mio cuore non pensa altro”, come sospiravano i ragazzi. Le donne erano intente a filare, tessere e ricamare, gli uomini a intrecciare canestri e costruire attrezzi, i bambini ad ascoltare le “scantafavole” dei nonni».
Poi, con l’inurbamento di tante famiglie contadine, e l’industrializzazione, gli appartamenti nei caseggiati di periferia hanno sostituito le cascine, i caloriferi si sono rivelati molto più efficaci del camino, ancorché assai meno caratteristici. E addio “scantafavole” davanti al fuoco, rimpiazzate dalle leggende metropolitane, raccontate alla tv. Chi conosce più i proverbi, che promettevano ricchezza a chi mangiava lenticchia la notte del 31 dicembre, e decretavano che “Se nevica prima di Natale, si riempie la madia di pane”? Poche nonne sanno ancora preparare “lu frustingu”, tipico dolce di fichi secchi, noci e mosto, e nessuna ragazza da marito nasconde, la notte di san Silvestro, tre diverse fave sotto il cuscino, per sapere, la mattina dopo, se sposerà un uomo ricco. Tante le leggende legate a quella “strega” della Befana, ma anche a sant’Antonio, protettore degli animali. E si scopre perché si diceva di una donna nubile che “è ‘rmasta per sant’Antonio”.
Sentite De Signoribus: «Le zitelle desiderose di prendere marito, durante la processione con la statua del santo, dal cui braccio destro pendeva un campanello, si mettevano bene in vista dove si snodava la processione, tutti occhi e orecchi verso il campanello, poiché se avesse suonato era segno che avrebbero trovato marito entro l’anno». Animali che parlano, aglio contro il maligno, spicchi di cipolla per divinare il meteo di tutto l’anno, uva e lenticchie per attirare fortuna economica. E poi il fuoco, con cui questo compendio di tradizioni natalizie si apre: quello che in campagna si accendeva tra il 9 il 10 dicembre, per segnalare la strada agli angeli che portavano in volo la Santa Casa a Loreto. Quello che non deve mai spegnersi, fino alla Befana, una volta appiccato, la Vigilia, sul “ceppo di Natale”.
Source URL: http://corriereadriatico.it/lifestyle/libro_de_signoribus_edicola_corriere_adriatico_natale_attorno_al_fuoco_leggende_tradizioni-9254648.html