Su il sipario sulla stagione del teatro Alaleona di Montegiorgio: alle 21 di domani si riaprirà con la prima nazionale della nuova tournée de Il calamaro gigante, pièce basata sul romanzo di Fabio Genovesi con protagonista, su tutti, Angela Finocchiaro che, insieme a Genovesi e Bruno Stori, ne ha curato l’adattamento (info: 0734961441).
Angela Finocchiaro, come si lavora nei centri più piccoli?
«È bellissimo, anche se, per la verità, ci stiamo poco. Ma posso dire che intorno a noi c’è tanta bellezza. Il teatro è fantastico, come lo sono tanti altri delle Marche».
In scena lei interpreta Angela, sua omonima: che personaggio è?
«Nel romanzo di Fabio ci sono tanti cenni storici, c’è un protagonista maschile e c’è lei. Angela è un’assicuratrice, un po’ spaventata dalla vita, che cerca la polizza perfetta. Accidentalmente si trova a incontrare un tipo strano, Montfort, in viaggio tra gli oceani e i mercantili, alla ricerca del calamaro gigante. Lo spettacolo è un po’ visionario, con cambi scenografici veloci, piace molto ai giovani. Del resto è anche il gioco del teatro».
Oggi cosa vuol dire cercare il calamaro gigante?
«Genovesi, quando ne parla, si riferisce alle persone che non si accontentano, ma cercano di essere felici. Montfort, cercando di fare questo, è morto deriso, messo da parte perché nessuno credeva nell’esistenza del calamaro gigante. Cercarlo è come per i giovani che sentono di credere in qualcosa e cercano di realizzarlo; il sogno che si ha e che si cerca di realizzare anche quando qualcuno dice “non ce la farai mai”».
Come si deve procedere?
«Ci sono tante difficoltà anche nel quotidiano. Bisogna rimboccarsi le maniche e andare oltre la paura, pur con gli intoppi della quotidianità. Spesso uno è il nemico di se stesso».
Lei, Angela, ha trovato il suo calamaro gigante?
«Se mi giro a guardare indietro, mi accorgo che ho iniziato senza pensare a quello che volevo diventare. Ho scelto momento per momento, creando il mio percorso, e mi rendo conto che quello che ho costruito era il mio calamaro. Ma non sono andata avanti pensando di diventare famosa: l’ho fatto giorno per giorno, percorrendo la mia strada, facendo le mie scelte, e poi rivedendo il tutto. Non bisogna pensare al risultato, ma al processo che, se fatto correttamente, porta al risultato».
Agli inizi della sua carriera ha potuto lavorare con Mastroianni e Sordi: che ricordi ha?
«Qualcosa che riguarda soprattutto me: ricordo che ero implosa, quasi intimidita. Loro erano gentili, sul set e fuori. Ma fuori io non sono riuscita a parlare, forse gli ho restituito poco: ero come annichilita di fronte la loro grandezza. Sordi faceva delle gran battute, Mastroianni era semplice e tanto dolce».
Teatro o cinema: dov’è la vera Angela?
«Sarò ingorda, ma mi piace tutto. Il teatro da dove è partito tutto, il cinema anche. La radice di tutto, comunque, è sempre il palcoscenico».
Ha particolari ricordi legati alle Marche?
«Da bambina venivo al mare a San Benedetto del Tronto, lì ho visto i primi burattini, le prime festicciole, ricordo la palazzina Azzurra. Bei ricordi».
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