Chirurghi italiani alla Regione, la proposta di Bottino: «Rivedere la rete oncologica Fvg». Ma ancora nessuna risposta
Numeri soglia minori per dare più chance agli ospedali spoke come San Vito e Tolmezzo
giovedì 11 dicembre 2025di Camilla De Mori

Un modello innovativo per riorganizzare la rete oncologica, con il placet dei primari friulani, ospedalieri e universitari, che darebbe più chance anche agli ospedali “spoke” che, con il format attuale, verrebbero tagliati fuori, di fatto, per la legge dei grandi numeri, imposti dai volumi soglia indicati da Agenas. È quello che Vincenzo Bottino, presidente nazionale dell’Associazione chirurghi ospedalieri italiani (la principale società scientifica di chirurgia in Italia con oltre 6.500 iscritti), ha proposto anche alla Regione Friuli Venezia Giulia.
In una lettera, inviata alcune settimane fa all’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi, ai vertici di Arcs e alla Dcs, oltre che, per conoscenza, al presidente Massimiliano Fedriga, Bottino ha chiesto «una revisione delle indicazioni contenute nella delibera regionale 117 del 31 gennaio 2025 “Piano della rete oncologica regionale”», indicando come punto di riferimento il modello accolto dal vicino Veneto e dando la disponibilità a dare un proprio contributo.
Un modello ritenuto «sostenibile», come si legge, nonché «condiviso, accolto coralmente e approvato dai direttori delle Soc di Chirurgia generale che erogano attività anche in urgenza» in Fvg.
I NUMERI
Come spiega Bottino, parlando con il cronista, per il momento, alla lettera «non c’è stata nessuna risposta» in Fvg. Ma l’auspicio che l’appello venga raccolto resta forte. «Il modello che proponiamo non è basato unicamente sul dato numerico, ma su indicatori anche di qualità. Lo abbiamo proposto anche nelle altre regioni italiane, dal momento che attualmente esistono 21 reti diverse in Italia». In Veneto una delegazione di Acoi ha incontrato i responsabili del tavolo Ror del Veneto e le indicazioni dell’associazione «sono state accolte favorevolmente»: «Si è in attesa della delibera. Auspico che ci sia una risposta positiva anche dalla Regione Fvg».
Attualmente, infatti, come puntualizzato nella missiva, se i volumi soglia del Programma nazionale esiti indicati da Agenas dovessero essere applicati “rigidamente” (ossia 50 casi trattati per i tumori del colon, 20 per lo stomaco e 25 per il retto, pur emendabili del 10%), «in Italia solo, rispettivamente, il 27%, 13% e 10% delle unità operative di chirurgia generale potrebbero operare» tali patologie, ma va da sé che «la rete ospedaliera non sarebbe in grado di reggere un tale scenario», con «la concentrazione “forzata” solo in pochi centri dell’attività chirurgica» per tumori anche frequenti. «Se non abbassiamo un po’ questi numeri sempre meno centri potranno operare queste patologie. Oggi ci sono tematiche che vanno al di là del semplice dato numerico. Proponiamo, per esempio, che gli ospedali che fanno attività chirurgica oncologica specifica per colon, retto e stomaco, quantomeno debbano avere un accesso di Pronto soccorso, per gestire eventuali complicanze. Inoltre, bisogna valutare anche il dato delle riammissioni ospedaliere e della mortalità a 30 giorni» e del reintervento entro 48 ore.
Per le unità di chirurgia che nel 2026 raggiungeranno gli indicatori qualitativi, l’associazione propone un percorso triennale dal 2027 al 2030 per raggiungere volumi soglia più abbordabili di quelli di Agenas: il primo anno, il tetto di 20 interventi per tumore del colon, 8 del retto e 8 dello stomaco, il secondo anno, 25, 10 e 10, il terzo 30, 15 e 15. In questo modo, spiega Bottino, «si potrebbe dare la possibilità anche agli ospedali spoke (per esempio, in Fvg, San Vito al Tagliamento o Tolmezzo ndr) di gestire queste patologie». Diverso il discorso per «gli interventi per i tumori del fegato, del pancreas e dell’esofago, che richiedono una maggiore complessità e i chirurghi che li operano sono di meno. In questi casi, meglio centralizzare dove ci sono maggiori skill».
L’Acoi pensa anche ai giovani medici, che rischierebbero di trovarsi nella spiacevole situazione di dover affrontare in urgenza casi complessi (come tumori complicati) che riguardano organi che, in elezione, avrebbero il divieto di operare: «C’è il rischio che, di notte, d’urgenza, si trovino a dover operare, per fare un esempio, una diverticolite perforata al colon, un intervento che ha una complessità molto maggiore di quello per un tumore al colon in elezione». «Acoi ha fatto una commissione reti oncologiche per proporre un documento nazionale sul quale poi si dovrà ragionare con tutte le regioni per uniformare il modello. Per il Veneto abbiamo previsto già un cronoprogramma per raggiungere in un triennio i volumi attesi». In Fvg, «il modello è stato condiviso con tutti i direttori delle Soc, che hanno dato riscontri positivi. Se per il Veneto abbiamo trovato una quadra molto valida, spero la si trovi anche per il Fvg».
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