Chiara Ferragni a processo, la difesa: «È innocente, non c’è reato». Ma la Procura tira dritto, attesa per la sentenza del 14 gennaio 2026

La difesa dell’influencer è chiara e senza mezzi termini. «Sappiate che Chiara Ferragni è innocente da qualunque punto di vista si guardi questa vicenda: non c’è reato». Questa dichiarazione, pronunciata dai suoi legali Giuseppe Iannaccone e Marcello Bana, riassume l’essenza della strategia difensiva nel processo che vede l’imprenditrice accusata di truffa aggravata legata a due campagne promozionali, quella del pandoro Balocco Pink Christmas e delle uova di Pasqua Dolci Preziosi. Secondo gli avvocati, la vicenda è stata travisata e, al massimo, si è trattato di un errore comunicativo.

Le accuse

Secondo la Procura di Milano, tra il 2021 e il 2022, Ferragni avrebbe ingannato i suoi milioni di follower, inducendoli a credere che una parte del ricavato delle vendite di due prodotti fosse destinato a beneficenza. Le indagini della Guardia di Finanza stimano che i presunti guadagni illeciti derivanti da queste vendite siano pari a circa 2,2 milioni di euro. L’accusa sostiene che l’influencer abbia avuto un “ruolo preminente” nelle campagne pubblicitarie, sfruttando la sua enorme influenza sui social per trarre vantaggi economici illeciti. 

 

«Agito in buona fede»

Ferragni difende la sua condotta in aula con determinazione. «Tutto quello che abbiamo fatto, lo abbiamo fatto in buona fede, nessuno di noi ha lucrato», aveva dichiarato il 25 novembre 2025, ribadendo la sua innocenza e la trasparenza delle sue azioni. Gli avvocati sostengono che la 38enne non ha mai avuto l’intento di ingannare i consumatori. Anzi, i legali puntano sul fatto che, qualora ci sia stata pubblicità ingannevole, questa è stata già risolta con il risarcimento dei consumatori, tramite un’azione legale che ha portato a donazioni per un totale di circa 3,4 milioni di euro. 

Le prove

A supporto delle proprie argomentazioni, i legali di Ferragni presentano una serie di e-mail tra l’influencer e l’azienda Balocco. Questi scambi di corrispondenza, secondo la difesa, dimostrano che le campagne sono state condotte in buona fede e che non c’è mai stato il tentativo di trarre un vantaggio illecito. Gli avvocati invocano, poi, il principio giuridico del “ne bis in idem”, che impedisce di punire una persona due volte per la stessa condotta, ricordando che la questione della pubblicità ingannevole è già stata affrontata con il risarcimento. 

La Procura

Nonostante le argomentazioni della difesa, la pubblica accusa non è altrettanto benevola. Il pubblico ministero Cristian Barilli, coadiuvato dall’aggiunto Eugenio Fusco, chiede una condanna per Ferragni a un anno e 8 mesi di reclusione, senza alcuna attenuante. La richiesta si basa sull’accusa di aver ingannato i consumatori in modo diffuso e su larga scala, sfruttando la popolarità sui social per trarre vantaggi economici non giustificati. 

La “minorata difesa”

Un altro punto controverso del processo riguarda la “minorata difesa” degli utenti online. I pubblici ministeri sostengono che, a causa della fiducia che i suoi follower ripongono in lei, Ferragni avrebbe sfruttato la sua posizione di influencer per promuovere un prodotto con la promessa di beneficenza che in realtà non esisteva. Questo, secondo l’accusa, avrebbe creato una situazione di “sfruttamento” dei consumatori più vulnerabili, i quali si sarebbero sentiti obbligati a comprare prodotti sotto la pressione di una causa che non esisteva. 

La sentenza 

La sentenza finale è attesa per il 14 gennaio 2026.

La difesa di Ferragni chiede l’assoluzione. Gli avvocati insistono sulla regolarità delle campagne pubblicitarie e sottolineano che non vi è mai stato dolo o intenzione di ingannare i consumatori. Se la corte dovesse accogliere le richieste dei legali di Chiara, si tratterebbe di un grande risarcimento morale per l’imprenditrice. In caso contrario, la condanna prevista potrebbe cambiare il volto della sua carriera professionale.

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2026-01-03 17:09:29

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