Ancora caos sulla mostra della discordia a Loreto: «Le opere sono state negate all’ultimo»

LORETO – La mostra sull’Annunciazione con le grandi opere di Raffaello e Federico Barocci arriva al pubblico in una forma diversa: un racconto immersivo di immagini e musica. L’inaugurazione è oggi, alle 17, al Bastione Sangallo, anziché nel Museo Pontificio, come inizialmente previsto.

La scelta

Non per una scelta curatoriale maturata nel tempo, ma per il venir meno di un elemento centrale dell’impianto originario: i prestiti dei grandi dipinti attorno a cui l’evento era stato concepito. È da qui che prende corpo una vicenda in cui ruoli istituzionali, procedure e aspettative si sono progressivamente disallineati, incidendo sui rapporti tra la Delegazione Pontificia, il Comune e i soggetti organizzatori.

A ripercorrere i passaggi dal punto di vista del Gruppo Maggioli è Gianluca Bellucci, project manager della divisione Cultura, che ha seguito la progettazione e la produzione dell’evento. «L’idea era organizzare una grande mostra, con importanti artisti italiani ed europei». Un’impostazione ambiziosa che avrebbe dovuto portare a Loreto le due opere custodite nei Musei Vaticani. Sin dall’inizio, afferma Bellucci, era stato definito il perimetro delle competenze. «Il vescovo ha precisato che la Delegazione non avrebbe potuto essere il soggetto promotore. Quel ruolo è stato quindi assunto dal Comune, che si è fatto carico degli adempimenti amministrativi ed è il destinatario dei fondi pubblici regionali a finanziamento dell’iniziativa.

Alla Delegazione sarebbe spettato ospitare la mostra nei propri spazi e favorire il prestito delle opere». Il punto di rottura arriva attorno alla metà di settembre. «Dopo oltre un anno di interlocuzioni, ci è stato comunicato che il prestito era stato negato dai Musei Vaticani – spiega Bellucci – quando fino al giorno prima avevamo ricevuto rassicurazioni da tutti i soggetti coinvolti, incluso il vescovo». A quel punto l’impianto della mostra viene ripensato in tempi strettissimi. «L’abbiamo convertita in un video-racconto artistico, con la regia di Francesco De Melis. Un lavoro davvero emozionante. La vicenda – conclude – si sarebbe per noi chiusa senza alcuna polemica, ma oggi non nego che ci si aspettava una collaborazione diversa». Dalla voce della Delegazione Pontificia, la lettura cambia.

Dal Cin ribadisce di aver espresso fin dall’inizio la volontà di non gestire fondi pubblici, precisando che si sarebbe attivato personalmente, ma in modo informale, per agevolare i contatti con i Musei Vaticani, disponibili al prestito. Le richieste ufficiali, tuttavia, avrebbero dovuto essere presentate nei tempi corretti dal soggetto appaltante, e non dalla Delegazione. È su questo passaggio procedurale che si sarebbe consumata la frattura con Maggioli e il conseguente cambio di sede. Il delegato pontificio avrebbe saputo della collocazione definitiva dell’evento solo dalla lettera di invito al taglio del nastro. In questo intreccio di versioni, il Comune finisce nel mezzo, da un lato chiamato a garantire che l’iniziativa non saltasse, dall’altro esposto a una frizione non dipesa da una volontà politica.

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