Legge della montagna messa in stand by, l’appello dei sindaci: «E adesso cambiatela»

ANCONA – Pericolo congelato, ma non del tutto scampato. La nuova Legge della Montagna, presentata dal Ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli come «classificazione che intende valorizzare e concentrare le risorse disponibili sulle zone montane», incombe sulle Marche e sul suo entroterra come una mannaia.

La riforma

La riclassificazione dei comuni montani, la prima dopo oltre settant’anni dall’impianto originario del 1951, in base ai nuovi criteri indicati dal Governo (quello centrale è l’altitudine media del territorio fissata a 500 metri, con correttivi limitati), ridurrebbe nella nostra regione da 88 a 50 quelli riconosciuti come tali. Un taglio che incide direttamente sull’accesso a fondi statali, agevolazioni fiscali, sostegni all’agricoltura, premialità nei bandi e deroghe fondamentali per la scuola e i servizi. «Serve a valorizzare e concentrare le risorse sulle zone autenticamente montane – ha puntualizzato Calderoli – non certo sulle parzialmente montane o persino prevalentemente pianeggianti, che sinora hanno fruito dei vantaggi, sottraendo risorse». «Come? Si intende dire che le Alpi, con le sue zone franche e il loro turismo sciistico, hanno più bisogno di sostegni dei nostri piccoli comuni dell’entroterra?», è netto il sindaco di Castignano Fabio Polini. Lo scontro con le realtà locali è totale. «Chi ci salverà dallo spopolamento?» si chiedono gli amministratori. Nei mesi precedenti, il timore era stato ancora più forte. Nei tavoli tecnici erano circolate ipotesi di soglie più rigide, con un riferimento altimetrico intorno ai 600 metri e un peso maggiore attribuito alla pendenza del territorio. Simulazioni che avrebbero escluso in blocco decine di Comuni marchigiani collocati sotto i 600 metri come Amandola, Comunanza, Frontone, Sarnano, San Ginesio. Anche allora, la levata di scudi era stata univoca. Il presidente dell’Uncem Giuseppe Amici aveva da subito giudicato la proposta del Governo, “alpina” e inadatta a descrivere la realtà dell’Appennino marchigiano. «La montagna non si misura in metri sul livello del mare», aveva ribadito. Ne sono tutt’ora convinti anche i sindaci. Amandola, rientrata nella nuova mappa dopo l’aggiustamento dei criteri, guarda al risultato con prudenza. Ma, avverte il sindaco Adolfo Marinangeli, «la classificazione non può fermarsi ai parametri di altezza», chiedendo l’introduzione di criteri economici e di sviluppo territoriale. «Una scelta scellerata – continua Polini da Castignano – che non tiene conto di quanto sia difficile gestire questi territori».

I numeri

Secondo i dati Istat 2024, nei Comuni marchigiani compresi tra i 400 e i 600 metri, la popolazione è diminuita in media del 6,4% negli ultimi dieci anni, con punte superiori all’8% in alcune aree interne. L’età media supera i 48 anni, la densità abitativa scende sotto i 60 abitanti per chilometro quadrato e il reddito medio pro capite resta oltre il 20% più basso rispetto alla fascia costiera. In molti casi si tratta di Comuni ancora segnati dal sisma del 2016, dove la perdita di servizi essenziali accelera l’esodo. «Tutto il lavoro fatto per la ricostruzione post Sisma o anche contro lo spopolamento, qui verrebbe vanificato» aggiunge Polini. Esemplifica: «Pensiamo alle scuole, se perdiamo le deroghe sui numeri minimi nelle classi, rischiamo di doverle chiudere». Il danno, dice Ubaldo Scuppa, primo cittadino di Apiro, è incalcolabile. «Parliamo di decine di migliaia di euro l’anno, linfa vitale per un bilancio di un piccolo comune per continuare a garantire servizi. È un provvedimento sbagliato, che mira solo al risparmio, incoerente». Il sindaco di Sassoferrato Maurizio Greci va dritto al punto. «Il concetto di Comune montano è stato ridefinito proprio per considerare i disagi legati alla viabilità, all’accesso ai servizi, alle connessioni tecnologiche. Non può essere solo l’altitudine a definirlo». L’uscita dalla classificazione, avverte, avrebbe effetti diretti sulle scuole, ma anche su agricoltura e imprese. Il decreto è stato rinviato e il confronto riaperto, ma nelle Marche il panorama resta preoccupante: nelle prossime settimane si deciderà chi ha diritto a politiche di sostegno, a servizi, a strumenti per contrastare lo spopolamento e chi, per una manciata di metri, rischia di restarne fuori. «La Regione – chiudono i sindaci – è invitata a intervenire».

Source URL: http://corriereadriatico.it/marche/legge_montagna_messa_stand_by_adesso_cambiatela-9253378.html


Analyse


Post not analysed yet. Do the magic.