Padrin: «Lasciateci rimanere nelle terre alte. La priorità è gestire diversamente i Fondi di confine». L’incontro con il ministro Calderoli
«Solo aprendo alla spesa corrente si possono finanziare servizi. A gennaio convocheremo gli stati generali del territorio», afferma il presidente della Provincia
giovedì 11 dicembre 2025di Damiano Tormen

BELLUNO – «Vorrei dire che la montagna è vette innevate, panorami da favola, boschi e pascoli, ma sappiamo tutti che non è così: è chilometri da macinare per raggiungere i servizi, è strade dissestate, frane, negozi che chiudono e costo della vita che cresce. È per questo che abbiamo bisogno di strumenti nuovi, diversi, e di risorse per far funzionare in maniera diversa la montagna».
Il presidente della Provincia di Belluno, Roberto Padrin, parte da due immagini per descrivere la situazione delle terre alte, nella Giornata internazionale della Montagna che si celebra oggi. Una giornata che vedrà salire a Belluno il ministro Roberto Calderoli per una serie di appuntamenti tra il capoluogo e Cortina. E sarà l’occasione, per Padrin, per ripresentare al ministro la stessa richiesta di un anno fa, quando a Roma, in occasione della Giornata della Montagna 2024, chiese la possibilità di usare in maniera diversa i Fondi di confine. «Certo dice Padrin glielo chiederò anche quest’anno: è la nostra priorità».
Qual è la richiesta precisa?
«Oggi, per le regole di funzionamento dei Fondi, si possono usare quelle risorse solo ed esclusivamente per spese d’investimento, quindi per progetti.
Invece avremmo bisogno di utilizzarle anche per spesa corrente, vale a dire per pagarci i servizi, come trasporti, asili, scuole e molto altro. Abbiamo necessità che almeno una parte degli Fcc possa essere usata così».
Calderoli, un anno fa, le disse che ci avrebbe lavorato…
«E quindi torneremo a chiederglielo. Solo finanziando servizi si contrasta davvero lo spopolamento. E lo dicono i numeri. Belluno nel 1994, trent’anni fa, contava quasi 212mila abitanti. Nel 2004 arrivava a 209mila. Oggi si ferma attorno a 197mila. È una situazione che si ritrova in quasi tutto l’arco alpino italiano e anche negli Appennini. Lo spopolamento delle aree interne e montane è inquadrabile nella diminuzione del 19% dei residenti. Ma non è un problema di montagna: la Val d’Aosta ha mantenuto quasi inalterati i suoi livelli demografici negli ultimi vent’anni. E Trento e Bolzano hanno visto un aumento consistente degli abitanti».
È l’autonomia a fare la differenza?
«La facoltà di autogoverno, di autonomia, ma soprattutto di risorse da mettere a disposizione dei servizi può fare la differenza».
Intanto è arrivata la legge sulla montagna…
«Un segnale importantissimo. Perché la nostra montagna ha costi più alti, servizi più rarefatti ed esigenze diverse rispetto ai territori metropolitani. Non è un piagnisteo, si badi bene, perché i bellunesi sono persone che si rimboccano le maniche e lavorano a testa bassa. Però è giusto chiedere di essere messi nelle condizioni di lavorare e vivere alla pari con gli altri territori. Insomma, chiediamo di poter rimanere nelle terre alte, e dare sviluppo ai nostri territori. Anche se oggi abbiamo due emergenze sul tavolo».
Quali sono?
«Lo spopolamento, che ormai è un dramma. E la carenza di lavoratori, dovuta anche alla carenza di alloggi, nonostante le case sfitte ci siano e in abbondanza. Ma su questo stiamo lavorando e sarà uno dei temi degli stati generali della provincia, che abbiamo messo in calendario appena prima delle Olimpiadi».
Di cosa si tratta?
«Il 23 e 24 gennaio raduneremo il mondo bellunese di ogni ordine e grado, con l’obiettivo di stilare un documento condiviso di azioni concrete e realizzabili per lo sviluppo del territorio. Non ci parleremo addosso, ma attraverso tavoli tematici con rappresentanti delle istituzioni nazionali e regionali costruiremo un programma che possa disegnare la provincia da qui ai prossimi anni».
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