Sciopero generale del 12 dicembre, la Cgil in piazza: «Attenzione alta sulle crisi locali, mancano le politiche»
Domani 3 pullman da Belluno alla manifestazione a Treviso. Casanova: «Contro una finanziaria da austerità e armamenti»
giovedì 11 dicembre 2025di Redazione Belluno

BELLUNO – Sì all’aumento di salari e pensioni, no al riarmo. La Cgilsciopera domani e porta in piazza i lavoratori.
A Treviso, alla manifestazione regionale, ci saranno anche tanti bellunesi: il sindacato infatti ha riempito tre pullman e parteciperà in massa dalla montagna alla mobilitazione indetta da Landini a livello nazionale, con l’intento di cambiare una legge di bilancio ritenuta ingiusta e dannosa per lavoratori, pensionati e giovani.
«Anche nel Bellunese abbiamo situazioni che vanno monitorate strettamente e che ci fanno protestare contro l’assenza di politiche industriali da parte di questo governo» spiega Denise Casanova, segretaria generale della Cgil di Belluno. «Penso alla Hydro di Feltre, alla Ceramica Dolomite di Borgo Valbelluna, ma anche a tante situazioni difficili che magari vengono enfatizzate meno dalla stampa, ma su cui teniamo altissima l’attenzione. Tutte situazioni che denotano una mancanza di politiche lungimiranti».
LA PROTESTA
La chiamata della Cgil a livello bellunese ha ricevuto diverse risposte, tant’è vero che domani a Treviso non sarà difficile trovare diverse lavoratrici e diversi lavoratori del territorio dolomitico. «Eppure di questi tempi non è semplice essere disposti a scioperare» afferma Casanova. «Però scendere in piazza diventa fondamentale, per proporre un modello sociale diverso rispetto a quello che vorrebbe il governo Meloni, che inserisce nell’ultima finanziaria un sistema orientato all’austerità e al riarmo. Un modello sociale che ci ha distinti come Paese e come Unione Europea, che oggi rischiamo di perdere di fronte alle scelte dell’Esecutivo».
La Cgil elenca quali sono i macro temi: salari e pensioni, lotta alla precarietà, difesa della sanità pubblica, riforma fiscale e programmazione delle politiche industriali. «Lavoratori e lavoratrici, pensionate e pensionati si sono trovati negli ultimi tre anni a pagare 25 miliardi di tasse in più a causa del drenaggio fiscale conseguente alla mancata indicizzazione dell’Irpef. Si va dai 700 euro di perdita netta per un reddito da 20.000 euro, ai 2.000 euro di perdita per un reddito da 35.000 euro. Questa clamorosa ingiustizia fiscale penalizza i soli redditi fissi, non chi è in flat tax, non le rendite, non i profitti. È un meccanismo che va assolutamente fermato» dice Casanova.
«NO AL RIARMO»
Questo maggior gettito, attacca la Cgil, non è stato destinato alla spesa sociale. «Si pensi alla sanità pubblica: con questa manovra il finanziamento del Servizio sanitario nazionale in rapporto al Pil scenderà nel 2028 sotto il 6%, il livello più basso degli ultimi decenni. Già oggi moltissime persone rinunciano a curarsi, e la spesa sanitaria privata a carico delle famiglie cresce» sottolinea Casanova. «Il drenaggio fiscale serve invece a rispettare il diktat degli Usa per le spese militari. Soprattutto in montagna chiediamo che il gettito fiscale serva a finanziare l’assunzione di nuovi medici, di operatori socio-sanitari e di infermieri, altrimenti le terre alte non avranno mai il diritto alla salute uguale a quello degli altri territori. Da dove si prendono i soldi? Tassando gli extraprofitti e le grandi ricchezze. E combattendo in maniera seria l’evasione fiscale».
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