Fuga dalla Shoah, Mombaroccio e Beato Sante “Medaglia d’Oro al Merito Civile”

Il riconoscimento alla cittadinanza del comune marchigiano e al convento del Beato Sante che seppe aprire le porte per accogliere persone di difficoltà ed ebrei in fuga dalla Shoah. «Durante il Secondo conflitto mondiale, il Comune di Mombaroccio, nel cui territorio ebbe inizio lo sfondamento della Linea Gotica, fu centro di resistenza partigiana e bersaglio di un terribile bombardamento. La popolazione, incurante dei rischi cui si esponeva, aggravati dalla presenza di un Comando tedesco, fu protagonista, mediante la rete formatasi tra i frati di Mombaroccio, il Vescovo di Pesaro, i Carabinieri e le famiglie, nel fornire rifugio, presso il Convento francescano e le abitazioni private, a profughi e fuggiaschi, tra cui Ebrei e renitenti alla leva giunti nel territorio comunale. Straordinario esempio di sacrificio e di fede nei valori della fratellanza e della democrazia. 1943/1944 Mombaroccio (PU)».

La cerimonia in Prefettura

È quanto si legge nel decreto del Presidente della Repubblica che ha stabilito l’assegnazione della “Medaglia
d’oro al Merito Civile” al Comune di Mombaroccio. Il conferimento della pubblica benemerenza è stato
ufficializzato giovedì 18 dicembre dal Prefetto di Pesaro e Urbino, Emanuela Saveria Greco, nel corso della
tradizionale cerimonia degli auguri di Natale nel Salone Metaurense di Palazzo Ducale di Pesaro.
«È un grandissimo onore ricevere questo riconoscimento che è indirizzato a tutti i miei concittadini che
ottant’anni fa hanno scelto di aiutare il prossimo aprendo le loro case a chi ne aveva bisogno e rischiando
così la vita». A parlare è il sindaco di Mombaroccio, Emanuele Petrucci che ripercorre gli avvenimenti che
hanno portato all’alta onorificenza.

La storia

Tra 1943 e il 1944 il piccolo comune arriva a ospitare quasi seimila sfollati, in prevalenza da Pesaro. In
quegli anni sono documentate numerose azioni di salvataggio di partigiani, disertori ed ebrei, frutto di una
rete di assistenza segreta coordinata da padre Sante Raffaelli, guardiano del convento del Beato Sante. Un
uomo dotato di una forte ascendenza sulla cittadinanza, che operò sotto la regia del vescovo di Pesaro
monsignor Bonaventura Porta. Fu lui a raccomandare al suo clero di accogliere tutti senza alcuna distinzione.
In seguito, all’interno del convento, venne installato il quartier generale della Wehrmacht. A guidarlo fu
chiamato un giovane ufficiale cattolico della Baviera: Erich Eder. I frati iniziarono allora spostare i
fuggiaschi nelle case degli abitanti. Tra questi la famiglia Ciaffoni che nascose l’intera famiglia di Alfredo
Sarano composta da sette persone. Si trattava del segretario della comunità ebraica di Milano in possesso
delle liste degli oltre 14.000 iscritti della sua città. Indirizzi che, se fossero caduti in mano ai tedeschi,
avrebbero portato alla loro facile deportazione verso i campi di sterminio. Nel corso dei mesi seguenti tra
padre Sante ed Erich Eder nacque una sincera amicizia tanto che, una volta scoperta la presenza di ebrei
nascosti tra la gente, scelse di non deportarli.

Nella notte tra il 25 e il 26 agosto 1944, Churchill in persona giunse ai piedi del santuario francescano per
dare inizio allo sfondamento della “Linea gotica”. Un massiccio bombardamento di 24 ore si riversò sul
convento, nelle cui grotte si erano rifugiati circa 300 sfollati. In quella circostanza Eder fece un voto al beato
Sante Brancorsini per aver salva la vita di tutti. All’alba del 26 agosto Mombaroccio era libera. Nel 2016 i
figli di Erich Eder e di Alfredo Sarano si sono incontrati per la prima volta. Da quel momento il Comune ha
avviato un percorso per mantenere viva la memoria attraverso un concorso nelle scuole italiane, in
collaborazione con l’istituto “Pirandello” di Pesaro, e un docufilm premiato al Festival di Cannes. Oggi Eder
figura tra i “Giusti” nel giardino Gariwo, mentre lo scorso 9 dicembre è arrivata la notizia che Padre Sante e
la famiglia Ciaffoni sono stati riconosciuti “Giusti tra le Nazioni” e inseriti nel memoriale dello Yad Vashem
a Gerusalemme. La storia è stata ricostruita dal giornalista e direttore de “Il Nuovo Amico” Roberto Mazzoli
che nel 2012 ha ritrovato il diario di Alfredo Sarano. Dai suoi studi è nato un libro dal titolo “Siamo qui
siamo vivi” (ed. San Paolo) con prefazione di Liliana Segre, tradotto in diverse lingue. Pagine che
raccontano l’intera vicenda della famiglia Sarano e che vedono protagonista la popolazione civile di
Mombaroccio, la Chiesa di Pesaro, i frati del convento del Beato Sante, il comandante tedesco Erich Eder.
 

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2026-01-04 17:34:12

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