Acidi sversati nel terreno: dieci indagati. Sotto chiave la zincheria

12 dicembre, 12:39
Il rosso ruggine del terreno non è un dettaglio: è la prima traccia. Da lì, lungo i canali che conducono al Mar Piccolo, parte l’inchiesta che ha portato al sequestro d’urgenza dello stabilimento delle Zincherie Meridionali nella zona Pip di Carosino, disposto dal pm Filly Di Tursi e eseguito dalla Capitaneria di porto e dai carabinieri del Noe.
Un provvedimento scattato davanti a un quadro giudicato “grave e attuale”: fusti corrosi, travasi improvvisati, pozzanghere di acido ricoperte di terra, perdite evidenti e un impianto che – secondo gli accertamenti – avrebbe operato da quasi dieci anni senza la prescritta Autorizzazione Integrata Ambientale.
I dettagli dell’indagine
L’indagine conta dieci indagati: figure apicali dell’azienda, responsabili d’impianto, collaboratori e l’autista di un autocarro. A vario titolo devono rispondere di reati ambientali, edilizi e violazioni sulla sicurezza. Nel mirino un ciclo di zincatura che utilizza acidi di decapaggio, fanghi e rifiuti classificati come pericolosi e che – secondo la Procura – sarebbe stato gestito senza autorizzazioni e con modalità tali da configurare l’inquinamento ambientale aggravato.
Le contestazioni comprendono deposito incontrollato di rifiuti, miscelazioni vietate, travasi in area non pavimentata, sversamenti diretti sul terreno sia all’interno dello stabilimento sia nei terreni a ridosso del cimitero di Grottaglie.
L’area in questione comprende l’intero canale artificiale di raccolta delle acque reflue che sfocia nel più ampio canale d’Aiedda (quest’ultimo sbocca nel secondo seno del Mar Piccolo) e un canale irriguo naturale collegato a quello artificiale tramite un canale di scolo. Le immagini acquisite – da drone, videocamere fisse e sopralluoghi – mostrano contenitori danneggiati e percolanti, fusti tagliati e accatastati, operai senza dispositivi di protezione, mezzi non autorizzati caricati con liquidi pericolosi.
L’autocarro utilizzato per il trasporto e lo smaltimento illecito dei rifiuti è stato sequestrato insieme allo stabilimento. La ricostruzione prende avvio da una segnalazione confidenziale del 26 novembre dello scorso anno su presunti sversamenti vicino allo stabilimento e nell’area agricola contigua al cimitero.
Un primo sopralluogo del 13 novembre individua già una “strana colorazione rossastra” nei terreni e nei canali. Da quel momento la Procura delega riprese video, intercettazioni e ulteriori controlli, coinvolge lo Spesal dell’Asl e acquisisce documenti dagli uffici competenti.
Il drone sorvola l’area il 26 febbraio e fotografa due zone operative: quella “esistente”, utilizzata fino al 2015 e poi passata alla gestione dell’attuale società, e quella “nuova”, acquistata tra il 2022 e il 2023 e ancora priva dei requisiti ambientali e urbanistici. Ed è proprio qui – su un terreno permeabile e senza sistemi di raccolta delle acque – che si concentrerebbero molte delle condotte contestate: movimentazioni di contenitori pieni di liquidi pericolosi, travasi con sversamento sul suolo, acidi che filtrano nel terreno, pozzanghere ricoperte di terra.
Secondo le registrazioni, alcuni episodi sarebbero avvenuti alla presenza di amministratori e responsabili. Gli sversamenti all’esterno, invece, vengono attribuiti all’autista dell’autocarro, che avrebbe trasportato e scaricato rifiuti liquidi nell’area agricola adiacente al cimitero: un punto collegato, tramite canali artificiali e naturali, al sistema idraulico che confluisce nel Mar Piccolo.
Nel provvedimento si elencano anche emissioni di fumi e vapori irritanti, miscelazioni vietate di acidi e fanghi, la presenza di lavoratori senza adeguati dispositivi di protezione e la realizzazione di capannoni e tettoie senza permesso. Ora il fascicolo passa al gip, chiamato a decidere sulla convalida del sequestro e la nomina di un amministratore giudiziario. Intanto, l’area dovrà essere messa in sicurezza. Perché i rifiuti – stando ai rilievi dell’accusa – non erano solo gestiti illecitamente, ma minacciavano terreni, canali e un ecosistema già fragile.
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