Benetton Group, in 30 accettano l’incentivo per andarsene: ‘gettone’ da 50mila euro
Al termine degli incontri avrebbero raccolto da subito la disponibilità di una trentina di addetti ad accettare l’incentivo reso disponibile dall’azienda a fronte della sottoscrizione di dimissioni spontanee
mercoledì 10 dicembre 2025di Redazione web

TREVISO – l clima di incertezza che continua ad attraversare i 750 dipendenti di Benetton Group, di Ponzano Veneto, in cui ieri circa 130 addetti si trovano con pesanti riduzioni di orario a causa dell’applicazione di contratti di solidarietà, sta generando una corsa agli esodi volontari incentivati.
L’ANALISI
Lo riferiscono le organizzazioni sindacali dopo aver terminato il confronto con i lavoratori avvenuto in varie assemblee.
Al termine degli incontri avrebbero raccolto da subito la disponibilità di una trentina di addetti ad accettare l’incentivo reso disponibile dall’azienda a fronte della sottoscrizione di dimissioni spontanee. Il «gettone» è lo stesso adottato lo scorso anno per una prima importante operazione di dimagrimento dell’organico, cioè 50mila euro lordi se non di più in caso di Ral (Retribuzione annua lorda) superiore.
IL PROBLEMA
Il budget stanziato dall’amministrazione di Benetton, comunque, per questo secondo step, non sembra sufficiente ad accontentare più di una sessantina di posizioni, cioè un numero che, secondo le organizzazioni del lavoro, potrebbe essere presto raggiunto e superato. A determinare il permanere di forti incognite sul futuro dell’azienda, in base a quanto emerso nelle assemblee che hanno occupato tutta la giornata di ieri, vi sarebbe anche la mancanza di informazioni dettagliate sul progetto di disarticolazione del gruppo in sette diverse società previsto dal prossimo 1 gennaio.
DIFFICOLTÀ
La situazione resta complicata per i lavoratori di Benetton Group da mesi ormai in attesa che si concretizzi il nuovo piano industriale. A novembre l’atteso incontro tra le segreterie territoriali di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil e l’amministratore delegato Claudio Sforza non hanno avuto l’esito sperato. I motivi di fondo sono stati proprio la mancanza dei dettagli sul nuovo piano industriale e, soprattutto, alla decisione presa a fine settembre di applicare il contratto di solidarietà al 90% a un’ottantina di addetti sui circa 700 totali. La misura era stata ridotta al 50% dopo lo sciopero di due ore del 27 ottobre scorso, il primo nella storia dell’azienda per ragioni interne ma, riportano i sindacati, quegli stessi lavoratori «sono nel frattempo stati assegnati a mansioni che, per espressa dichiarazione dell’azienda stessa, sono destinati a breve a sparire». Poi si è tornato a parlare di incentivi all’esodo come avvenuto la scorsa primavera. Ieri i primi segnali che vanno in tale direzione, ma la speranza è che ci siano altre risorse da poter utilizzare dopo quelle messe a disposizione la scorsa primavera e poi congelate.
Ultimo aggiornamento: 10:38
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