Ionion, la start-up per la via italiana ai microchip

È la via italiana ai microchip, quaranta anni dopo Olivetti. Un progetto che fa parte dell’ESA Business Incubation Centres (Esa Bic), cioè la più grande rete di incubatori a supporto delle start-up spaziali in Europa, e che viene sviluppato da un’azienda, IONION, che si presenta sul mercato mondiale con un’idea chiara: costruire processori potenti ma soprattutto più sicuri, richiamandosi appunto all’eredità Olivetti.

Un’idea quanto mai di attualità in un’epoca di “guerre ibride”, su cui in più di un’occasione Viminale e Agenzia per la Cybersicurezza hanno messo la loro attenzione. Nel caso specifico, l’azienda punta su una tecnologia chiamata RISC-V, una base “aperta” su cui poter poi progettare nuovi cervelli elettronici. Il punto nevralgico è dotare di un sistema di sicurezza il chip fin dall’inizio, anziché essere costretti a rincorrere i problemi che si possono sviluppare in un secondo momento. IONION – fondata da Luca Cassano ed Elia Lazzeri del Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria del Politecnico di Milano – lavora a soluzioni che aiutano a difendersi da attacchi informatici difficili da individuare.

L’obiettivo è avere dispositivi più affidabili anche in condizioni dure, per esempio in ambienti con radiazioni: affidarsi solo a correzioni via programmi può rallentare i sistemi e aumentare i consumi. Tra i primi prodotti c’è Astraeus, microcontrollore a bassissimo consumo già disponibile, con avvio protetto e sistemi per individuare e correggere errori. Nei prossimi anni arriveranno versioni più complete e, tra il 2026 e il 2027, nuovi modelli pensati per applicazioni industriali e ad alte prestazioni. L’azienda punta anche a ridurre la dipendenza dall’estero, scegliendo una filiera il più possibile nazionale.

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