Presidente Anna Maria Poggi, lei è al vertice della Fondazione Crt dal giugno 2024, prima donna a ricoprire questo ruolo. Da subito avete impresso una forte spinta alle iniziative più innovative, di grande impatto sul territorio. Perché siete così fortemente impegnati sull’intelligenza artificiale? Siete stati dei precursori?
«L’impegno della Fondazione Crt sull’intelligenza artificiale nasce da una convinzione molto semplice: la tecnologia è oggi uno dei principali fattori che determinano la qualità dello sviluppo di un territorio. Abbiamo iniziato a lavorare su questi temi molto prima che l’IA diventasse un argomento centrale nel dibattito pubblico. Con la collaborazione con Isi Foundation abbiamo investito per decenni sulla scienza dei dati e sulle reti complesse, intuendo che i dati sarebbero diventati una risorsa strategica. Non siamo stati casuali osservatori dell’innovazione: abbiamo costruito un ecosistema, che oggi con orgoglio possiamo considerare tra i più avanzati in Italia, che mette insieme ricerca, imprese, start-up, università e istituzioni pubbliche. A questo impegno si affianca un ampio piano di alfabetizzazione all’IA. È questa visione che spiega perché Torino ha oggi l’opportunità di diventare un polo nazionale dell’IA».
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Quali sono i principali progetti e perché l’intelligenza artificiale è un pilastro del vostro piano?
«L’IA è un pilastro del nostro piano perché attraversa tutte le linee d’azione della Fondazione: dalla formazione al trasferimento tecnologico, dalla ricerca applicata allo sviluppo economico.
Alle Ogr Tech, che rappresentano un unicum a livello nazionale, ogni anno sosteniamo in media oltre 130 start-up e scale-up grazie a programmi dedicati e alla presenza di acceleratori internazionali come Techstars e Plug & Play. Questo hub ha già generato più di 480 milioni di risorse raccolte dalle imprese accelerate, con un effetto moltiplicatore molto significativo. È un luogo dove competenze diverse si contaminano e dove si sviluppano soluzioni che vanno dall’aerospazio alla salute, dall’educazione agli smart systems. A questo si aggiunge il nuovo Istituto AI4I, nato con il sostegno di tre Ministeri e insediato alle Ogr grazie a un accordo decennale».

A proposito del nuovo piano: ci ricorda le direttrici?
«Il nostro piano si fonda su una visione pluriennale che affianca quello annuale con risorse dedicate a progettualità strategiche. Tra le nostre priorità ci sono il miglioramento della vita di chi vive situazioni di fragilità, la promozione dell’autonomia e del lavoro, il rafforzamento della partecipazione alla vita della comunità e il sostegno alla ricerca e all’innovazione. L’impatto sul territorio è molto concreto: sosteniamo giovani ricercatori, favoriamo la nascita di imprese ad alta intensità tecnologica, rafforziamo la collaborazione con il Politecnico e con l’Università di Torino, e contribuiamo a trattenere competenze che altrimenti rischierebbero di lasciare la regione».
Dal punto di vista della mission, perché l’IA è così importante?
«Perché può migliorare la qualità delle decisioni e amplificare l’impatto degli interventi. Con Isi Foundation stiamo avviando una nuova unità di ricerca che utilizzerà dati e algoritmi per supportare le politiche erogative della Fondazione. A questa unità abbiamo destinato 500mila euro nei prossimi tre anni, all’interno di un impegno complessivo di oltre 6 milioni verso Isi. È un passo avanti importante: significa portare nella filantropia un approccio basato su evidenze, capace di anticipare i bisogni sociali, misurare l’efficacia delle azioni e orientare meglio le risorse. L’IA è una tecnologia che può generare valore sociale se indirizzata correttamente».
Fondazione Crt è considerata un modello su questo tema. Quali iniziative avete in cantiere per il futuro?
«Stiamo lavorando a una serie di progetti che rafforzeranno ulteriormente il ruolo di Torino e del Piemonte come centro nazionale dell’innovazione. La Digital Revolution House, un hub che realizziamo con il Politecnico e con AI4I, sarà uno spazio dedicato alla ricerca e alla formazione avanzata, con un forte focus sul trasferimento tecnologico. È un investimento da parte della Fondazione di 15 milioni che offrirà al territorio un’infrastruttura strategica per preparare le competenze di domani. Parallelamente stiamo sviluppando, sempre con il Politecnico, una Comunità Energetica Rinnovabile che consentirà una drastica riduzione delle emissioni. Infine, attraverso la nostra Fondazione Sviluppo e Crescita, metteremo in campo 90 milioni nei prossimi tre anni per investimenti orientati all’impatto, con particolare attenzione all’innovazione, alle start-up e allo sviluppo economico e sociale».
Qual è il risultato che vorrebbe lasciare al territorio sul tema dell’innovazione?
«Mi piacerebbe che tra qualche anno si potesse dire che Torino è tornata a essere un polo di attrazione per i talenti, non solo italiani ma anche internazionali. Se riusciremo a trattenere i nostri giovani e a portarne di nuovi, creando posti di lavoro qualificati grazie all’intelligenza artificiale e alla ricerca applicata, avremo generato un valore duraturo. Il mio desiderio è che la Fondazione continui a essere un punto di riferimento stabile, capace di accompagnare la trasformazione del territorio senza mai perdere di vista la sua missione: agire al servizio della comunità».
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