Neya, nuove radici per la riduzione di CO2

Che il dna di Mundys sia green è un dato di fatto, sostenuto da una strategia chiara, applicata a tutti i segmenti operativi.

Oggi, però, per il gruppo arriva un salto di qualità ulteriore, sulla scia di una vocazione autentica che mette radici sempre più profonde nel solco di una direttrice strategica, quella della sostenibilità, da subito rimarcata anche da Alessandro Benetton, presidente di Edizione che controlla Mundys con Blackstone. Nasce, infatti, una nuova società benefit dedicata proprio alla lotta al cambiamento climatico. Si chiama Neya ed è focalizzata sulla selezione e adozione di iniziative “nature based” per la rimozione del carbonio, con l’obiettivo di produrre crediti CO2 utili per la decarbonizzazione delle infrastrutture di trasporto nelle quali opera Mundys, società guidata da Andrea Mangoni. Si tratta di una iniziativa innovativa perchè, ad oggi, le società nate in Europa con l’obiettivo della rimozione di CO2 si contano davvero sulle dita di una mano. Una scelta coraggiosa e consapevole che ha lo scopo di verificare la solidità di questa branca di business. Un settore per molti aspetti inesplorato, ma che ha ampi margini di sviluppo, se non altro perché coniuga crescita e ambiente, in un mix virtuoso che ha come traguardo un mondo più pulito e sostenibile. Del resto, secondo gli ultimi studi disponibili, il valore del mercato internazionale dei crediti di carbonio nel 2024 è stato di circa 115 miliardi di dollari. E gli analisti, alla luce della crescente attenzione per questo comparto, prevedono che nel 2030 si arrivi a quota 300 miliardi di dollari, con possibilità di crescita fino a oltre 500 miliardi. Una espansione graduale ma costante. Ed è proprio in questo contesto che Neya vuole essere protagonista. Una missione chiara e ben definita per la rimozione permanente di CO2 dall’atmosfera. Ma come si articolerà la strategia operativa? Il piano messo a punto prevede soluzioni come il rimboschimento e la gestione sostenibile di foreste e terreni agricoli, promuovendo così la sostenibilità ambientale e sociale. Si parte dal Madagascar con la promozione di un progetto di riforestazione per 500 ettari lungo le coste a Nord dell’isola (nelle zone di Sofia e Melaky). Il ripristino delle piantagioni in aree deforestate localmente negli ultimi decenni contribuirà alla rimozione di CO2, grazie alla particolare tipologia di piante prescelte. Le mangrovie infatti sono foreste costiere tropicali formate da alberi e arbusti capaci di vivere in acque salmastre tipicamente lungo le coste, le foci dei fiumi e le lagune. Hanno radici aeree che spuntano dal fango o dall’acqua e sono fondamentali perché proteggono le coste dall’erosione e dalle tempeste, ospitano molte specie di pesci, uccelli e crostacei, e immagazzinano grandi quantità di carbonio. Insomma, una serie di operazioni a vasto raggio che, tra l’altro, contribuiscono ad aiutare anche le popolazioni locali.

IL PIANO

E in effetti il progetto, denominato “Ma-Honko”, si avvale di un’azienda locale che genererà occupazione sul territorio nello spirito di produzione di valore lungo tutta la filiera.

Un intervento concreto che fa parte della strategia complessiva di Mundys, leader globale nelle infrastrutture di mobilità, che con il suo Climate Action Plan si pone l’obiettivo Net Zero Carbon entro il 2040. Un cammino intrapreso con decisione che ha già visto la riduzione del 35% delle emissioni dirette di CO2 e prevede l’utilizzo, entro il 2030, del 90% di energia elettrica da fonti rinnovabili. Tornando al Madagascar, l’attività detiene i requisiti per ottenere la certificazione “Gold Standard, ente internazionale che attesta la qualità e la credibilità dei progetti che riducono le emissioni di gas serra, assicurando al contempo benefici sociali e ambientali misurabili, dando così un beneficio certo.

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I VANTAGGI

Va detto che i crediti di carbonio generati potranno poi contribuire a compensare le emissioni delle infrastrutture di Mundys, a loro volta in corso di progressiva riduzione grazie all’esecuzione del framework di sostenibilità messo in campo dalla capogruppo. Basti pensare alle colonnine elettriche installate e ai progetti avviati a Fiumicino e Nizza, i due aeroporti più verdi d’Europa, per sfruttare l’energia del sole, riciclare i rifiuti, alimentare gli scali con le rinnovabili. Una strategia, quella Esg di Mundys, trasparente e responsabile e che ha consentito di conseguire, per il terzo anno consecutivo, il livello A-list, il massimo score rilasciato da Cdp, ovvero il rating internazionale di riferimento per la valutazione delle performance climatiche e ambientali su oltre 25.000 aziende.

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LA STRADA

Non si può non sottolineare come la roadmap della sostenibilità Mundys sia stata sempre all’avanguardia, un solco nel quale Neya è il naturale proseguimento. Mundys è stata, infatti, tra le prime società in Italia a dotarsi di un Climate Action Plan per promuovere la transizione energetica e la decarbonizzazione delle attività economiche lungo tutta la catena del valore in ambito aeroportuale, autostradale e dei servizi di mobilità, ponendosi obiettivi chiari e concreti, tra i quali, come accennato, l’azzeramento delle emissioni nette dirette entro il 2040.

IL DETTAGLIO

Il progetto Ma-Honko, più in generale, mira a restaurare complessivamente 40.000 ettari di mangrovie degradate in quattro regioni del Madagascar. Gli obiettivi specifici sono sostanzialmente tre: ripiantarne cinque specie autoctone tra le otto identificate in Madagascar; responsabilizzare le comunità locali nella protezione e conservazione delle mangrovie ancora intatte; ottenere finanziamenti attraverso il carbon finance per sostenere progetti di sviluppo comunitario. Si tratta di interventi che non solo sostengono le infrastrutture sociali, ma ripristinano gli habitat naturali e mitigano il cambiamento climatico. I tecnici spiegano che le mangrovie catturano e immagazzinano grandi quantità di CO2 nella loro biomassa e soprattutto nei suoli poveri di ossigeno. Non solo. Le mangrovie proteggono le comunità costiere da inondazioni e innalzamento del livello del mare. Favorendo, tra l’altro, la pesca. Il progetto Neya, che mira a gestire 500 ettari di mangrovie, crea anche posti di lavoro, favorisce una maggiore diversificazione economica. Per esempio sviluppando l’ecoturismo, l’artigianato e le attività sostenibili. Infine, ha un valore educativo e culturale alto. Perché aumenta la consapevolezza ambientale, preservando le conoscenze tradizionali e coinvolgendo le giovani generazioni.

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