Papetti: «A Trump dell’Ucraina (e anche dell’Europa) non interessa molto. La sua stella polare è la sfida con la Cina»

Papetti: «A Trump dell’Ucraina (e anche dell’Europa) non interessa molto. La sua stella polare è la sfida con la Cina»

La risposta del direttore del Gazzettino Roberto Papetti

giovedì 11 dicembre 2025di Roberto Papetti

Papetti: «A Trump dell'Ucraina (e anche dell'Europa) non interessa molto. La sua stella polare è la sfida con la Cina»

Caro Direttore, da appassionato di geo politica, spesso mi faccio delle domande sul Presidente Americano Donald Trump.

Durante il primo mandato, l’ho apprezzato parecchio, soprattutto in politica estera. Adesso confesso, come credo la maggioranza della persone, che, del suo comportamento non ci capisco poco o niente. Tutti questi cambiamenti repentini di pensiero, che siano dovuti al fatto che, comunque vada, non potrà più essere eletto, che ci sia l’interferenza dell’età o che la sua politica possa portare a risultati, spero positivi, ma che è praticamente impossibile capire? 

Alvise Lorenzo Sandi

La risposta del direttore del Gazzettino, Roberto Papetti

Caro lettore, lei si chiede quale sia il vero Trump. Credo che sia esattamente quello che vediamo. Un presidente americano che procede a zig zag tanto sulla politica economica come su quella internazionale, che non si fa problema alcuno a contraddirsi, che fa annunci, poi ci ripensa e magari fa anche dietrofront. Non c’è differenza sostanziale tra il Trump che impone i dazi a un paese e quello che poi li cancella per poi rimetterli. Non è un Trump diverso dall’altro quello che prima bistratta in diretta tv Zelensky poi si fa immortalare in un lungo e amichevole faccia a faccia con il leader ucraino in Vaticano prima dei funerali di Bergoglio. È sempre lo stesso presidente americano. È il suo stile, inconfondibile va riconosciuto, di far politica. Uno stile che, innanzitutto, riflette la sua personalità. Un uomo fortemente egocentrico, e quindi convinto di poter dire tutto e anche il suo contrario.

E un politico abituato ad applicare le regole del business, dove l’interesse e i risultati concreti vengono prima di tutto, non importa se questo significa anche rimangiarsi qualche impegno preso in precedenza. Ma dietro questi continui cambiamenti di fronte e queste contraddizioni, si possono intravvedere anche una tattica e una strategia. La prima è l’arma tradizionalmente usata da Trump: essere sempre al centro dell’attenzione e costringere gli altri a modificare le loro agende in base alle sue priorità ed esigenze. E se questo comporta qualche ribaltamento di fronte o se gli impone anche di contraddire i suoi più stretti collaboratori o anche se stesso, è un prezzo che va pagato senza troppi problemi. Basta tenere sempre le redini del gioco. L’altra è un’esigenza più strategica: la stella polare della politica di Trump è la competizione, economica, politica e militare, con la Cina. Il suo vero e unico avversario. Tutte le scelte dell’inquilino della Casa Bianca vanno sempre collocate in questa prospettiva: il rapporto (e il conflitto) con il colosso cinese. Tutto il resto è conseguente. Anche le recenti aperture a Putin sul fronte ucraino e gli schiaffoni, non solo morali, mollati all’Europa vanno letti in questa chiave: sono il tentativo, brutale quanto si vuole, di riuscire ad allentare, se non a scardinare, «l’amicizia senza limiti» che Putin e Xi hanno stipulato. Che Trump riesca a raggiungere questo obiettivo e che il gioco valga la candela è tutto da dimostrare. Ma il presidente Usa ne sembra convinto. Ed è chiaro che l’Ucraina, ma anche l’Europa, dal suo punto di vista sono solo due pedine di una partita ben più grande. 

Ultimo aggiornamento: 12 dicembre, 08:49
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