Ospedale di Pergola sguarnito di medici, l’assessore regionale Calcinaro rassicura: «Meno posti letto, meno personale». Ruggeri (M5S) accusa

PERGOLA Per la consigliera regionale del M5S Marta Ruggeri, «insoddisfacente e, per certi versi preoccupante» la risposta dell’assessore regionale alla sanità Paolo Calcinaro sulla «grave ed insostenibile carenza di medici dell’organico dell’unità operativa complessa (Uoc) di medicina dell’ospedale Santi Carlo e Donnino». 

L’interrogazione

Nella sua interrogazione di metà novembre scorso denunciava che «a fronte di una dotazione organica di 8 dirigenti medici, oltre al direttore, in servizio c’erano solo 2 medici strutturati con un terzo in procinto di dimettersi e un contratto di collaborazione in scadenza a fine anno che non verrà rinnovato. Il che porta ad un deficit mensile di almeno 90 ore per coprire i turni, costringendo persino il direttore dell’Uoc a partecipare alle reperibilità». 

Con i dati forniti dall’Ast di Pesaro Urbino, l’assessore regionale alla sanità Paolo Calcinaro ha chiarito che «non esiste una dotazione formalmente assegnata per ciascuna unità operativa, ma solo una disponibilità complessiva per l’area» e anche che «la determinazione della dotazione dipende dal volume delle attività svolte e dalla complessità clinica dei ricoveri». Ha confermato che attualmente, la capacità ricettiva è stata ridotta a causa del Covid e dei lavori, da 30 a 16 posti letto, di cui 13 per medicina interna e 3 per lungodegenza.

Il fabbisogno ridimensionato

Ciò comporta un conseguente ridimensionamento del fabbisogno di personale ma ha sottolineato «siamo a una media superiore rispetto al ridimensionamento anche applicando il criterio del sindacato Cimo che prevede 1 primario e 7 medici considerando che la complessità clinica media è piuttosto modesta».

Ha anche ricordato che sono state implementate delle misure straordinarie (una serie di turni operativi); indetto un bando sia per Pergola, sia per Urbino per assumere a tempo indeterminato un medico; ed attivati due nuovi contratti con liberi professionisti, con decorrenza dal 1° dicembre. Una gestione contestata da Marta Ruggeri in quanto il conteggio indistinto del personale fa sì che le carenze specifiche non vengano riconosciute, giustificando tutti i tagli come equilibrati sulla carta «anche quando nella realtà i medici non bastano a coprire turni e guardie». 

Il sistema costoso e precario

Inoltre, la riduzione dei posti letto non dovrebbe portare a tagli di personale, ma rendere prioritari i bisogni di salute del territorio. Ruggeri accusa la giunta di incoerenza politica, investendo fondi (30 milioni di euro) in un ospedale il cui volume di attività è stato ridotto e gestito con una dotazione minima. Giudica il ricorso a cooperative, ore aggiuntive, contratti libero-professionali, «un sistema costoso, precario e insostenibile nel lungo periodo, che scarica il peso dell’emergenza sugli operatori e mette a rischio la qualità dell’assistenza». 

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