FERMO – La polizia presente sul territorio senza l’eccessiva militarizzazione, diffondendo la cultura della sicurezza. «É il mio primo incarico nel ruolo – spiega il nuovo questore di Fermo, Eugenio Ferraro – questa è una provincia affascinante, che non conoscevo. Una realtà serena, che va contestualizzata». Leggendo che nella confinante Ascoli c’è una recrudescenza di furti in appartamento sottolinea come «non bisogna minimizzare. Le realtà tranquille possono nascondere problematiche, ma sono convinto non sia il caso di Fermo».
La tutela
Ferraro ha esperienze in diverse realtà, contesti complessi, ha lavorato in luoghi dove il rischio della criminalità organizzata era più vivo. «Associo al concetto di prevenzione quello della percezione di sicurezza», aggiunge, spiegando che tra gli obiettivi che si pone ci sono senza dubbio la protezione delle fasce deboli. Come? «Tutelando le donne – rimarca – c’è un importante normativa, con il codice rosso. Ci sono direttive ministeriali, ma voglio agire anche con innovazioni. Serve anche un approccio culturale: il questore ha le competenze per misure preventive in accordo con l’autorità giudiziaria, ma sarà fondamentale anche l’apporto del terzo settore, ci sono molte associazioni che incontrerò il prima possibile». Dalle donne alle persone che vivono la terza età, perché il questore Ferraro ne è convinto: non si deve aspettare che siano gli anziani a rivolgersi alla polizia, ma deve succedere il contrario. «La società è cambiata, la famiglia pure – osserva – c’è più solitudine, i rischi delle truffe sono sempre dietro l’angolo, ho in mente un progetto, ma ne parlerò quando si concretizzerà». Ha le idee chiare sul da farsi, sempre con un costante contatto con la prefettura. «Mi sento quotidianamente con il prefetto, mi affido a lui che conosce il territorio; già mi ha parlato delle problematiche che ci sono. Il Fermano, però, è tranquillo, ma bisogna fare attenzione a usura ed estorsioni che in caso di crisi economiche possono affacciarsi». Il pensiero va, tra gli altri, a Lido Tre Archi, su cui tanto, prima di lui, s’è dibattuto per la presenza del camper o di un posto fisso di polizia. Il questore conta su «una squadra mobile giovane e con uomini motivati che ringrazio per quanto fatto e quanto faranno», ma non crede in una prevenzione «militarizzata».
Il camper
«Ci vuole la presenza costante – afferma – ma nemmeno la militarizzazione. I soldati a ogni angolo non risolvono il problema. Sicurezza è anche avere servizi che funzionano, strutture ricreative, scuole efficienti. Poi anche il camper, con la polizia che arriva subito, ben venga». E sul camper spiega che lo vedrebbe bene «anche in altre piazze. L’idea potrebbe essere quella di metterlo nelle piazze dove serve, non necessariamente nelle zone più a rischio. Penso a colloqui informali con le donne, a materiale informativo, a un approccio con autorevolezza e rispetto». Tra gli episodi di cronaca anche casi di violenze con giovanissimi. «La polizia oggi guarda avanti – evidenzia – i minori oggi vivono una vita diversa rispetto al passato, anche con la musica e i messaggi che hanno. Intendo incontrare gli esercenti, per fare il punto della situazione e chiedere la collaborazione di tutti, meglio avere telecamere e buttafuori professionali, piuttosto che arrivare alle chiusure. E magari anche incontrare le famiglie: a una certa ora il minorenne potrebbe anche rientrare».
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