MACERATA – Per 17 giovani e giovanissimi (uno di loro all’epoca dei fatti non aveva ancora compiuto 18 anni) era diventato il punto di riferimento per l’approvvigionamento di cocaina e hashish e nell’arco di qualche anno il giovane, un 25enne italiano ma di origini tunisine (il padre è della Tunisia), avrebbe messo su un giro d’affari di oltre 80mila euro. Ora è a casa in regime di arresti domiciliari con il braccialetto elettronico.
L’attività
Ad eseguire la misura sono stati i finanzieri del Gruppo di Macerata guidati dal maggiore Francesca Campanaro impegnati per circa un anno in una complessa attività di indagine. L’inchiesta era partita nel 2024 quando i finanzieri, in uno dei tanti controlli condotti sul territorio con il cane antidroga, avevano fermato il giovane in corso Cairoli. Con sé il 25enne aveva solo una dose di stupefacente, ma i finanzieri decisero di approfondire il controllo eseguendo comunque una perquisizione domiciliare. In casa i militari trovarono 1,55 grammi di hashish, ma la presenza di 2 bilancini di precisione, materiale per il confezionamento delle dosi, 2 Smartphone e soprattutto 2.840 euro in contanti li portarono a sospettare che dietro ci fosse qualcosa per cui valeva la pena investigare. È stato così che l’attenzione si è concentrata sui telefonini in uso al 25enne, i finanzieri si sono trovati a esaminare migliaia di chat su diverse applicazioni, non solo Whatsapp e Messenger, ma anche Instagram, Telegram e Session. Da lì sono usciti i primi nomi dei clienti (in totale ne sono stati individuati diciassette, uno di loro di 17 anni) che sono stati sentiti uno ad uno per raccogliere altri riscontri. L’indagine, andata avanti con il coordinamento del pubblico ministero Enrico Barbieri, ha portato i finanzieri ad accertare oltre duemila cessioni di sostanze stupefacenti da parte dell’indagato in favore dei diciassette acquirenti per circa 400 grammi di cocaina e quasi 7 chili di hashish. Il giro d’affari ricostruito è pari a 83.030 euro.
L’indagine minuziosa svolta dal Gruppo ha portato il pm a chiedere e ottenere dal gip Giovanni Maria Manzoni l’adozione della misura di custodia cautelare nei confronti dell’indagato (nello specifico i domiciliari con l’applicazione del braccialetto elettronico) e, parallelamente, l’emissione di un provvedimento di sequestro preventivo del presunto profitto ottenuto con l’attività di spaccio.
L’allontanamento
Ma prima di emettere la misura, come previsto dalla riforma Nordio, il gip ha dovuto interrogare il 25enne che a novembre si era presentato insieme al proprio legale, l’avvocato Michela Romagnoli, in tribunale. Al giudice avrebbe fatto parziali ammissioni, confermando l’attività di spaccio ma ridimensionando i quantitativi in particolare per quanto riguarda la cocaina. Così dopo l’interrogatorio il gip ha emesso la misura ma l’applicazione non si è rivelata particolarmente semplice. Il giovane infatti, già noto alle forze di polizia locali per precedenti specifici e non, poco dopo l’interrogatorio ha preparato tre borsoni ed è andato con un amico in Spagna, lì ha pure smarrito il proprio documento tanto che per rientrare in Italia ha dovuto richiedere un documento di identità sostitutivo al Consolato italiano in Spagna. Il giorno del suo rientro è stato rintracciato dai finanzieri nella periferia di Macerata in prossimità dell’abitazione di un parente, in auto aveva 3 borsoni con effetti personali e un biglietto aereo. Per gli investigatori voleva ripartire successivamente verso la Tunisia.
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